Frane, il Comune diffida la Sge

3 Giugno 2010

Gli uffici: i danni sono conseguenze del terremoto

L'AQUILA. Continua il rimpallo di responsabilità fra il Comune dell'Aquila e la Struttura per la gestione dell'emergenza su chi deve finanziare gli interventi di messa in sicurezza in seguito ad alcuni smottamenti e alla frana che minaccia l'acquedotto del Chiarino. Dopo i solleciti, ora il Comune ha diffidato la Sge.

La diffida è quella spedita il 13 maggio dall'assessore comunale alle Opere pubbliche, Ermanno Lisi, e dal dirigente, Renato Amorosi, per esortare la struttura a finanziare i lavori per risolvere alcune situazioni d'emergenza nell'aquilano.  Una diffida inviata anche al commissario per la ricostruzione e presidente della Regione Gianni Chiodi e al capo della Struttura tecnica di missione, Gaetano Fontana

Il 25 maggio, la risposta della Sge arriva a Fontana, ma non al Comune: «La struttura finanzia solo i lavori con carattere non definitivo legati ai danni del terremoto e dunque all'emergenza».  Una risposta che non è piaciuta ai tecnici perché non chiarisce chi debba finanziare i lavori «di somma urgenza» segnalati dal Comune più volte, fin da gennaio, e relativi non solo alla «preoccupante» frana crollata sull'acquedotto con il terremoto, ma anche ad altre cinque «situazioni di pericolo», come ha spiegato Lisi, «che potrebbero causare danni a persone o cose e che avrebbero bisogno di lavori urgenti di consolidamento». 

Fra queste, via della Polveriera (dove qualche settimana fa un masso è precipitato sulla strada ferendo un automobilista), un tratto di strada a Camarda, la costa di montagna sopra al ristorante La Conca e al terminal di via Caldora.  Infine, tra le emergenze anche la strada di collegamento tra la statale 17 e la parte alta di Bazzano.  Un blocco che il Comune sperava di superare attraverso la diffida. 

«La Sge ha risposto solo a Fontana ignorando il Comune che pure in questi sei mesi ha documentato che gli smottamenti sono stati causati dal sisma del 6 aprile 2009 e dalle scosse successive», spiega il funzionario comunale Carlo Bolino. «Ieri mattina ho inviato un'altra lettera di precisazioni alla Sge, a Chiodi e a Fontana per chiarire che gli interventi devono essere permanenti per evitare una spesa ulteriore. La rottura della condotta farebbe quadruplicare, infatti, il costo dei lavori, attualmente quantificati in 800 mila euro». 

Intanto, il rischio che la frana «riprenda a scendere a valle rompendo la condotta del Chiarino è ancora attuale», aggiunge il commissario straordinario per il Servizio idrico, Pierluigi Caputi.  Entro la settimana probabilmente ci sarà un nuovo sopralluogo dei tecnici nella zona dove si è verificata la frana, in località «Due fossi», dove la terra continua a gonfiarsi sotto il peso dell'acqua. Una situazione che si sta aggravando per l'assenza di interventi. (m.g.)

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