la storica visita

Il racconto dell’allora sindaco Ronconi: «Il Papa rimase affascinato: non voleva andare via»

9 Agosto 2026

«Ci avvisarono solo quattro giorni prima, una grande emozione»

«Quella mattina, era il 9 agosto 1986, un sabato, l'emozione mi aveva travolto. Non sapevo proprio che abito indossare per accogliere il Papa. Allora, mi rivolsi al direttore della Santa Sede e portavoce di Giovanni Paolo II, Joaquin Navarro- Valls, che era già arrivato in paese. Mi rispose: vesta di nero, nero come un corvo». Accenna un sorriso, l'allora sindaco di Rocca di Mezzo, Fausto Ronconi, nel ricordare «il gran giorno». Mentre sfoglia l'album dei ricordi e ci mostra le foto di Papa Wojtyla, prima con una lunga tunica di colore bianco e lo zucchetto sul capo, per la visita istituzionale sul palco al centro della piazza del Comune. Poi in verde, in pendant con la distesa erbosa dei Piani di Pezza, immerso nella marea di 13mila giovani dell'Agesci, accorsi da tutta Italia in occasione della “Route nazionale Rovels- Scolte”, organizzata dall'Associazione guide e scout cattolici italiani.

Come ricorda quel giorno?

«Un'emozione indescrivibile accogliere il Santo Padre. Siamo stati informati appena quattro giorni prima che sarebbe arrivato il Papa ai Piani di Pezza, dalla Prefettura, dalla Santa Sede e dall'arcivescovo dell'Aquila, Mario Peressin. All'inizio non era prevista la visita a Rocca di Mezzo, ma solo l'incontro con i giovani ai Piani di Pezza dove erano radunati 13mila scout. A quell'evento stavamo lavorando da mesi, con il supporto della Regione: era stata costruita una sorta di piccola città con tutti i servizi, l'acqua, le cabine telefoniche».

E quando avete saputo che sarebbe arrivato il Papa?

«Il programma è cambiato e ci siamo messi al lavoro per accoglierlo al meglio. La notizia, per motivi di sicurezza, non era stata divulgata. Cinque anni prima, in piazza San Pietro, c'era stato l'attentato a Papa Wojtyla, ferito da due colpi di pistola sparati dal killer turco, Mehmet Ali Agca. Le misure di sicurezza, dopo quell'episodio, erano imponenti. Il Papa arrivò a Rocca di Mezzo intorno alle 15: l'elicottero atterrò nella zona del campo sportivo e da lì si spostò in piazza su una gip bianca, scoperta, che ci eravamo procurati».

Quali furono le prime parole di Giovanni Paolo II?

«Si rivolse ai villeggianti e ai cittadini di Rocca di Mezzo pronunciando la stessa frase che, poi, ebbe modo di ripetere davanti ai giovani».

Ovvero?

«Che quella era la prima in visita “legale” - disse proprio così - ai Piani di Pezza, lasciando intendere che conosceva bene la zona perché a Campo Felice sciava abitualmente. Quando arrivava in incognita, dalla Santa Sede, gli riservavano persino una pista».

Torniamo alla macchina organizzativa: allora non c'era la Protezione civile. Come vi siete mossi?

«Nei giorni precedenti le forze di polizia ispezionarono tutta l'area e ai Piani di Pezza fu interdetto l'ingresso alla cittadinanza, anche se molta gente arrivò a piedi. Una fiumana di persone che voleva vedere il Papa da vicino. La cosa più complicata fu l'organizzazione dell'accoglienza dei 13mila scout che raggiunsero l'Altopiano delle Rocche con quasi 200 pullman. Si mobilitò l'intera cittadinanza».

Ad accogliere il Papa c'erano 13mila scout dell'Agesci, un colpo d'occhio notevole...

«Le foto dell'epoca dicono tutto. Wojtyla tra i giovani, che accarezza i bambini, stringe mani le mani dei fedeli».

È vero che chiese di camminare il più possibile tra la gente?

«Avevamo posizionato le transenne lungo il percorso, ma lui scese dalla macchina e andò a piedi. Ai Piani di Pezza arrivò verso le 16,30 e all'imbrunire non voleva andar via, affascinato dai canti dei giovani e da quell'immensa distesa di divise blu».

Così, Rocca di Mezzo finì sulla stampa internazionale...

«C'erano giornalisti e tv da tutto il mondo. Conservo una rassegna stampa con oltre 400 articoli. Un momento unico».

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