Chieti

Chieti, Comune in dissesto: la Corte dei Conti assolve il sindaco Ferrara e condanna l’ex Di Primio

24 Marzo 2026

La condanna per l’ex primo cittadino Umberto Di Primio e l’assessore Valentina Luise è al pagamento di una sanzione pecuniaria, rispettivamente di 22mila e 12.500 euro, e applica nei loro confronti le sanzioni interdittive, tra cui l’incandidabilità per un periodo di dieci anni

CHIETI. “Abbiamo atteso con rispetto e senso delle istituzioni l’esito delle pronunce giudiziarie, evitando strumentalizzazioni e polemiche. Oggi, alla luce della nuova sentenza della Corte dei Conti, è possibile affermare con chiarezza una verità che non è politica, ma giudiziaria: il dissesto del Comune di Chieti affonda le sue radici nella precedente amministrazione guidata da Umberto Di Primio. C’è ora un tema di coerenza istituzionale che non può essere ignorato. Le sentenze amministrative hanno riconosciuto la responsabilità dell’ex sindaco Umberto Di Primio nel dissesto. Per questa ragione riteniamo che sia doveroso un passo indietro dal ruolo di Difensore civico regionale. Una funzione di garanzia, che richiede autorevolezza e credibilità, non può prescindere da quanto accertato nelle sedi giudiziarie”, dichiara il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Silvio Paolucci, commentando gli esiti delle pronunce della magistratura contabile e amministrativa. “Le decisioni dei giudici delineano un quadro inequivocabile: da un lato viene riconosciuto che l’amministrazione guidata dal sindaco Diego Ferrara ha ereditato una situazione di profondo squilibrio, intervenendo con tempestività e utilizzando gli strumenti disponibili per affrontare una crisi già in atto; dall’altro, viene accertata la responsabilità della precedente gestione, caratterizzata da scelte che hanno evitato, nel tempo, l’adozione di misure necessarie al risanamento. Non si è trattato di un errore, ma di una scelta: rinviare i problemi, ignorando segnali e richiami, fino a determinare una condizione di dissesto conclamato. Le sentenze parlano di responsabilità accertate e di una gestione segnata da una deliberata inerzia rispetto ai doveri di risanamento. “Per mesi abbiamo assistito a tentativi di rovesciare la realtà, attribuendo responsabilità a chi si è trovato a gestire una situazione già compromessa. Oggi questa narrazione viene definitivamente smentita dai fatti e dalle decisioni della magistratura”. 

Sono tante le reazioni alla notizia dell’assoluzione da parte della Corte dei Conti del sindaco Diego Ferrara e della condanna dell’ex primo cittadino Umberto Di Primio. Anche secondo l’Appello, tra le ragioni che hanno condotto in una situazione di dissesto economico e finanziario il Comune ci sarebbero le scelte dell’ex sindaco Umberto Di Primio e dell’ex assessore alle finanze Valentina Luise. Nessuna responsabilità, invece, per l’attuale sindaco Diego Ferrara, l’assessore alle finanze Tiziana Della Penna e i nove ex revisori dei conti finiti nell’inchiesta della Corte. La condanna per Di Primio e Luise è al pagamento di una sanzione pecuniaria, 22mila euro per l’ex sindaco e 12.500 per l’ex assessore, e applica nei loro confronti le sanzioni interdittive, tra cui l’incandidabilità per un periodo di dieci anni.

“Accogliamo con rispetto e senso di responsabilità la sentenza della Corte dei Conti, che conferma la nostra assoluzione rispetto alle accuse di aver provocato il dissesto economico del Comune di Chieti. In questi anni abbiamo operato in una fase tra le più difficili per la città, assumendoci fino in fondo il compito di affrontare una situazione estremamente complessa”, commentano il sindaco Diego Ferrara e l’assessora Tiziana Della Penna la sentenza emessa dalla sezione Giurisdizionale per la Regione Abruzzo della Corte a fronte dell’udienza del 24 febbraio scorso

“Quella della Corte dei Conti è una sentenza che fa chiarezza e ristabilisce la verità su una stagione amministrativa molto complessa per Chieti. Va riconosciuto al sindaco Diego Ferrara e alla sua amministrazione un lavoro difficile, portato avanti con serietà, rigore e senso delle istituzioni. Non era un compito semplice: si trattava di evitare il tracollo e rimettere in ordine conti profondamente compromessi. Un percorso faticoso, che oggi trova conferma nella correttezza delle scelte compiute”, commenta il consigliere regionale Antonio Di Marco. “Allo stesso tempo, proprio in ragione della chiarezza che emerge dalla sentenza, ritengo che chi ha avuto responsabilità dirette nella fase che ha condotto al dissesto debba trarne le conseguenze anche sul piano politico e istituzionale, rassegnando le dimissioni – chiede Di Marco - . È un atto dovuto nei confronti della città. A Diego Ferrara va oggi il riconoscimento per il lavoro svolto, per la serietà dimostrata e per aver guidato Chieti in uno dei momenti più difficili della sua storia recente”.

Luciano D’Alfonso, deputato del Pd. «Il sindaco di Chieti Diego Ferrara ha sempre operato per il risanamento dei conti del proprio Comune ‘intervenendo in tempi molto stretti per affrontare la situazione economica complessa e difficile causata da problemi accumulati negli anni precedenti’, ossia la condizione di dissesto cagionata da chi lo aveva preceduto alla guida della città. Il sindaco di Chieti Ferrara ha assunto delle scelte ragionevoli nel tentativo di risolvere le criticità ereditate. Il sindaco di Chieti Ferrara è completamente estraneo al dissesto finanziario del Comune di Chieti. Sono concetti di cui sono sempre stato certo e oggi la mia certezza trova un ulteriore e ultimo rafforzamento nel pronunciamento della Corte dei Conti che ha assolto l’amico Diego da ogni responsabilità in riferimento a quel dissesto respingendo il ricorso presentato dalla Procura Regionale che addirittura aveva chiesto di accertare le responsabilità anche personali in capo al sindaco Ferrara per ‘l’eventuale applicazione di sanzioni pecuniarie e interdittive’. Quella sentenza rappresenta una bella pagina della storia amministrativa e giudiziaria della nostra regione, perché ha visto prevalere la giustizia giusta, restituendo serenità a un gentiluomo, sia sotto l’aspetto tecnico-politico, che sotto l’aspetto umano e personale. È prevalsa la giustizia che approfondisce con capacità di lettura, che indaga in maniera equa, che legge le carte e non si limita a una distratta occhiata di sfuggita, delegando ad altri il compito di creare i fascicoli per poi darne una interpretazione più o meno verosimigliante. Il Comune di Chieti sta cercando di riemergere da una situazione tutt’altro che semplice, in cui per troppi anni si è cercato di nascondere la polvere sotto il tappeto, attraverso una politica da stadio e di slogan preconfezionati da agenzie abituate a brochure e locandine. Il sindaco Ferrara ha avuto molto coraggio assumendo sulle proprie spalle il peso di tanta responsabilità: sapeva di dover lavorare seguendo unicamente la stella polare della saggezza amministrativa, garantendo il pane alla sua città anziché sperperare in lustrini, risparmiando sui concertini per disporre di economie necessarie per intervenire sulle strade, sui marciapiedi, sulle strutture di uso abituale, quotidiano e collettivo. E immagino il suo stato d’animo quando la tegola del dissesto finanziario è comunque caduta, e ancor più quando si è tentato di attribuire, o meglio di scaricare sulla sua gestione una criticità finanziaria che veniva invece da lontano. Quel dissesto è stato non solo una spada di Damocle, non solo una minaccia incombente, ma un incubo che toglieva il sonno, che incuteva timore dinanzi a ogni singolo euro speso, un peso che ostacolava l’azione amministrativa a fronte di necessità urgenti, come la carenza di personale, che determina l’urgenza di concorsi pubblici, e le frane che affliggono il territorio. Ci è voluta tutta l’integrità dell’uomo onesto e la dignità dell’amministratore avveduto per non piegarsi né ritrarsi dinanzi ad accuse che offendono chi opera per il bene comune. La sentenza della Corte dei Conti oggi ha riscritto la storia della città di Chieti, ha raccontato in poche pagine la correttezza amministrativa del sindaco Ferrara che ha avuto anche il coraggio di fare scelte impopolari per salvare la città dall’accusa di essere la ‘canaglia’ o la pecora nera d’Abruzzo. Il pronunciamento giudiziario rappresenta lo spartiacque tra chi ha amministrato in maniera dissennata e chi ha invece percorso la strada più lunga delle regole e del rispetto dei conti pubblici All’amico Diego vanno le mie felicitazioni per aver visto riconosciuta la propria capacità e diligenza. Ed è da qui che si riparte per continuare a scrivere la storia della città di Gaio Asinio Pollione e di Alessandro Valignani».