LA VICENDA INFINITA

L’attesa infinita della famiglia nel bosco. Pillon: «È ora che il tribunale decida»

8 Agosto 2026

L’avvocato della famiglia Trevallion presenta un sollecito formale ai giudici aquilani.

«Consapevoli delle difficoltà oggettive, ma il ricongiungimento avvenga prima dell’inizio di scuola»

VASTO

Lo scorso 7 luglio i piccoli Trevallion sono stati ascoltati dai giudici del tribunale per i minorenni dell’Aquila; il 20 luglio è scaduto il termine per il deposito delle memorie di parte; il 23 luglio si è tenuta la camera di consiglio. A più di due settimane di distanza, non è ancora stata pubblica l’ordinanza decisiva sul ricongiungimento della famiglia del bosco, separata da quasi 9 mesi. Per questo ieri il legale di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, l’ex senatore Simone Pillon, pur senza alcun intento polemico, ha sollecitato formalmente il tribunale a emanare il provvedimento. «Siamo consapevoli delle difficoltà oggettive e delle carenze in cui lavorano i magistrati e il personale ausiliario del tribunale minorile aquilano, oltretutto nel corso del periodo estivo, ma siamo mossi dal superiore interesse dei minori», ha spiegato Pillon.

«La Corte di Strasburgo ha ribadito in numerose occasioni il diritto dei bambini a poter godere di congrui periodi di vacanza con i loro genitori, impegnando le autorità nazionali a fare tutto il possibile per facilitare tale condivisione, configurandosi il tempo delle vacanze come momento insostituibile per lo sviluppo psico fisico del minore. E sempre la Corte Europea per i diritti dell’uomo», ha aggiunto, «in passato ha sanzionato in numerosi casi l'Italia per il ritardo nelle decisioni sul rientro dei minori collocati fuori famiglia».

Quindi l’avvocato dei Trevallion-Birmingham fa riferimento alla numerosa documentazione che attesta la necessità di prendere una decisione nel minor tempo possibile. E in un senso preciso. «Dagli atti», spiega l’avvocato, «emerge l'indicazione di un immediato rientro, ben prima dell'inizio dell'anno scolastico, per poter avviare una “routine familiare conciliante" “come richiesto dagli esperti clinici del servizio pubblico».

Gli effetti di questo stallo prolungato, conclude Pillon, non possono che essere negativi per la famiglia in generale e per i piccoli in particolare. «Una ulteriore permanenza nella struttura protetta, sia pure a causa dei tempi tecnici della decisione, sarebbe del tutto disfunzionale e potrebbe avere serie ripercussioni sui minori. Siamo certi che anche il tribunale condivida tali preoccupazioni e per questa ragione – pur comprendendo la situazione degli uffici – abbiamo ritenuto dovere della difesa sollecitare rispettosamente una urgente decisione favorevole in merito».

Dalla sua la difesa ha l’ultima relazione della Neuropsichiatria infantile della Asl di Vasto, che fa ripetutamente riferimento alla necessità di riunire la famiglia, separata dallo scorso 20 novembre. Alla luce del fatto che «un’ulteriore permanenza dei minori in casa famiglia potrebbe comportare il rischio di sviluppare una sindrome da stress post-traumatico», i professionisti raccomandano «un rientro immediato dei bambini» nella casa offerta dal Comune di Palmoli, in attesa che si concludano i lavori per la nuova abitazione, conforme a tutte le prescrizioni imposte dai giudici.