23 marzo

Oggi, ma nel 1848, a Torino, il re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia-Carignano, dichiarando ufficialmente guerra all’impero d’Austria di Ferdinando I d’Asburgo-Lorena, dava il via alla prima delle tre campagne belliche per l'indipendenza italiana che terminerà il 22 agosto 1849, con la vittoria delle truppe di Vienna e la restaurazione del potere asburgico nel Lombardo-Veneto. Dopo la fatale battaglia di Novara del 23 marzo 1849 (nella foto, particolare, nel dipinto ad olio su tela attribuito al romano Giuseppe Ferrari, classe 1843, allievo della prestigiosa Accademia d'arte di San Luca, ed esposto nella sala 14 del museo nazionale del risorgimento di Palazzo Carignano nel capoluogo piemontese).
In quel feroce scontro, da parte piemontese, si conteranno 578 morti, 1405 feriti e 409 fra dispersi e prigionieri, mentre sul fronte avversario saranno 410 i periti, 1850 i feriti e 963 i prigionieri e i dispersi. Ci sarà il cambio di vertice che, già nella sessione dell’armistizio di Vignale di Novara, del 24 marzo 1849, giorno dopo la pugna già menzionata, annovererà l’avvicendamento di Vittorio Emanuele II, ventinovenne, ultimo re di Sardegna e futuro primo re dell’Italia che sarà unificata il 17 marzo 1861, al posto del padre Carlo Alberto. Andrà a firmar al cospetto del feldmaresciallo asburgico Josef Radetzky, ottantatreenne, quale emissario di rango di Francesco Giuseppe I che, dal 2 dicembre 1848, diciottenne, siederà sul trono lasciato dallo zio, cinquantatreenne, malato.
Dopo la sconfitta di Custoza, del 27 luglio 1848 -da non confondere con quella del 24 giugno 1866 nel corso della terza guerra d'indipendenza-, e l’abdicazione di re Carlo Alberto, cinquantunenne, si diffonderà la versione storiografica, alla quale si opporrà solo il britannico Denis Mack Smith, che Vittorio Emanuele II durante le negoziazioni per la pace, spinto da forti pulsioni patriottiche e da sentimenti altrettanto profondi di difesa delle libertà costituzionali, si sarebbe impuntato fieramente contro le richieste del già citato Radetzky di spazzare via lo Statuto Albertino. Ovvero quello concesso a Torino il 4 marzo 1848 e che sarà la carta costituzionale del Belpaese fino al 27 dicembre 1947, data di promulgazione della Costituzione tricolore. Vittorio Emanuele II ci conquisterà così, di fatto, l’appellativo di “Re galantuomo”.
