Nonni e nipote morti nel sisma venezuelano: la catastrofe colpisce Semivicoli

La tragedia della famiglia del Chietino: Guido Firmani aveva 85 anni, Berina 78 e Guidito 21
CASACANDITELLA. Il terremoto che ha colpito il Venezuela il 24 giugno ha spezzato tre generazioni di una famiglia abruzzese emigrata da decenni. Nel crollo del Solmarino Palace, a Playa Grande, nella zona di Catia La Mar, nello stato di La Guaira, hanno perso la vita Guido Firmani, 85 anni, originario di Semivicoli di Casacanditella, la moglie Berina Sciarra, 78 anni, nata a Miglianico, e il nipote Guidito Firmani, 21 anni, studente universitario a Caracas. La tragedia è arrivata dall’altra parte dell’oceano fino al piccolo centro teatino, dove la famiglia Firmani era conosciuta e dove ieri pomeriggio, nella chiesa di San Nicola di Bari, è stata celebrata una messa in suffragio delle tre vittime. Una vicenda che unisce il dramma del sisma alla storia dell’emigrazione abruzzese in Sudamerica. Guido era partito per il Venezuela nel 1955, negli anni in cui tanti lasciavano i paesi d’origine per cercare lavoro e futuro lontano dall’Italia.
Berina era arrivata in Venezuela quando aveva appena due anni. A La Guaira Guido e Berina avevano costruito una vita di lavoro e famiglia. Avevano avviato un’officina meccanica, la Idroguairas Idromecanico, attività principale della famiglia. Guido aveva la doppia nazionalità, italiana e venezuelana, come tanti emigrati che hanno mantenuto un legame formale e affettivo con il Paese d’origine pur avendo trascorso gran parte della vita all’estero. Con il passare degli anni i legami familiari si erano divisi tra Venezuela e Stati Uniti: due figlie vivono a Miami, mentre Alberto, il figlio maschio, è rimasto in Venezuela. Guidito, il giovane morto nel crollo insieme ai nonni, era il suo unico figlio e frequentava l’università a Caracas.
Guido e Berina tornavano periodicamente a Semivicoli, soprattutto nei mesi estivi. Conservavano una casa nella frazione di Casacanditella e trascorrevano lunghi periodi in paese, tra agosto e l’inizio dell’autunno. Per questo la notizia della loro morte ha colpito i compaesani che, nonostante la distanza geografica, aveva continuato a considerarli parte della propria storia. Il terremoto li ha sorpresi proprio nei giorni in cui avrebbero dovuto lasciare il Venezuela per rientrare negli Stati Uniti. Secondo quanto ricostruito anche da una tv venezuelana, che ha intervistato Alberto Firmani davanti alle macerie del palazzo, i due coniugi italo-venezuelani sarebbero dovuti partire il 22 giugno. Il viaggio era stato però rinviato al 25 per questioni legate ai documenti e al visto. Il sisma del 24 giugno, un giorno prima della nuova partenza, li ha trovati nell’appartamento del Solmarino Palace insieme al nipote Guidito. La coppia era tornata in Venezuela anche per festeggiare il compleanno del figlio Alberto, che il 31 maggio aveva compiuto 60 anni, e per seguire alcune proprietà rimaste nel Paese sudamericano.
Il servizio televisivo ha raccolto la testimonianza proprio davanti ai resti dell’edificio, indicato come uno dei punti più colpiti della zona di Playa Grande. Guido e Berina erano proprietari di uno degli appartamenti del palazzo. Poi la scossa e il crollo dell’edificio. Alberto si è salvato perché era uscito poco prima dal palazzo. Subito dopo è tornato indietro, davanti ai resti della struttura, e ha iniziato a cercare i suoi familiari tra le macerie, senza attendere l’arrivo dei soccorsi. Nel servizio realizzato sul posto Alberto Firmani ha raccontato il dolore di una perdita impossibile da accettare. «È qualcosa di indescrivibile, è successo tutto così rapidamente». Poi la frase più dura: «Ho perso mia madre, mio padre e il mio unico figlio». L’uomo, davanti alle telecamere, ha spiegato di aver ricevuto aiuto da familiari e amici, ma anche che nel palazzo c’erano ancora famiglie in attesa di notizie. Un’attesa resa più angosciante dalle condizioni della struttura e dalla necessità di verificare se sotto le macerie potessero esserci altre persone. Le immagini girate sul posto mostrano i resti dell’edificio e le squadre impegnate nelle verifiche.
Nella zona è arrivata anche un’unità specializzata argentina, con un cane addestrato di nome Hana, per accertare l’eventuale presenza di persone ancora vive sotto le macerie. Ma per la famiglia Firmani la speranza si è trasformata presto in lutto. In Abruzzo la notizia è arrivata nelle prime ore del mattino, attraverso i messaggi dei familiari da Miami. La cognata di Guido, Maria, ha raccontato di essere stata avvisata da una delle figlie della coppia. L’ultimo contatto con Guido e Berina risaliva al giovedì precedente al terremoto. Una telefonata come tante, prima che la tragedia cancellasse in pochi secondi tre vite della stessa famiglia. Le salme sono state cremate e presto trasferite a Miami, dove vivono le figlie di Guido e Berina e dove la famiglia desidera farle riposare. A Semivicoli la comunità si è raccolta in preghiera per ricordarli. Resta la storia di una famiglia partita nel dopoguerra e rimasta legata all'Abruzzo “forte e gentile”: una vicenda di emigrazione, lavoro, ritorni e radici abruzzesi finita sotto le macerie di un palazzo del Venezuela, a migliaia di chilometri da casa.
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