Rettorato, Cuccurullo prepara l'uscita

15 Settembre 2010

«Ho fatto la domanda per un'agenzia ministeriale, magari poi ci ripenso»

CHIETI. L'università D'Annunzio sembra essere a una svolta. Il rettore Franco Cuccurullo, alla ricerca di una strategia di uscita prima della scadenza del suo ultimo mandato, potrebbe aver individuato quella giusta.

Cuccurullo ha fatto domanda per entrare nel consiglio direttivo dell'agenzia nazionale per la valutazione dell'università e della ricerca (Anvur), rispondendo al bando del Ministero che scade il prossimo 20 settembre.

Il suo curriculum dovrebbe essere già sul tavolo della commissione esaminatrice, anche se l'ultima parola sarà del ministro Gelmini.

«Ho presentato i documenti», conferma Cuccurullo, «e mi sembra una cosa del tutto logica dato che sono già presidente del Civr».

Quest'ultimo è il comitato per la valutazione della ricerca che l'Anvur andrà a sostituire, configurandosi come la vera stanza dei bottoni dell'università italiana. L'agenzia di valutazione è stata istituita nel 2006, ma non ancora avviata. Suo sarà il compito di valutare e "classificare" dipartimenti e docenti, andando a ridurre il potere delle commissioni esaminatrici. La sua missione è quella di annullare il gap che ci separa dagli atenei dei Paesi più avanzati. Così ampio che nella graduatoria delle prime 250 università al mondo, figurano solo Bologna e La Sapienza di Roma.

«E' una procedura normale quella di fare la domanda, ma alla fine potrei anche non essere interessato», afferma il magnifico.

In ogni caso i suoi 13 anni di rettorato sono inconciliabili con quanto impone la riforma del sistema universitario in discussione in Parlamento, che cancella per i rettori le cariche "a vita", sostituendole con mandati più sobri di 6 anni o 4 rinnovabili al massimo per altri 4.

Andare via ora significa farlo con due anni di anticipo sulla scadenza naturale del mandato che si conclude il 31 ottobre 2012. Cuccurullo è ancora all'apice della carriera e può colloquiare ai massimi livelli.

Forse il rettore aspira alla presidenza, ma i bene informati dicono che si accontenterebbe anche di essere uno dei sette membri «scelti tra personalità di alta e riconosciuta qualificazione ed esperienza nel campo dell'istruzione e della ricerca», come si legge nel bando. Caratteristiche che il rettore ha dimostrato di possedere, oltre alla capacità di passare indenne attraverso cambi di governo e ministri, e di collezionare una serie di prestigiosi e "chiacchierati" incarichi. Come pure ha sollevato qualche polemica la sua disinvolta gestione dei fondi pubblici della D'Annunzio, trasferiti ad una fondazione con personalità giuridica di cui lui stesso è presidente.

Nel frattempo però la D'Annunzio è cresciuta, rientrando tra le università virtuose. Ora, mentre il rettore è intento a ricollocarsi sul mercato del lavoro in una nuova veste, all'interno dell'ateneo si teme l'effetto "palude", un periodo di stasi che non gioverebbe a nessuno. E allora ecco iniziare il "toto rettore", che vede tra i papabili Di Ilio, Paolone e Mastropasqua.

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