Produzione all’Alimonti ripresa ancora lontana

ORTONA. Ancora lontana la ripresa della produzione allo stabilimento di Villa Caldari. Ieri in Regione la vertenza Alimonti ha però messo in scena il secondo atto del tavolo abruzzese aperto per la...
ORTONA. Ancora lontana la ripresa della produzione allo stabilimento di Villa Caldari. Ieri in Regione la vertenza Alimonti ha però messo in scena il secondo atto del tavolo abruzzese aperto per la crisi dell'ex colosso italiano delle farine alimentari. E si è parlato soprattutto di cassa integrazione, che scade tra un mese esatto mentre si allungano i tempi della pronuncia del tribuinale di Chieti sul concordato preventivo tra i creditori richiesto dalla famiglia Alimonti.
«Abbiamo richiesto l'applicazione dell'ammortizzatore sociale in funzione del concordato, cioè per ottenere la continuità tra la scadenza ormai imminente e l'eventuale ritorno alla linea di produzione», spiega Adriatik Dyrmishi, rappresentante aziendale della Flai- Cgil. «La Alimonti», chiarisce Ada Sinimberghi, segretaria regionale di Flasi-Cgil, «ha tempo fino al 16 febbraio per presentare il piano industriale, dopodiché il tribunale dovrà pronunciarsi sulla fattibilità del concordato. Ecco perché è importante per i dipendenti fruire della cassa integrazione in questa fase delicata». Convocato da Giuseppe Sciullo, dirigente del Servizio politiche del lavoro e occupazione, il secondo incontro del tavolo aperto su iniziativa del capogruppo Pd alla Regione Camillo D'Alessandro si è concentrato sulle prossime scadenze della vertenza cominciata nei primi mesi del 2011 con la cassa integrazione ordinaria per crisi di liquidità della spa con origini a Guardiagrele. D'Alessandro ha proposto l'estensione del tavolo istituzionale regionale ai ministeri di Economia e Lavoro.
«La Alimonti», spiega Sinimberghi, «ha aperto qualche spiraglio interessante sulle prospettive dell'azienda, ma rimane tutto da verificare».
Con l'amministratore delegato Francesco Norcia, accompagnato da Giacomo Alimonti, il gruppo agroalimentare ha esposto dettagli su trattative in corso per la cessione in fitto dell'azienda, articolata sui tre stabilimenti di Ortona, Roma e Caserta.
«Al di là dei contenuti», osserva Dyrmishi, «cresce nei lavoratori la stanchezza per una situazione che si protrae ormai da molti mesi». La produzione è ferma dallo scorso settembre, quando hanno finito di lavorare anche i pochi addetti alla produzione impiegati per evadere le ultime commesse giunte all'azienda, che a regime lo scorso decennio lavorava circa 120 tonnellate giornaliere di prodotto. «In settimana», anticipa Sinimberghi, «ci rivedremo in Confindustria (presente ieri a Pescara con il funzionario Massimo Cervellini, ndc) per l'accordo sulla cassa integrazione, che andrà concluso entro l'inizio della seconda decade del mese».
Francesco Blasi
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