Le urla, gli abbracci, il buio: l’ultimo saluto stringe il cuore

Il piccolo supplica la madre di restare e di non lasciarlo. Le sorelline cercano conforto
VASTO. Davanti alla casa famiglia di Vasto cala il buio e, con esso, arriva l’ultimo saluto. Catherine esce dalla struttura stringendo tra le braccia il figlio che piange disperato, mentre Nathan sistema le ultime valigie nel bagagliaio dell’auto. Per lui il dolore è troppo forte da sopportare: il pianto del figlio rompe il silenzio della sera. Un pianto lungo, straziante, che non riesce a fermarsi. Il piccolo non vuole staccarsi dalla madre, si stringe a lei con tutte le forze supplicandola di restare. Di non lasciarlo. Catherine prova a rassicurarlo, ma le parole non bastano e intanto le bambine si uniscono in un lungo abbraccio prima del trasferimento a un’altra struttura, così come disposto dal tribunale per i minorenni dell’Aquila. Intorno alla scena il clima è inverosimile.
Poche persone assistono in silenzio al dramma che si sta consumando davanti al cancello della struttura, dove Catherine è rimasta per 11 ore, sottoposta a un test – insieme a Nathan – di 570 domande, così come dichiarato dalla psicologa di parte Martina Aiello. Una delle bambine appare stanca e provata, anche lei cerca conforto nell’abbraccio della madre che sembra non finire mai. Catherine prova a mantenere la calma, ma la sofferenza dei tre figli diventa insostenibile. Nemmeno Nathan riesce a rimanere all’esterno: i due rientrano nella casa famiglia insieme ai figli per cercare di tranquillizzarli, per provare a dare loro qualche minuto in più di vicinanza. Ed è lì che il tempo sembra fermarsi: da fuori si percepisce la sofferenza di quei momenti e l’atmosfera si fa sempre più tesa.
A rompere il silenzio non sono soltanto le urla di dolore del figlio, ma anche lo sfogo di uno dei legali della coppia, Danila Solinas, presente all’interno della casa famiglia insieme all’avvocato Marco Femminella, alla psicologa Aiello e alla Garante dell’infanzia e dell’adolescenza Alessandra De Febis. «Siete degli incivili, è un Paese indegno, vergognatevi», dice l’avvocato Solinas agli assistenti sociali. Passa circa mezz’ora e, alle 21.10, Catherine e Nathan escono di nuovo dalla casa famiglia. Questa volta non ci sono più tentativi di rimandare. Il momento dell’addio è arrivato: i due salgono in macchina con lo sguardo perso nel vuoto, finestrini alzati, senza lasciare alcuna dichiarazione. Una volta superato il cancello della struttura, l’auto si allontana lentamente nella notte, lasciando alle spalle la casa famiglia e i bambini.
Dietro di loro parte un’altra macchina, quella con a bordo i due legali della coppia, seguiti poi dall’auto della psicologa Aiello. L’avvocato Femminella commenta quanto accaduto con parole dure: «Stava nascosta dietro la porta l’assistente sociale, ma chi l’ha vista». Poi aggiunge, riferendosi al trasferimento dei bambini: «Non sappiamo dove andranno, non sappiamo ancora niente». E ancora la Solinas: «Si è preteso che Catherine si allontanasse dalla struttura nonostante il pianto e le urla strazianti dei bambini». A raccontare il clima della giornata è anche la Garante De Febis, presente durante le fasi più delicate del distacco: «È stato un momento straziante». Mentre la psicologa Aiello rincara la dose nei confronti degli assistenti sociali: «L’hanno tartassata. Chi doveva tutelare i bambini ha dimostrato, invece, l’assenza di mediazione, comprensione, dialogo e di confronto». E quando le macchine scompaiono dalla strada davanti alla casa famiglia cala, nuovamente, il silenzio.
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