Chiudono cinque negozi storici

9 Agosto 2011

Crisi del lavoro, Confcommercio: stanno sparendo i grandi marchi

CHIETI. Crisi del lavoro, commercio in affanno.l E' un effetto domino quello che descrivono Confcommercio e Confesercenti. Voci sempre più insistenti vogliono la prossima chiusura di negozi che hanno fatto la storia del commercio in città. Sarebbero 5 tra colle e scalo.

«Non ci sono più i grandi marchi in centro», dice Lido Legnini, direttore Confesercenti Chieti. «Spariscono le griffe», rincara Marisa Tiberio, presidente cittadino di Confcommercio Chieti. «Va via quel profilo commerciale di riferimento», continua, «che un capoluogo dovrebbe avere».

L'allarme di Antonio Cardo, segretario provinciale della Uil, che ha parlato di una crisi del lavoro a Chieti da maglia nera, trova conferma nel commercio che affanna. Diversi imprenditori attaccano le scarpe al chiodo ed è il caso di dire che i consumi sono «alla frutta». Calano, infatti, per la prima volta, le spese delle famiglie sugli alimentari. La fotografia in numeri di Confesercenti è chiara.

«Nel primo semestre di quest'anno», osserva Lido Legnini, «in tutta la Provincia si registra la presenza di 9219 imprese commerciali, tra cui 109 nuove nate, mentre sono cessate ben 117, con un saldo negativo di 8. Non è poco, anche considerando il fatto che negli ultimi anni il trend è stato sempre positivo. Preoccupa il meno 1,5 per cento dei consumi sugli alimenti. Finora avevano tenuto, registrando anzi una piccola crescita rispetto ad altri settori».

La crisi deprime anche il senso di fame e i teatini mangiano meno? «Sicuramente consumano in minora quantità i prodotti alimentari», risponde l'esponente di Confesercenti. Una crisi che è iniziata lenta e che Legnini fa partire simbolicamente dalla chiusura dell'Upim sul Corso, seguita da un impoverimento costante di servizi, studenti universitari e uffici pubblici, che in buona sostanza hanno svuotato il cuore della città.

All'offerta commerciale, così, non è rimasto che rincorrere le esigenze della clientela locale. «C'è stato un impoverimento della spesa, dovuta alla crisi occupazionale. La chiusura della Burgo e di Villa Pini hanno avuto una ricaduta micidiale», afferma Marisa Tiberio di Confcommercio, «se si dovessero confermare gli allarmi occupazionali in Sixty, sarebbe la fine. Si tratta di dipendenti tra i 30 e i 45 anni, la clientela più attiva per il commercio. Molti commercianti, per tirare avanti in questi anni, si sono indebitati», continua Tiberio. A entrambi il taccuino rivolge due domande.

Quali sono le cause della crisi nel commercio? «Mancanza di servizi, a iniziare dai parcheggi, crisi dei consumi, quale conseguenza di quella reddituale e occupazionale, eccessiva concentrazione di centri commerciali». Cosa fare per invertire il senso di marcia? «Assicurare investimenti sul territorio e migliorare i servizi».

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