Flop in Champions League, il calcio italiano non piace più

L’ultimo turno della Coppa più importante è entrato di diritto nel libro nero dell’Italia, con quattro (pesanti) sconfitte per le rappresentanti azzurre nella massima competizione europea
Il calcio italiano può toccare ancora più il fondo? Domanda tristemente retorica. L’ultimo turno di Champions League è entrato di diritto nel libro nero dell’Italia, con quattro (pesanti) sconfitte per le rappresentanti azzurre nella massima competizione europea. Non si era mai registrato negli annali una debacle generalizzata per le nostre squadre. Inter, Napoli, Como e Roma hanno riscritto la storia, riaccendendo la polemica sul (deperito) stato di salute del movimento. E non vale la stucchevole retorica dell’affrontare le superpotenze dai bilanci miliardari perché i campioni d’Italia sono riusciti nell’impresa di prendere quattro gol dal Club Brugge, così come il Napoli di Allegri si è schiantato col Villareal, undicesimo ne La Liga spagnola. È innegabile che qualcosa non va, ormai da anni la serie A non è più un campionato di spicco nello scacchiere continentale, con ex stelle al tramonto che illuminano una landa deserta e sempre più in ombra mentre i giovani talenti emigrano con una valigia non più di cartone, ma di marca e piena di soldi.
E, quando il vento impetuoso dello sdegno torna a ruggire su una struttura sempre più fatiscente, il dato che fa notizia in Italia riguarda Nicolò Tresoldi, nato e cresciuto a Cagliari, ma attualmente nel giro dell’Under 21 tedesca. Si invoca addirittura la politica per convincere il giovane 21enne, autore di una tripletta martedì contro i nerazzurri, a scegliere la maglia azzurra anziché abbracciare il progetto della Germania di Klopp.
Come se Tresoldi (cognome ironico in un momento di grande flessione finanziaria del mercato della serie A) possa essere la soluzione a tutti i mali del calcio italiano, quel bagliore fulgido che possa squarciare le tenebre di un momento nero che ormai si trascina da anni. Il tutto quando molto più di “tre soldi” circolano attorno al sistema calcio, sempre meno appetibile a livello di investimenti. Le pay tv registrano una progressiva disaffezione, con milioni di utenti che cancellano i propri abbonamenti. Nelle prime cinque giornate di campionato Dazn ha registrato un calo di oltre 475mila spettatori di media. I big-match che un tempo accompagnavano l’attesa di milioni di tifosi durante la settimana spesso si trasformano in partite noiose e contratte. Cosa fare allora? Il modo migliore per guardare al futuro forse è dimenticarsi del passato, dei dorati anni Novanta presi come modello di confronto e capire che oggi il calcio italiano è questo. Prima la serie A richiamava i talenti migliori del mondo, ora resta al palo nella speranza di non prendere più lezioni del genere.

