Popolo delle carriole: no alle tasse

La protesta dei cittadini, di nuovo al lavoro per pulire le antiche mura
L'AQUILA. Hanno scelto le antiche mura cittadine i battaglieri componenti del popolo delle carriole per protestare contro l'incuria in cui versa la città. Incuria, dicono, materiale e morale. Perché morale è la questione delle tasse che gli aquilani dovranno tornare a pagare. Appuntamento alle 10 davanti alla stazione dell'Aquila. Da qui cinquanta persone, il cuore del popolo delle carriole, si è mosso con «zappe, rastrelli e carriole» verso il tratto murario prescelto, più o meno di fronte al bivio che porta a via Rocco Carabba.
Con i loro attrezzi hanno pulito simbolicamente le mura dalla vegetazione, «talmente alta da coprire i danni del terremoto», racconta Pina Lauria dell'assemblea cittadina. Nemmeno la pioggia li ha scoraggiati. Davanti al masso che con le scosse del 6 aprile 2009 si è staccato dalle mura, il popolo delle carriole ha celebrato una strana ricorrenza: il compleanno del sasso abbandonato in mezzo al marciapiede da 30 mesi. Una ricorrenza festeggiata con la torta preparata dalla storica pasticceria Rauco. Sopra, la scritta «Immota manet, complimenti, sono 30 mesi». «Sono due anni e mezzo che questo sasso è qui», commenta Pina Lauria, «simbolo dell'immobilismo delle istituzioni, in un punto dove sorge la cittadella della giustizia e dove quindi si presume ci sarà un aumento del traffico».
Ma l'iniziativa dell'assemblea cittadina è stata ieri anche l'occasione per lanciare alle istituzioni una richiesta: snellire la burocrazia e avviare la ricostruzione. Poi c'è la questione irrisolta degli adempimenti fiscali. Dal primo novembre, tra venti giorni, gli aquilani dovranno cominciare a restituire al 100 per cento le tasse sospese dopo il sisma. «Un trattamento che sfiora la disuguaglianza sociale», dice Lauria, «visto che altre popolazioni in passato colpite da terremoti le hanno restituite soltanto al 40 per cento».
Un tema sul quale il sindaco Cialente ha lanciato il suo allarma alcuni giorni fa: «È assurdo pagare 100 milioni di euro», aveva detto. «C'è un articolo della Costituzione che richiama all'uguaglianza come diritto fondamentale del popolo italiano», aggiunge Lauria. «Come è possibile che noi ogni sei mesi dobbiamo rivendicare una parità di trattamento che lede la nostra dignità? È una situazione che ci distoglie dai veri obiettivi, che sono la ricostruzione, il recupero della nostra vita e del nostro destino. Spendere energie per chiedere una misera proroga significa distogliere l'attenzione di ciascuno di noi dai temi che riguardano concretamente la rinascita della città».
Tasse e incuria cittadina sono dunque «facce della stessa medaglia», spiega Lauria. «Il degrado delle vie e dei monumenti - come nel caso delle mura cittadine, unico bene storico che non è stato puntellato, ad eccezione del tratto a ridosso della fontana delle 99 Cannelle - è simbolo anche di degrado sociale».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

