“Le voci di Marcinelle”, un docufilm sulla tragedia

Presentato il lavoro con la regia di Davide Cavuti, narratore Luca Telese
PESCARA. Un film documentario per non dimenticare, per riaccendere ancora una volta i riflettori su una tragedia che quest'anno compirà settant'anni e che conta anche vittime abruzzesi, in particolare di Manoppello. È “Le voci di Marcinelle”, lavoro che vede Davide Cavuti alla regia e, tra i protagonisti, il direttore del Centro Luca Telese, co-autore della sceneggiatura con lo stesso Cavuti e con il caporedattore Domenico Ranieri. L'opera, ancora in fase di realizzazione, è stata presentata ieri, nella sala Zatterin della redazione del Centro. Le riprese, iniziate lo scorso 26 aprile, hanno fatto tappa a inizio maggio anche a Marcinelle. Era presente il direttore editoriale del Centro e amministratore delegato di Rete8, Giovanni Scurti.
«Non c'è enfasi se dico che da lì non siamo tornati gli stessi», ha esordito Telese. «Quel sito è incredibile. Ne abbiamo parlato durante il viaggio e ci penso ancora adesso quando passo sull'autostrada, perché veramente è una memoria incandescente e viva, non è pacificata. I belgi, quando parlano di Marcinelle, dicono “La Catastrophe” perché non è una responsabilità, è qualcosa che è accaduto, come la pioggia o l'alluvione. E invece fu una strage dettata da condizioni incredibili. Noi stessi, camminando in quei cunicoli e in quei sentieri, ci siamo chiesti come sia potuto succedere che quelle persone lavorassero in condizioni simili».
Il soggetto e la colonna sonora sono di Davide Cavuti, la fotografia di Matteo Veleno. Completano il cast tecnico Enrico Sciovante (assistente alla regia), Emanuele D’Ancona (collaborazione e archivio), Pietro Nissi (fotografo di scena) e Ilaria Muccetti (comunicazione). La produzione è di MuTeArt Film e Fondazione Pescarabruzzo, con il partenariato del Museo del Bois du Cazier, della Stefano Francioni Produzioni, del teatro Marrucino, del quotidiano il Centro, dell’emittente Rete8 e del Centro Studi Nazionale Cicognini, in collaborazione con il Comune di Manoppello.
«Mantenere viva la memoria di un tragico evento come quello di Marcinelle è importante non solo per ricordare il sacrificio delle 262 vittime, ma anche per contribuire a tenere sempre alta l’attenzione sulla sicurezza sui posti di lavoro», ha dichiarato Cavuti. Durante le riprese a Marcinelle sono state raccolte le testimonianze di un minatore che lavorava nella miniera di Bois du Cazier all’epoca dei fatti, nonché quelle di alcuni figli di minatori che morirono nel drammatico evento, oltre al contributo di studiosi che operano all’interno del Museo di Bois du Cazier.
«Proprio qui, in questa trappola mortale che infila il destino di 262 esseri umani nel ventre della terra, la storia si specchia nei suoi 70 anni di vita mancata e urla disperata i nomi dei suoi morti, quei figli della disperazione che erano alla ricerca di una speranza», ha affermato Ranieri. «Siamo qui, dentro i luoghi della memoria, qui dove il rantolo del tempo scandisce i tempi della tragedia. Sono tutti morti nell’abisso dei sogni infranti. Non torneranno più, ma in realtà sono tutti qui, adesso, nel ricordo collettivo di un sacrificio terribile e ingiusto», recitano le parole, ancora di Ranieri, interpretate dai protagonisti del film sul set allestito nel luogo della memoria a Marcinelle, a settant’anni dalla sciagura. Nelle prossime settimane la troupe del film si sposterà di nuovo in Abruzzo, in varie località toccate dalla catastrofe, tra cui Manoppello, per completare le riprese del documentario, con la partecipazione di alcuni volti noti del cinema e della cultura italiana.
Per la vice sindaca di Manoppello, Giulia De Lellis, «c'è una percezione di Marcinelle prima di andarci e ce n'è un'altra dopo esserci stati. Io ho avuto l'immane fortuna di essere presente lì in una delle tante celebrazioni a cui il Comune di Manoppello viene invitato a presenziare. Era il 2018, ero abbastanza giovane e ho avuto un brivido passando all'interno di quella che era soltanto una riproduzione dei rumori, dei suoni, degli odori e dei colori della galleria in cui effettivamente i nostri minatori hanno lavorato. Mi auguro che questo documentario possa trasmettere le stesse emozioni che ha provato chi è andato sul posto. Marcinelle, dopo settant'anni, continua a essere ancora un tema molto attuale».
Francesco Berardi, professore associato in Lingua e Letteratura Latina al dipartimento di Lettere dell’università Gabriele d’Annunzio, ha ricordato che «affinché ci sia memoria deve esserci un fatto e devono esserci giornalisti, studiosi e artisti che facciano parlare un fatto. Ma poi quel fatto, divenuto memoria, si trasforma in ammonimento affinché non si ripetano gli stessi errori». L’ex direttore regionale della Cna, Graziano Di Costanzo, ha raccontato i tanti sacrifici fatti da suo padre: «A dieci anni è stato mandato a lavorare nelle fornaci, poi ha fatto quattro anni di guerra e tre anni di prigionia. Nel 1949 è andato a lavorare in Belgio, a Liegi, e grazie a quel lavoro ha comprato casa. Nonostante tutto questo, l'ho visto piangere una volta sola. Io sono stato a Marcinelle vent'anni fa, e l'idea di infilarsi dentro un cunicolo per 100 metri, altro 60-70 centimetri, è qualcosa che mi atterrisce; eppure mio padre l'ha fatto perché altrimenti non potevamo campare».
Antonio Consalvi, responsabile culturale dell'associazione Voci dalla Miniera e Museo del Minatore di Palombaro, ha concluso con alcune riflessioni: «Un dato su cui ragionare è che la gente andava a lavorare convinta che si trattasse di un luogo sicuro, in quanto statale. E invece, come sappiamo, non è stato così. Ma vi dico anche un'altra cosa. Era stato stipulato un patto in base al quale si prevedeva che 33 chili al giorno del carbone estratto, per ogni minatore, venissero destinati allo Stato italiano: questo significa che sono stati i lavoratori del sud, e non quelli del nord, il volàno dell'economia industriale post-bellica». Il ricordo di Marcinelle non si spegne, e mai dovrà farlo. Il film documentario di Cavuti e dei suoi tanti collaboratori servirà sicuramente a portare ancora avanti questo discorso.
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