Assalto in villa all’Aquila, l’identikit di uno dei rapinatori conservato sui vestiti della vittima

La Scientifica passa al setaccio gli indumenti dell’avvocato trattenuto in macchina da un malvivente: l’uomo ha parlato di un soggetto con accento straniero, probabilmente dell’Est
L’AQUILA. Un vaso che infrange il parabrezza e finisce dritto addosso al guidatore. Che però in quel momento era fermo, perché aveva appena parcheggiato la macchina in garage. È così che sarebbe cominciato l’incubo vissuto da un noto avvocato aquilano di 67 anni, tre sere fa sorpreso da un commando di rapinatori a volto coperto, poi divisi tra chi lo ha immobilizzato in macchina e chi ha invece guadagnato l’accesso all’abitazione così da dirigersi verso la cassaforte a colpo sicuro e mettere quindi le mani su un bottino da 50mila euro, tra denaro e gioielli.
Un vero e proprio agguato, insomma, quello subìto dal professionista residente in via Luigi Biordi, tra le frazioni di Paganica e Tempera. Di quelli che di certo non si improvvisano. Anzi, si pianificano attentamente a tavolino, anche a costo di monitorare “la preda” per diverso tempo prima di poter passare all’azione, così da riuscire a coglierlo alla sprovvista quando ormai si sentiva già a casa, al sicuro.
Che non si sia trattato di un colpo “estemporaneo”, del resto, ne sono convinti gli stessi investigatori, che ora indagano senza tralasciare nessuna pista. Con gli agenti della Squadra Mobile che ora stanno infatti passando al setaccio – oltre alle immagini delle telecamere della stessa abitazione del 67enne – anche la rete di contatti del professionista, così da appurare se qualcuno potesse avere avuto modo di conoscere la collocazione della cassaforte, così come del suo ingente contenuto.
Gli uomini della Scientifica hanno intanto raccolto impronte e sequestrato i vestiti indossati dall’avvocato al momento della rapina, su cui adesso sperano di riuscire a isolare tracce riconducibili almeno a uno dei rapinatori. Lo stesso rimasto all’interno del veicolo insieme alla vittima – tenuto fermo per le braccia, dove ha infatti riportato diverse escoriazioni dovute alla concitazione del momento – così che il resto della banda avesse vita facile nel raggiungere il vero obiettivo dei malviventi.
«Aveva un accento straniero, probabilmente dell’Est», è l’unica indicazione che il 67enne è riuscito a fornire agli inquirenti, nonostante il comprensibile stato di choc. Neanche una parola scambiata invece con gli altri due, che non hanno perso tempo a introdursi nell’abitazione passando direttamente dal box auto. Quindici i giorni di prognosi refertati in pronto soccorso al professionista, che nel corso della rapina ha riportato escoriazioni anche sul volto, con ogni probabilità dovute alle schegge del parabrezza andato in frantumi davanti ai suoi occhi.
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