Sorelline ritrovate, la mamma in carcere. Lo sfogo del papà: «Tutta questa guerra non serviva a nulla»

La vicenda di Civitella Alfedena. Stefano Di Giacinto racconta l’emozione che ha vissuto la sera del ritrovamento: «Ho avuto un crollo emotivo, ma volevo assistere alla loro liberazione. Le mie figlie? Non le voglio a casa e non ho mai preteso questo: meglio se vanno in un posto super sicuro per essere controllate ed evitare inconvenienti»
SULMONA. La luce si è riaccesa sugli occhi di Stefano Di Giacinto, il padre delle ragazzine di 12 e 16 anni che si erano allontanate dalla casa famiglia di Civitella Alfedena e sono state ritrovate in un’abitazione di Formia domenica scorsa. Papà Stefano solo ora prova a metabolizzare quanto accaduto. L’altra sera, tra l’emozione della buona notizia e la rabbia di un sequestro inspiegabile, è crollato accusando un malore. Per lui si è reso necessario il trasferimento in ospedale. «Stanotte non ho chiuso occhio, sono tornato a casa alle tre più o meno», racconta l’uomo con voce carica di emozione. «L’emozione è tantissima: spero stiano bene e lascio loro tutto il tempo necessario per smaltire tutto questo stress e la paura. Io sono qui e le aspetto».
Il padre delle adolescenti ha poi ripercorso i momenti del ritrovamento: «Sono stato avvisato domenica sera dal mio avvocato. Poi la compagnia dei carabinieri di Formia mi ha invitato nella loro stazione e mi hanno dato questa notizia. Sono crollato subito fisicamente, mi hanno portato al pronto soccorso e fatto i controlli, ma ho chiesto di firmare e uscire per essere presente alla liberazione di Alisya e Sarah».
Stefano ha espresso delle perplessità sul luogo in cui sono state trovate le ragazzine, un’abitazione a Formia riconducibile a una presunta zia della madre: «Non ho mai visto questa signora, non penso che sia una loro parente, ho questo dubbio. Forse l’hanno conosciuta dopo la separazione, ma prima non l’ho mai vista. Da come mi hanno riferito, sono state intercettate tramite una videochiamata che stavano facendo la sera prima. Qualcuno ha organizzato tutto e le ha portate qui, a piedi è impossibile che siano arrivate. Ma sono curioso di sapere chi le ha prese dalla casa famiglia. Non ho mai accusato nessuno e mai accuserò. Sarà la legge a fare il suo corso. Rimango fermo sulla mia linea, resto lucido per andare avanti sempre a sostegno delle mie figlie».
Parlando del percorso che attende le due sorelle, il padre ha aggiunto: «Non le ho potute vedere. Il periodo credo che sarà lungo perché devono recuperare la loro forza interiore e raggiungere una fase di benessere psicologico mancata in questo periodo. Sarebbero dovute rimanere nella struttura altri due anni per ricostruire il rapporto con me, ma non era neanche detto che sarebbero poi tornate da me direttamente. Avevo solo ripreso la responsabilità genitoriale, ma il sindaco rimane tutore».
Poi il passaggio sul difficile rapporto con la sua ex finita dietro le sbarre con l’accusa di sequestro di persona. «Tutta questa guerra che abbiamo fatto, e mi ci metto in mezzo, non serviva. Dopo la separazione, dal 2016 fino al 2020, Alisya e Sarah sono state con me come da decreto. Non ho capito cosa sia successo, ma da lì sono state messe contro di me. Non le ho più viste né sentite, tranne in questo periodo in cui Alisya si era riavvicinata tramite messaggi con il telefono della struttura. Non ho capito perché è stato creato questo allontanamento: io volevo semplicemente fare il papà, niente di più. Ora voglio ringraziare tutti, la mia gioia interiore adesso è rivolta tutta alle mie figlie, sperando in una loro uscita da questa fase».
Stefano, cercando non senza difficoltà di buttarsi alle spalle la triste vicenda, guarda avanti con un velo di speranza. «Dobbiamo andare avanti e lasciare indietro il passato. Sarà dura ma è così. Non le voglio a casa. Non ho mai preteso questo. Voglio che vanno in un posto super sicuro. Che siano controllare per evitare altri spiacevoli inconvenienti. Quando avranno la forza che si saranno riprese le vorrò riabbracciare».
Per Stefano Di Giacinto la speranza è che le ragazzine possano vivere d’ora in avanti una vita serena che finora non hanno vissuto. «Io sarò sempre al vostro fianco. Vi aiuterò in tutto e per tutto con tutte le mie forze. Papà ha sempre lottato per voi», conclude Stefano ringraziando quanti hanno collaborato per il ritrovamento di Alisya e Sarah: forze dell’ordine, volontari, cittadini, amici e le persone informate dei fatti. «Penso a tutte le persone che mi hanno dato addosso sui social e hanno scritto che non ero un buon genitore. Spero che la prossima volta prima di esprimersi si mettano una mano sulla coscienza».
