Il cinema piange Claudia Cardinale, diva delicata che ballò con Delon

24 Settembre 2025

L’attrice del Gattopardo aveva 87 anni. Era la “fidanzata d’Italia”, lavorò con i registi più importanti. Nel 1993 il Leone d’Oro a Venezia. Nel 2009 con Albertazzi girò il primo film all’Aquila dopo il sisma

ROMA. È stata definita più di una volta una diva suo malgrado. Claudia Cardinale, una delle stelle più luminose del cinema italiano, è morta all’età di 87 anni nella sua casa a Nemours, vicino a Parigi, dove viveva da molto tempo. Monumentale e discreta, una delle ultime grandi icone della storia del cinema italiano, Cardinale ha costruito con il suo fascino e con l’innata abilità davanti alla cinepresa una carriera che da Jacques Baratier, primo regista a notarla quando era una giovanissima interprete nel cortometraggio Anneaux d’or, è arrivata alla collaborazione con registi come Pietro Germi, Luchino Visconti, Federico Fellini, fino ai grandi riconoscimenti internazionali.

Una vita che sembrava andare in tutt’altra direzione: nata a Tunisi da emigranti siciliani, Claude Joséphine Rose Cardinale aveva studiato per diventare maestra elementare, prima che il destino la portasse sui set dei piccoli film di inizio carriera, spinta dalle compagne di classe. Con I soliti ignoti, commedia di Mario Monicelli del 1958, diventa la fidanzata d’Italia e tutti i registi pensano a un ruolo per lei, fino alla consacrazione degli anni ’60 con La ragazza con la valigia (primo David di Donatello), Il Gattopardo di Visconti che è ancora oggi una pietra miliare del cinema in tutto il mondo, 8 e mezzo di Fellini per il quale diventa una delle muse nel capolavoro del regista riminese e dove recita per la prima volta con la sua vera voce.

Ma la lista è davvero infinita: per Sergio Leone presta il volto - e un’interpretazione tra le più toccanti - per C’era una volta il West, per Damiano Damiani recita ne Il giorno della civetta. Nastro d’argento nel 1981 con La pelle, la Cardinale riceve poi il Leone d’oro a Venezia nel 1993 e L’Orso d’oro a Berlino nel 2002. Nel 2016 riceve una candidatura al David di Donatello, come «migliore attrice non protagonista», per il ruolo drammatico in Ultima fermata del compianto Giambattista Assanti.

Noti gli attriti con alcune delle sue ex colleghe come Monica Vitti, con cui ha condiviso il set e di cui parlava in termini non sempre entusiastici: «Lavorare con lei non fu la migliore esperienza», aveva spiegato in un’intervista di qualche anno fa a Vanity Fair, «perché la Vitti era ipnotizzante. Forte, intensa; ma era meno abituata di me a condividere la scena con un’altra donna. Non ci fu animosità; ma non ci fu neanche l’inizio di una vera amicizia». Migliori i rapporti con Brigitte Bardot, anche se la stampa dell’epoca sembrava voler raccontare diversamente: «Era la mia “idola” assoluta», continua Cardinale nell’intervista. «Ha qualche anno più di me: così io da ragazza, prima ancora di fare cinema, la vedevo nei film. Ero così onorata di lavorare con lei».

Marcello Mastroianni era lo spasimante nel Bell’Antonio di Mauro Bolognini: ma pare che anche nella vita reale l’attore della Dolce vita provasse qualcosa per la giovane, bellissima diva di lingua francese. E lei rifiutò, così quella storia non nacque mai. Sul set dell’indimenticabile Fitzcarraldo di Werner Herzog era la giovane, bellissima moglie di Klaus Kinski. E tra i volti maschili con cui Cardinale ha diviso le scene, anche Giorgio Albertazzi, leggenda del cinema e del teatro italiano, diretti dal regista Pasquale Squitieri che realizzò per Mediaset nel 2009 il mediometraggio Il giorno della Shoah.

Il film è ambientato nelle macerie della città devastata dal sisma, prima pellicola girata all’Aquila dopo il terremoto del 2009. Anche se resta immortale il ballo con Alain Delon nel Gattopardo. Lei nei panni di Angelica, come la firma usata per salutare Delon nel giorno della sua scomparsa: «Il ballo è finito. Tancredi è andato a ballare con le stelle», aveva scritto l’attrice. «Mi viene chiesto di dire parole. Ma la tristezza è troppo intensa. Per sempre tua, Angelica».

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