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«Luigi morto in reparto senza un perché, chiedo giustizia»: il dramma della sorella

25 Febbraio 2026

Il 51enne era stato ricoverato in ospedale per una caduta e sottoposto a due interventi chirurgici. I familiari hanno presentato denuncia 

CIVITELLA ROVETO. «Ora bisogna pregare». In quel momento, nei corridoi del quarto piano dell’ospedale di Avezzano, Rachele ha sentito il cuore spezzarsi. Poi tutto è andato a rotoli. Solo tre giorni prima suo fratello Luigi Conversi era stato trasportato in pronto soccorso per le conseguenze riportate in seguito a una caduta. Dopo un primo intervento al ginocchio, il 51enne è stato nuovamente portato sotto i ferri per un bypass al polpaccio. Il quadro clinico da quel momento ha cominciato a degenerare irreversibilmente. Fino alla morte, lo scorso 21 febbraio. «Mercoledì scorso mi ha chiamato una mia amica dal bar, dicendomi che Luigi era improvvisamente caduto dopo essersi alzato dalla sedia», racconta Rachele Conversi.

«Quando sono arrivata sul posto, lui stesso mi ha detto di non avere più sensibilità a una gamba. La sentiva addormentata. Ho chiamato il 112 ed è subito arrivata l’ambulanza della Croce Verde. Da lì siamo corsi in ospedale», aggiunge. «Per tutto il tempo della permanenza in pronto soccorso mi è stato concesso di entrare solo una volta per 5 minuti. Il giorno dopo sono tornata ma il personale era in sovraccarico, essendoci due codici rossi. E così non mi hanno fato accedere. Fino a quando, di pomeriggio, Luigi mi ha mandato un messaggio per dirmi che sarebbe stato sottoposto a un intervento a un ginocchio, al termine del quale è stato ricoverato in Rianimazione “in via precauzionale”. Questo mi è stato spiegato. Quella notte i medici mi hanno consentito di vederlo. Sembrava stesse bene, abbiamo scherzato e lui chiedeva di sua nipote. Mia figlia Anna».

L’indomani, però, la situazione si è complicata. «Quando sono tornata in orario di visita l’ho visto molto agitato. Gli chiedevo come stava e lui continuava a rispondermi che andava meglio. Con il senno del poi, credo non volesse farmi preoccupare. La sera mi ha fatto chiamare da un chirurgo. Mi ha spiegato che Luigi sarebbe nuovamente stato operato per un intervento al polpaccio, dal quale però non si è mai più ripreso». Al termine dell’intervento il personale sanitario ha spiegato a Rachele di una serie di complicazioni «legate a patologie latenti di mio fratello». Il drammatico epilogo nel pomeriggio di sabato. Una chiamata dall’ospedale che difficilmente dimenticherà: «Torni, per favore, la situazione è grave». Ma a nulla è servito.

Oggi Rachele, suo marito e sua figlia chiedono di capire cosa sia andato storto dopo quella che sembrava essere una semplice caduta. «Non accuso nessuno, non è da me. Chiedo solo che qualcuno mi spieghi perché è morto mio fratello». La donna ha presentato una denuncia ai carabinieri tramite l’avvocato Berardino Terra e ottenuto che la salma fosse sottoposta ad autopsia. L’incarico al medico legale sarà conferito stamattina negli uffici della Procura di Avezzano. «Sono rimasta sola», confida Rachele. «Eravamo solo io e lui. Abbiamo perso nostra madre quando lui aveva solo 16 anni e io 12. Poi è mancato anche nostro padre. Mia figlia, che ora ha 16 anni, non riesce a farsene una ragione. Luigi era tutto per noi. Una lampadina da cambiare, l’erba da tagliare, le rose rosse davanti al municipio, gli addobbi giù al fiume quando arriva san Giovanni. E poi era quel bambino che saliva sul palco della piazzetta e cantava “Susanna”. E io non so come farò senza di lui».

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