Sorelline, la donna che le ha tenute in casa chiede di essere ascoltata: «Mi vergogno»

Intanto no ai contatti con mamma e papà: le ragazze si trovano in una nuova casa famiglia, in luogo segreto, assistite da psicologi. Continua l’indagine sul nucleo familiare
SULMONA. «Mi vergogno di quello che ho fatto. Non mi posso nemmeno affacciare dalla finestra. Non mi sento molto bene. Ora sarà il mio avvocato a indicarmi la strada». Con il passare dei giorni prende consapevolezza Maria Sofia Russo, l’80enne di Formia indagata per sequestro di persona aggravato in concorso. La donna potrebbe essere sentita dagli investigatori, come auspica la sua avvocata Sarah Grieco. La vicenda riguarda la sottrazione delle sorelle di Minturno, prelevate da una casa famiglia di Civitella Alfedena e poi tenute nascoste proprio nella casa della zia per circa due settimane. Attualmente le due si trovano in una località segreta, non resa nota neanche ai genitori. Sono costantemente assistite da un gruppo di psicologi. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, la gestione della situazione sarebbe stata condivisa anche con altre persone: Valentina D’Acunto, madre delle bambine, il nonno Marco D’Acunto e il compagno di lei, Vincenzo Esposito.
Nei giorni scorsi i carabinieri si sono recati nell’abitazione della Russo per notificare un atto formale, ma l’intervento non è stato completato poiché l’anziana stava rilasciando interviste a dei giornalisti, interrompendo così la procedura ufficiale. L’avvocata della donna, Sarah Grieco, ha dichiarato che la sua cliente non si sente bene, ha bisogno di tranquillità e riposo e che ogni decisione dovrà essere presa dal suo legale. «È fondamentale fare distinzione tra le dichiarazioni spontanee rese in contesti informali e quelle che potranno essere eventualmente utilizzate nel procedimento giudiziario» sottolinea l’avvocata che valuta di presentare istanza di interrogatorio di garanzia qualora non provveda al riguardo la procura di Sulmona che conduce le indagini. Le versioni fornite dalla Russo negli ultimi giorni sono state contraddittorie.
Le minori sono state effettivamente ospitate nella sua abitazione mentre le ricerche a loro dedicate si estendevano su un ampio territorio montano, sotto il coordinamento della prefettura dell’Aquila. Il 21 giugno sera è arrivato un intervento dei carabinieri che ha permesso la liberazione delle ragazze, chiudendo quella fase delle ricerche e aprendo quella delle valutazioni legali sulle responsabilità. Gli inquirenti ritengono che la zia potesse essere consapevole della caccia alle minori tramite le notizie televisive, e che comunque abbia contribuito a mantenerle nascoste. La gravità dell’accusa non verrebbe attenuata dall’età avanzata della donna, anche se eventuali condizioni di salute potranno essere considerate nelle fasi successive dell’indagine o in un eventuale processo. Russo sostiene invece di aver offerto alle ragazze solo un semplice aiuto.
Dagli atti emerge che il 6 giugno, un giorno prima del prelievo dalle strutture protette, la nonna materna delle bambine, Maria Mastroianni (non indagata), accompagnata dalla figlia e dal marito, avrebbe chiesto alla Russo di prendersi cura delle nipoti per pochi giorni, garantendo che sarebbero presto tornate dalla madre. Gli inquirenti ipotizzano che invece vi fosse una fuga pianificata con l’intento di allontanare definitivamente le minori, e che questa azione non sia stata improvvisata, ma preceduta da una preparazione che coinvolgerebbe soprattutto la madre delle giovani. Intanto vanno avanti le indagini coordinate dal capo della procura Luciano D’Angelo, che ha ribadito che non ci sono al momento altri indagati.
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