Il Diocleziano si allaga malgrado i lavori L’acqua invade il percorso turistico
LANCIANO. Il percorso archeologico-monumentale che dal Diocleziano porta nella chiesa di San Legonziano, dove avvenne il Miracolo Eucaristico (VIII secolo d.C.), si è allagato. L’acqua ha invaso anche una parte dell’auditorium e la sala degli affreschi di San Legonziano.
Tutte mete turistiche che, malgrado i lavori costati milioni, con la pioggia battente, diventano puntualmente impraticabili. L’acqua raggiunge il mezzo metro di altezza prima della cisterna romana (transennata), affiora in due punti lungo il percorso, forma pozzanghere nella sala degli affreschi di San Francesco. Un problema che da quando sono stati effettuati gli scavi archeologici (1999) si ripresenta ogni volta che piove.
E’ lo stesso primo cittadino, Filippo Paolini a far notare che dopo gli scavi, che hanno comportato l’apertura di parte della piazza, sono iniziate le infiltrazioni d’acqua lungo il percorso.
«Bisogna capire dov’è il problema», chiosa Paolini, «non credo dipenda dalla fognatura perchè i tecnici della Sasi sono intervenuti e hanno riparato le tubature: c’è qualcosa che non va nella piazza. Le infiltrazioni e gli allagamenti nel Diocleziano sono iniziati quando la piazza è stata scoperta per gli scavi; l’unico rimedio è riaprirla e coibentarla, ma avrebbe costi troppo alti». Tutto da rifare, dunque? Otto anni di lavori e 20 milioni di lire spesi solo per aprire la piazza buttati via? «La piazza non è da rifare», replica l’architetto Vittorio Renzetti, che era il direttore dei lavori. «Bisogna effettuare dei sondaggi per vedere dov’è la fogna, antica, che corre sotto la piazza, non emersa durante gli scavi, che è rotta o non allacciata alla fognatura e scarica l’acqua piovana sotto il percorso». «La piazza è stata chiusa bene», aggiunge Nicola Fosco, sindaco nel periodo degli scavi, «il problema è che non si fa la manutenzione, non si puliscono i tombini che quando piove tracimano e scaricano l’acqua ovunque, anche nel Diocleziano».

Tutte mete turistiche che, malgrado i lavori costati milioni, con la pioggia battente, diventano puntualmente impraticabili. L’acqua raggiunge il mezzo metro di altezza prima della cisterna romana (transennata), affiora in due punti lungo il percorso, forma pozzanghere nella sala degli affreschi di San Francesco. Un problema che da quando sono stati effettuati gli scavi archeologici (1999) si ripresenta ogni volta che piove.
E’ lo stesso primo cittadino, Filippo Paolini a far notare che dopo gli scavi, che hanno comportato l’apertura di parte della piazza, sono iniziate le infiltrazioni d’acqua lungo il percorso.
«Bisogna capire dov’è il problema», chiosa Paolini, «non credo dipenda dalla fognatura perchè i tecnici della Sasi sono intervenuti e hanno riparato le tubature: c’è qualcosa che non va nella piazza. Le infiltrazioni e gli allagamenti nel Diocleziano sono iniziati quando la piazza è stata scoperta per gli scavi; l’unico rimedio è riaprirla e coibentarla, ma avrebbe costi troppo alti». Tutto da rifare, dunque? Otto anni di lavori e 20 milioni di lire spesi solo per aprire la piazza buttati via? «La piazza non è da rifare», replica l’architetto Vittorio Renzetti, che era il direttore dei lavori. «Bisogna effettuare dei sondaggi per vedere dov’è la fogna, antica, che corre sotto la piazza, non emersa durante gli scavi, che è rotta o non allacciata alla fognatura e scarica l’acqua piovana sotto il percorso». «La piazza è stata chiusa bene», aggiunge Nicola Fosco, sindaco nel periodo degli scavi, «il problema è che non si fa la manutenzione, non si puliscono i tombini che quando piove tracimano e scaricano l’acqua ovunque, anche nel Diocleziano».

