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11 agosto

11 Agosto 2026

Oggi, ma nel 2006, a Zanano di Sarezzo, in provincia di Brescia, la pakistana Hina Saleem, di 20 anni, arrivata nel Belpaese da Gujrat a 14, veniva sgozzata, dopo essere stata raggiunta già da 20 coltellate, dal padre, Mohammed Saleem, di 50, aiutato dai due cognati Zahid Mahmood e Khalid Mahmood, entrambi di 27, perché non voleva sottostare ai rigidi dettami islamici ed era considerata eccessivamente integrata nello stile di vita occidentale. Da cristiana e non da musulmana. Quindi veniva seppellita nell’orto della casa patriarcale al civico 133 di via Dante Alighieri nella quale era stata attirata con la scusa di presenziare alla visita di parenti giunti dalla nazione d’origine.

Già il 4 marzo 2003 Hina (nella foto, particolare) aveva denunciato la sua famiglia, particolarmente il capofamiglia, operaio in una fabbrica di lucidatura pentole della Valtrompia, per abusi e maltrattamenti, nella caserma dei carabinieri di Villa Carcina, ma poi aveva ritirato l’accusa. Era stata ritirata da scuola perché fumava sigarette e secondo la legge coranica ciò non si addiceva ad una donna. Aveva lavorato in una pizzeria bresciana ed era fidanzata con Giuseppe Tempini, operaio di 33 di Pisogne. Pur essendo promessa sposa ad un cugino, figlio della sorella della madre Bushra Begun, di 46, residente in Pakistan. A rinvenire la fresca sepoltura era il convivente Tempini, allarmato dalle mancate risposte della ragazza al cellulare.

Il 12 novembre 2009 gli assassini verranno condannati, in via definitiva dopo il passaggio in Corte di cassazione, a 30 anni di reclusione per Mohammed Saleem e a 17 rispettivamente per Zahid e per Khalid Mahmood. Il femminicidio, che vent’anni addietro destava enorme clamore mediatico, verrà rievocato nelle 304 pagine del volume, scritto dai giornalisti Giommaria Monti e Marco Ventura, intitolato “Hina: questa è la mia vita. Storia di una figlia ribelle”, pubblicato dall’editore milanese Piemme, nel 2011. Il 18 aprile 2018, nella già menzionata città di Gujrat, Sana Cheema, altra pakistana di 25 anni, ben integrata a Brescia, subirà la medesima sorte di Hina - verosimilmente per mano del padre Moustafa e del fratello Adnan che comunque non verranno ritenuti colpevoli dalla giustizia del Punjab - perché rifiuterà di acconsentire al matrimonio combinato, preferendo unirsi al bresciano.