Sfollati, un’odissea per lavorare
La vita dopo il 6 aprile, rabbia e rassegnazione dei pendolari per i disagi
L’AQUILA. Tante altre storie, quasi tutte di dolore e sofferenza, spuntano dall’iniziativa «Ieri e oggi, così è cambiata la vostra vita» da noi avviata per dare voce alle vicende dei terremotati. Il lavoro è uno dei temi più ricorrenti anche per chi non lo ha perso.
«La nostra casa» dice Tommaso Tani, «era un appartamento in un condominio. Siamo un nucleo di tre persone di cui due lavoratori che hanno conservato il lavoro ma siamo costretti a viaggiare ogni giorno, prima da Pescara e ora da Rocca di Mezzo». Sulle stessa linea la testimonianza di Lucio Paolucci. «La mia casa è in zona rossa e dopo il terremoto ho perso il lavoro ma ne ho trovato un altro. Ora abito a Rocca di Cambio e devo fare 70 chilometri al giorno per andare e tornare.
Mia madre, 82 anni, vive a 40 chilometri dall’Aquila, senza possibilità di riavvicinarla». Ci sono poi i problemi dei single che si aggiungono a quelli della lontananza. «Sono ospitata a Rosciolo, frazione di Magliano dei Marsi» dice Marinella Miglio, «sono sola e non mi hanno dato una casa. Non ne hanno fatte abbastanza e i single sono fuori. Le ripercussioni sono gravissime anche perchè il palazzo di giustizia è lesionato e la procura è a Bazzano. Passo ore sui mezzi pubblici soffro di discopatie e viaggiare sui bus (foto) aggrava la situazione della schiena». «Mia madre» dice Raffaella Cannone, «si chiama Regina Sofia e a maggio compirà 85 anni.
A seguito del censimento dell’agosto 2009 ha chiesto un alloggio del Progetto case che le è stato assegnato a Cese di Preturo. Il 25 settembre scorso ha effettuato il colloquio per la verifica dei requisiti con esito positivo ma da allora non è stata più chiamata. Dopo alcune peripezie abbiamo saputo ufficialmente che gli appartamenti del Progetto case non bastavano e i single sono fuori. Mia madre prega ogni giorno per tornare a vivere all’Aquila. Non si rassegna». «La nostra casa» dice Rita Sticco, «era una villetta di 300 metri quadrati costruita rispettando le norme antisismiche.
Adesso è classificata E. Noi siamo in una casa in affitto perchè quella che ci era stata assegnata a novembre non avevano ancora cominciato a costruirla. E noi eravamo allo stremo delle forze dopo 8 mesi di 200 chilometri al giorno da Alba Adriatica. Abbiamo trovato un alloggio in affitto e abbiamo dovuto rinunciare al Map».
Dalle testimonianze emerge anche la rabbia per i ritardi. «Abitavamo in un appartamento in un piccolo condominio di Pettino» dice Debora Amadori, «e ora abitiamo a Paganica. Abbiamo ottenuto l’ok al finanziamento per i lavori di ripristino del nostro appartamento ma non è possibile cominciare i lavori perchè occorre che sia approvata la richiesta che riguarda le parti comuni. E’ tutto pronto ma non si può partire».
«Per la ricostruzione» afferma Fabio Paolucci «ognuno fa da se. Abbiamo preso un ingegnere che diriga la ricostruzione delle nuove palazzine. Ma i test sul terreno procedono lentamente e ancora non si hanno certezze sulle regole per la ricostruzione. Penso che potremo tornare a casa tra qualche anno, altrimenti mai».
«La mia abitazione era bellisima» racconta Barbara Vaccarelli «nuova grande dove i bambini potevano giocare al sicuro. Ora sono tutti appartamenti inagibili e gli sciacalli li hanno saccheggiato quasi tutti. Da un mese lavoro a Roma come pendolare con consistente perdita di stipendio. Se tutto questo è tornare alla normalità...».
Fin qui alcuni dei racconti della gente nell’ambito del progetto dei quotidiani «La Repubblica» e «il Centro» che hanno messo a disposizione dei lettori spazi di formazione e di commento sia sui siti (www.repubblica.it e www.ilcentro.it) che sulla carta. Attendiamo altri contributi.

«La nostra casa» dice Tommaso Tani, «era un appartamento in un condominio. Siamo un nucleo di tre persone di cui due lavoratori che hanno conservato il lavoro ma siamo costretti a viaggiare ogni giorno, prima da Pescara e ora da Rocca di Mezzo». Sulle stessa linea la testimonianza di Lucio Paolucci. «La mia casa è in zona rossa e dopo il terremoto ho perso il lavoro ma ne ho trovato un altro. Ora abito a Rocca di Cambio e devo fare 70 chilometri al giorno per andare e tornare.
Mia madre, 82 anni, vive a 40 chilometri dall’Aquila, senza possibilità di riavvicinarla». Ci sono poi i problemi dei single che si aggiungono a quelli della lontananza. «Sono ospitata a Rosciolo, frazione di Magliano dei Marsi» dice Marinella Miglio, «sono sola e non mi hanno dato una casa. Non ne hanno fatte abbastanza e i single sono fuori. Le ripercussioni sono gravissime anche perchè il palazzo di giustizia è lesionato e la procura è a Bazzano. Passo ore sui mezzi pubblici soffro di discopatie e viaggiare sui bus (foto) aggrava la situazione della schiena». «Mia madre» dice Raffaella Cannone, «si chiama Regina Sofia e a maggio compirà 85 anni.
A seguito del censimento dell’agosto 2009 ha chiesto un alloggio del Progetto case che le è stato assegnato a Cese di Preturo. Il 25 settembre scorso ha effettuato il colloquio per la verifica dei requisiti con esito positivo ma da allora non è stata più chiamata. Dopo alcune peripezie abbiamo saputo ufficialmente che gli appartamenti del Progetto case non bastavano e i single sono fuori. Mia madre prega ogni giorno per tornare a vivere all’Aquila. Non si rassegna». «La nostra casa» dice Rita Sticco, «era una villetta di 300 metri quadrati costruita rispettando le norme antisismiche.
Adesso è classificata E. Noi siamo in una casa in affitto perchè quella che ci era stata assegnata a novembre non avevano ancora cominciato a costruirla. E noi eravamo allo stremo delle forze dopo 8 mesi di 200 chilometri al giorno da Alba Adriatica. Abbiamo trovato un alloggio in affitto e abbiamo dovuto rinunciare al Map».
Dalle testimonianze emerge anche la rabbia per i ritardi. «Abitavamo in un appartamento in un piccolo condominio di Pettino» dice Debora Amadori, «e ora abitiamo a Paganica. Abbiamo ottenuto l’ok al finanziamento per i lavori di ripristino del nostro appartamento ma non è possibile cominciare i lavori perchè occorre che sia approvata la richiesta che riguarda le parti comuni. E’ tutto pronto ma non si può partire».
«Per la ricostruzione» afferma Fabio Paolucci «ognuno fa da se. Abbiamo preso un ingegnere che diriga la ricostruzione delle nuove palazzine. Ma i test sul terreno procedono lentamente e ancora non si hanno certezze sulle regole per la ricostruzione. Penso che potremo tornare a casa tra qualche anno, altrimenti mai».
«La mia abitazione era bellisima» racconta Barbara Vaccarelli «nuova grande dove i bambini potevano giocare al sicuro. Ora sono tutti appartamenti inagibili e gli sciacalli li hanno saccheggiato quasi tutti. Da un mese lavoro a Roma come pendolare con consistente perdita di stipendio. Se tutto questo è tornare alla normalità...».
Fin qui alcuni dei racconti della gente nell’ambito del progetto dei quotidiani «La Repubblica» e «il Centro» che hanno messo a disposizione dei lettori spazi di formazione e di commento sia sui siti (www.repubblica.it e www.ilcentro.it) che sulla carta. Attendiamo altri contributi.

