Anche Walter Nanni sta con Melozzi: «Detrattori, arrendetevi. La Notte dei Serpenti rompe molti equilibri»

25 Settembre 2025

L’intervento dell’autore e regista per il Centro: «In Abruzzo si annidano ancora provincialismo e angoli di potere difesi a oltranza, anche a costo di dire sciocchezze»

PESCARA. Sulle polemiche nate intorno alla Notte dei Serpenti toccherebbe farci un film, gli elementi per scrivere una buona sceneggiatura ci sono quasi tutti: i buoni e i cattivi, la contrapposizione, la musica, l’arte, i colpi di scena, i tradimenti, i soldi, gli interessi politici. Manca un buon finale però. Dramma? A giudicare dalle critiche di questi giorni sembrerebbe più una commedia. Da chi non ama questo evento che sta catalizzando l’attenzione di centinaia di migliaia di persone mi sarei aspettato qualche riflessione più seria.

Perché tutte queste critiche? A mio avviso il problema non è artistico e neanche culturale: è politico. Il concerto è diventato oggetto di lotta partitica, uno schieramento contro l’altro. Il resto è solo una folle conseguenza. La storia del “Meglio 100 piccoli concerti che un grande evento” a me sembra una emerita follia, una cosa sbagliata che serve solo ad alimentare un meccanismo che non impatta realmente sul territorio, che non premia il merito e spesso alimenta solo piccole miserabili clientele locali.

Dovremmo ambire ad avere 100 piccoli concerti e una manifestazione grande finale, allora sì. Ma insieme, in un progetto coordinato, inclusivo, che remi tutto dalla stessa parte. Quello dev’essere il percorso; insieme. Senza ragionare in maniera ottusa con logiche reazionarie che abbiamo già visto fallire in passato. Mia nonna era una contadina, si chiamava Igina ed era nata a Fara San Martino, mio nonno Aquilino era di Montupoli. Figli di quell’Abruzzo rurale che ha faticato e sofferto a uscire dalla Seconda guerra mondiale. Da bambino mi portavano con loro a trebbiare e vendemmiare, ricordo mia nonna cantare vola vola e la fijà me. La ricordo con la conca in testa. Un nostro zio, poi, suonava lu Dubbotte (l’organetto) e la sera c’era sempre musica in casa.

Sono alcuni dei ricordi più belli che ho della mia infanzia. Ricordo di aver visto i miei nonni tornare dal lavoro distrutti dalla fatica, stanchi. Ma mai tristi. Sono sicuro che sarebbero contenti di sapere che la loro musica e di conseguenza anche la loro misera e faticosa storia dimenticata è sopravvissuta al tempo e alle modernità, la loro e quella degli altri, che ci sono ragazzi oggi che conoscono qualcosa delle loro radici.

Il nostro passato, la nostra musica e la nostra cultura contadina sono oggi il nostro futuro. Come si fa a non capirlo? Più di vent’anni fa, seduti su un divano di una casa presa in affitto a Roma, Melozzi mi parlò per la prima volta di questa sua idea: un grande concerto di musica popolare in Abruzzo, in chiave contemporanea. Ricordo di avergli detto: «Non te lo faranno fare mai!». Per tanti anni quel progetto è rimasto sospeso e nessun politico, di destra e di sinistra, è stato disposto a rischiare così tanto.

Ma perché? Perché la Notte dei Serpenti non è solo un concerto, è una nuova visione che rompe molti equilibri, che mette insieme musica, radici, cultura, comunicazione ad alto livello, promozione del territorio e tanta gente. In sostanza, un’operazione molto complessa in una terra dove si annida ancora il provincialismo e tanti piccoli angoli di potere difesi ad oltranza, anche a costo di dire sciocchezze.

Melozzi è un patrimonio del nostro territorio, varrebbe la pena ricordarlo. Ha una produzione musicale impressionante alle spalle, dalla lirica al pop, è unanimemente riconosciuto come uno degli arrangiatori più bravi a livello internazionale. Ma non è solo un musicista, è un produttore, un inventore, ha competenze in molti altri settori a cominciare dalla comunicazione. Una gavetta lunga trent’anni fatta di musica, fame, chilometri, fatica, riconoscimenti, teatri occupati, impegno civile. Melozzi è uno tosto, una personalità forte, uno che nello scontro e nelle difficoltà spesso da il suo meglio.

Va dritto verso il suo obiettivo. Non conosco un’altra persona sul territorio, tra gli operatori culturali, capace di portare avanti un’operazione così complessa con risultati simili in così poco tempo. Davvero il problema è il suo “ego” come hanno scritto? Conoscete un artista che non ne abbia le vene piene? Io tra le righe delle interviste di questi giorni, ad esempio, di narcisismo, onnipotenza e supponenza ne ho letto tanto. Melozzi non ha mezze misure, si difende, non riesce proprio ad essere paraculo tanto da sembrare in pubblico quello che non è. E quindi? Vi basta questo?

Dietro la Notte dei Serpenti c’è un lavoro assurdo di tanta gente, la messa in onda in tv è solo l’ultimo tassello. Tanti anni fa in un felice pomeriggio in cui potei chiacchierare con Mario Monicelli, una sua frase mi rimase scolpita nella testa: «Nanni, il nostro mestiere se ci pensi è semplice: studia molto, sintetizza e cerca di parlare al maggior numero di persone». Forse anche per questo amo la Notte dei Serpenti. In principio le critiche feroci furono sui finanziamenti pubblici. Lo scorso anno si aggiunsero quelle sulla location.

Quest’anno dopo il taglio netto dei soldi per la manifestazione (che si è potuta fare a questo livello anche grazie all’intervento di sponsorizzazioni private e alla coproduzione della Rai) le critiche si sono spostate sull’uso del dialetto e sull’ego dell’ideatore. Per il prossimo anno mi aspetto un dibattito acceso sull’indecente uso che Melozzi fa dei suoi occhiali da sole. C’è una cosa che le persone non perdonano: il successo. Cari detrattori, arrendetevi! Siete circondati (dalla musica). Sprovincializzare questa terra è un’operazione complessa ma il seme è già un albero.

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