Chieti, sfollata per il rischio frana: «Il rimborso? Impossibile»

L’ex proprietaria 88enne di uno degli appartamenti del condominio abbattuto: «Vivo a Roma con mia figlia, ma per riavere i soldi dovrei comprare casa a Chieti»
CHIETI. «Quando si potrà mettere un punto a tutta questa storia, sarò già bella che andata!». Elisa Pelagatti, 88 anni, è la proprietaria di uno degli appartamenti del condominio Miravalle, abbattuto in via don Minzoni perché a rischio frana. «Nella vita mi è successo di tutto», dice la signora, «ma non mi sono mai spaventata. Ho sempre affrontato ogni problema, ma mai avrei potuto immaginare una situazione del genere:una grana dopo l'altra, non saprei più come impilarle». La donna vive con la figlia a Roma e ha spostato nella capitale la residenza. Ciò significa che l’appartamento nella palazzina abbattuta è per lei una seconda casa, per cui ha diritto a un rimborso del 50% del suo valore. Se l’appartamento fosse risultato come prima casa, avrebbe invece potuto sperare di ottenere almeno l’80% del valore. Per avere la metà del costo dell'appartamento, secondo la normativa nazionale, l'88enne è ora costretta a comprare un’altra casa in città.
«Già sto pagando l’ira di Dio per una casa che non ho più e adesso dovrei ricomprare un'altra casa a Chieti? A 88 anni?», si sfoga l’anziana. Pelagatti, nata e cresciuta in città, abita ormai con l’unica figlia rimasta a Roma e non riesce a immaginare una prospettiva di vita diversa. L’idea che per ottenere un risarcimento di appena la metà del costo dell’appartamento perso debba ricomprare un nuovo immobile, le sembra a dir poco assurda. Vorrebbe semplicemente avere un risarcimento dei danni subiti, senza essere costretta a fare nuovi acquisti in città. Senza contare che perla palazzina di via don Minzoni sta affrontando anche una causa in tribunale assistita dall’avvocato Monica D’Amico, vicepresidente del comitato Casa Comune, creato insieme alla presidente Vittoria Zuccarini proprio per affrontare i problemi del dissesto idrogeologico nella zona di Santa Maria. «Nella nostra palazzina stavamo facendo fare dei lavori», spiega l’anziana, «grazie anche alle possibilità offerte dal superbonus 110%. Per questa pratica abbiamo incaricato un tecnico che ha avviato l'iter che però poi si è bloccato proprio a causa del dissesto idrogeologico». L’istituzione della zona rossa ha dato lo stop alla ristrutturazione del palazzo, ma il tecnico ha richiesto ai condomini il pagamento del lavoro fatto, avanzando una richiesta di 198mila euro. Così i residenti si sono visti richiedere mediamente 20mila euro a testa, a seconda della grandezza dei diversi appartamenti. La signora Pelagatti non sa più come affrontare le diverse situazioni, tra richieste di pagamento per lavori su una casa che non c’è più, alla necessità di ricomprare un altro immobile in una città che, pur essendo la sua, non può più tornare a vivere. Tenace e combattiva, a dispetto dell'età, la donna ha deciso di bussare alla porta dell'avvocato D’Amico, nel suo doppio ruolo di legale e di vicepresidente del comitato che cerca di tutelare i residenti di contrada Santa Maria.

