Spedizione punitiva all’uscita da scuola, paura all'Aquila

Trenta giorni di prognosi, mandibola rotta e labbro ferito: l’aggredito è un 18enne dell’Itis. Rintracciati tre albanesi
L’AQUILA. Un’auto che sgomma in via Acquasanta fino ad arrestare la sua marcia di fronte agli istituti scolastici di Colle Sapone intorno all’ora di pranzo, proprio quando la campanella è appena suonata e gli studenti si riversano in strada, già affollata delle auto dei genitori e degli autobus pronti a imbarcare chi deve tornare a casa. Dalla vettura scendono tre individui, tutti giovani. Non danno particolarmente nell’occhio, si confondono tra i presenti. Dopodiché si avvicinano al bar, anch’esso, a quell’ora, frequentatissimo e puntano un avventore da poco maggiorenne che frequenta l’Itis. Lo afferrano, lo trascinano e poi lo pestano, a calci e pugni, sotto gli occhi di tutti. Infine, quando sembra averne prese abbastanza, montano in fretta in macchina e si allontanano, con la folla che intanto si accalca sul giovane preso di mira, visibilmente bisognoso di cure mediche.
È stata una vera e propria spedizione punitiva quella andata in scena nella tarda mattinata di ieri, a pochi passi dai plessi scolastici di Colle Sapone, dove un giovane italiano è finito in ospedale dopo il pestaggio ad opera di tre soggetti di nazionalità albanese, poi fuggiti a bordo della stessa auto. Sul posto si è immediatamente portato un mezzo del 118, con gli operatori che hanno provveduto a prestare assistenza medica al ragazzo ferito, poi trasportato in ospedale. Quindi l’arrivo di una volante dalla vicina questura, con gli agenti che dal canto loro hanno subito raccolto le testimonianze di chi ha assistito alla scena. Anche perché la vittima, dall’ospedale, sostiene di non ricordare nulla. Probabilmente ancora sotto choc.
Tra le diverse testimonianze raccolte, anche quelle di chi non si è lasciato sfuggire il modello dell’auto in fuga: elementi che, uniti al confronto con quanto restituito dall’analisi delle immagini delle telecamere di videosorveglianza, hanno subito messo la polizia sulle tracce degli autori del raid punitivo. Quindi la caccia ai tre, poi raggiunti e identificati nel giro di poche ore. E la scoperta che tra di loro ci fosse un minore, riconosciuto tra gli esecutori materiali del pestaggio insieme al 23enne che era alla guida dell’auto. Estranea ai fatti sembrerebbe essere risultata la terza persona scesa dalla vettura, che a quanto pare avrebbe usufruito solo di un passaggio, salvo poi ritrovarsi nel bel mezzo di una “lezione” impartita a calci e pugni. La sua posizione è ancora al vaglio di chi indaga sulla vicenda.
Gli altri due, invece, saranno con ogni probabilità denunciati per lesioni personali non appena il quadro investigativo sarà delineato con maggiore chiarezza in ordine alle singole responsabilità di ognuno dei partecipanti. Dalle prime indiscrezioni raccolte a caldo all’esterno degli istituti scolastici, stavolta non sembrerebbe essersi trattato di un regolamento di conti legato a un presunto giro di sostanze stupefacenti. Più di qualcuno parla infatti di motivi di gelosia, di avance che il ragazzo rimasto ferito avrebbe rivolto a una coetanea molto vicina a uno degli aggressori, forse solo un commento di troppo rivolto alla giovane in tempi non sospetti, poi percepito dagli aggressori come un affronto personale da vendicare quando meno la vittima se l’aspetta.
Una “lezione” avvenuta su pubblica via, nel momento di massima affluenza. Tutte ipotesi, queste, su cui ora scava la polizia, in attesa che l’aggredito possa aiutare gli investigatori a chiudere il cerchio delle indagini. Frattura della mandibola e un labbro spaccato. È così che si è presentato poi in ospedale la vittima dell’aggressione, che ha ricevuto una prognosi di trenta giorni e non è in pericolo di morte. Un quadro clinico che non desta particolari preoccupazioni, dunque, anche se, per le modalità dell’aggressione subita, rischiava di essere ben più pesante.
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