Bomba dice no all’impianto della Forest

9 Maggio 2010

Accolto l’appello dei figli di John Fante: parere negativo allo studio d’impatto ambientale

BOMBA. Al diavolo le royalties. Al battimani del sindaco, di 12 consiglieri e degli invitati per il no unanime al progetto di estrazione del metano vicino al lago, le due rondini intrappolate nell’aula consiliare dalla sera prima garriscono e abbozzano un volo a mezza altezza.

Per il clima che si respira alla fine, forse il loro è un volo liberatorio. Ma per un’ora e mezza le due rondini hanno fatto la spola tra i lampadari in cerca di appigli perché scosse da urla e schiamazzi provenienti dal basso. C’è tensione in consiglio e l’aria si scioglie solo quando il segretario comunale conferma che l’assemblea, all’unanimità, è contraria allo studio di impatto ambientale proposto dalla Forest Cmi e alla realizzazione dell’impianto di estrazione e di raffinazione del gas metano.

Il progetto. Nel 2009 la Forest, società petrolifera di Denver, nel Colorado, ottiene dal ministero dello Sviluppo economico il riconoscimento della scoperta del giacimento a Colle Santo di Bomba, a due passi dal lago e dalla diga sul Sangro. Nei suoi piani ci sono la costruzione di una centrale di trattamento del gas, la perforazione di altri tre pozzi oltre ai due già realizzati, e la costruzione di un metanodotto di 7,5 chilometri. Di recente è stata avviata la procedura per la valutazione di impatto ambientale. Già prima di leggere la proposta di delibera all’aula, il sindaco, Donato Di Santo, fa capire che il suo sarà un parere negativo al progetto «incompatibile con lo sviluppo del territorio». Sul frontespizio dell’atto ci sono comunque i pareri favorevoli su regolarità tecnica e contabile all’“istanza di coltivazione Colle Santo”.

I figli di John Fante. Venerdì scorso sul Centro, James e Dan Fante avevano scritto una lettera aperta all’Ufficio di valutazione ambientale della Regione mostrandosi preoccupati dal progetto della Forest. «Crediamo che i progetti che ringuardano il monte Pallano e Colle Santo», avevano sottolineato, «non porteranno benefici a Torricella, Bomba e ai loro abitanti e sollecitiamo a salvare il lago dagli imprenditori petroliferi negando le autorizzazioni per le attività estrattive. Manteniamo il nostro meraviglioso Abruzzo così com’è: verde, sano, poetico e non inquinato da estrazioni di petrolio e gas».

Le criticità. Sono quattro i rilievi del Comune al progetto. Le illustra il sindaco. «L’impianto», spiega Di Santo, «è in un’area ad elevato pregio ambientale e paesaggistico, tra siti di interesse comunitario; l’area è a rischio idrogeologico anche per la presenza di un lago artificiale in una zona soggetta a frane; si scontra con la programmazione e gli obiettivi di pianificazione dell’area; la realizzazione dell’impianto pregiudica sviluppo e valorizzazione di un’area a vocazione turistico-ambientale». E poi per i Giochi del Mediterraneo «nella zona sono state realizzate infrastrutture e opere di riqualificazione per 3 milioni di euro». Il Comune rinuncia anche ai 120mila euro di introiti (royalties) l’anno dovuti dalla Forest.

Il dibattito. Se per il sindaco di Perano, Gianni Bellisario, «in queste vicende non ci sono confini politici e territoriali», per quello di Altino, Camillo Di Giuseppe, «questa causa va combattuta senza remore». L’aria comincia a farsi calda. Sebastiano De Laurentis, capogruppo di minoranza a Bomba, sottolinea che «il nostro gruppo era per la consultazione popolare tra i cittadini per dare più peso al no al progetto». Gionni Forchetti, sindaco del confinante Colledimezzo, protesta perché il suo Comune è stato informato del progetto dal comitato civico e non dal primo cittadino di Bomba. L’assessore bombese Luigi Gentile bacchetta il Comitato per avere organizzato l’assemblea con gli esperti quando il sindaco Di Santo era assente e se la prende con i sindaci: anche se invitati li tratta come fossero di peso.

Per protesta va via Antonio Innaurato, primo cittadino di Gessopalena. «Se bocciate il progetto», dice Francesco Paolo Falconio, sindaco di Villa Santa Maria, «è per merito del Comitato che ha dato note tecniche qualificate e sulle quali si sono potuti esprimere i consigli comunali». Anche Nicola Pallante, sindaco di Tornareccio, si complimenta col Comitato. «Abbiamo chiesto al paese di essere unito e studiato il caso per arrivare a una decisione condivisa», spiega Massimo Colonna, presidente del Comitato, «mai abbiamo attaccato l’amministrazione comunale e quella passata».

La Provincia. «Il Comune di Bomba oggi scrive una bella pagina della sua storia. Ma non bisogna dividersi perché la battaglia è difficile da vincere». Lo dice il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, reduce dal viaggio a Bruxelles con 84 sindaci del Chietino che hanno firmato il patto per la lotta ai cambiamenti climatici. «Siamo per l’industria del turismo», riprende, «che rappresenta la sopravvivenza del territorio visto che in Val di Sangro il settore dell’automotive è in difficoltà per la crisi internazionale. La Provincia sosterrà il Comune di Bomba in questa battaglia insieme agli altri Comuni, senza tornare indietro di un millimetro». Le rondini in aula riprendono a volare. Sono due e insieme possono fare primavera.

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