Burgo, senza proprietari il rilancio non può partire

Vertice tra sindaco e progettista dell’Inte, il Comune: l’area può essere edificata il Suap pronto a rilasciare autorizzazioni edilizie agli imprenditori che acquistano
CHIETI. Ancora nessun nuovo proprietario per l’area ex cartiera e, senza, In.Te. non può partire. A più di quattro anni dalla chiusura della cartiera non si sa ancora, dunque, se il progetto ha davvero gambe per camminare. Verità che emergerà con l’inizio del nuovo anno. Questo dovrebbe essere l’ultimo Natale senza certezze per i circa 100 lavoratori che ancora aspettano un nuovo posto di lavoro da questo disegno industriale.
Il sindaco Di Primio, che ieri ne ha incontrato una rappresentanza, chiamando al tavolo anche l’ingegner Domenico Merlino, l’assessore Emilia De Matteo, e la dirigente Angela Falcone, ha fatto di tutto per capire se almeno la via amministrativa è tracciata. Sembrerebbe di sì. Per l’assessore, infatti, il primo lotto del nuovo insediamento è pronto per essere edificato. Merlino, seppur perplesso su questo, ha detto allora che presenterà la prossima settimana quanto serve per avere il permesso a costruire dei capannoni di quelle aziende interessate a partire subito.
Ossia di chi ha i soldi per comprare i terreni da Burgo costruire. Atto necessario, questo, perché il Suap, sportello unico per le attività produttive, di stanza in Comune, rilasci materialmente i permessi a edificare.
«Il 7 gennaio», dice il sindaco, «ci incontreremo di nuovo e, dopo una ricognizione documentale, il Suap dirà se occorrono ancora altri documenti o no e di quanto tempo ha bisogno per predisporre le autorizzazioni a costruire».
A quel punto, atti d’acquisto in mano, chi vuole davvero, potrà costruire un nuovo futuro produttivo per quell’area e dare lavoro agli ex Burgo. Lo potrà fare per il momento sul primo lotto, circa 5 ettari, gran parte dei quali Burgo vende a 72,50 euro a metro quadrato. Per il secondo lotto, area ex mensa, invece, a breve partirà l’iter finale di caratterizzazione, mentre per il 3°, ex vasche di depurazione fanghi, la strada è più lunga. Certo è che il progetto In.Te, negli anni s’è sgonfiato. Da oltre mille posti di lavoro, è sceso a 300 in 17 aziende.
«Sul primo lotto vanno», dice Merlino, «10 aziende, per 115 posti di lavoro, di cui una ventina per gli ex Burgo. Tra queste ci sono le aziende Italprefabbricati, Piquadro, Dinamica, Siem e Frilog».
Va detto che si tratta non di nuovi posti di lavoro, ma dei dipendenti che le aziende già hanno. Sono circa 100 gli ex Burgo, invece, da ricollocare. «Siamo molto preoccupati», dice Domenico Menna, Comitato lavoratori ex Burgo, «ci sono ancora troppi se alla possibilità reale di avere un nuovo posto di lavoro. In tempi di crisi come questo, faccio fatica a credere che ci sono davvero imprenditori pronti a spendere 5 o 6 milioni di euro solo per comprare i terreni dell’insediamento. Molti nostri colleghi, giovani intorno ai 30 anni, hanno davanti a sé ancora un solo anno di mobilità, poi il baratro».
Sipo Beverelli
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