Comune citato in giudizio per 370mila euro

31 Dicembre 2011

Due ditte ricorrono in Cassazione per il mancato pagamento dei lavori alla rete idrica

PESCARA. L'amministrazione comunale, alle prese con la stesura di un bilancio per l'anno prossimo difficile da far quadrare, deve fare i conti con un'altra grossa causa legale. L'ente rischia di dover pagare oltre 370mila euro per un vecchio contenzioso finito in Cassazione. Due ditte, che hanno effettuato i lavori per risanare la rete idrica a Porta Nuova, hanno citato in giudizio il Comune per ottenere una somma maggiore di quella corrisposta per l'intervento. Ciò ha dato vita a un lungo contenzioso che va avanti da quasi 11 anni. Così, il numero delle cause continua a crescere a dismisura. L'ultimo censimento effettuato dall'Avvocatura dell'ente, reso noto dall'assessore Berardino Fiorilli, indica ben 838 contenziosi pendenti.

L'amministrazione, guidata dal sindaco Luigi Albore Mascia, è già stata condannata a pagare, con due sentenze passate in giudicato, un milione 100mila euro a Caldora e 998mila a Di Zio. Altre cause importanti, come quelle di Pace e Izzicupo, Dandolo, Di Persio e Sorgenia devono ancora arrivare al traguardo. La cifra complessiva richiesta al Comune supera i 5 milioni di euro.

La causa per l'appalto della rete idrica è una delle più grosse in corso. La vicenda parte dal 1996, quando l'allora giunta, guidata dall'ex sindaco Carlo Pace, firma il contratto con un'associazione temporanea d'impresa, composta dalle ditte Di Battista, capogruppo e Cesi costruzioni edili stradali idrauliche, rispettivamente di Pescara e Spoltore, per dare il via al risanamento della rete idrica colabrodo di Porta Nuova. Ma, al momento del pagamento, tra i due contraenti nasce un diverbio. L'importo pattuito risulta ridotto sulla base della valutazione effettuata dalla direzione dei lavori. Le due imprese chiedono subito la differenza tra la cifra concordata e quanto effettivamente corrisposto. La risposta è negativa e così il 17 aprile del 2001 l'associazione temporanea d'impresa cita in tribunale l'ente chiedendo il pagamento della somma di 716 milioni 627mila di vecchie lire, pari a 370mila euro.

L'amministrazione si oppone. L'11 ottobre 2004, arriva la sentenza con cui il tribunale di Pescara respinge la domanda e condanna le imprese al pagamento delle spese, valutate in 13.708 euro. L'associazione temporanea d'impresa non si dà per vinta e prosegue la sua battaglia legale dinanzi alla Corte d'Appello dell'Aquila. Anche in questo caso la sentenza, emessa nel 2010, è a favore del Comune: l'appello viene rigettato. Di Battista e Cesi arrivano fino in Cassazione contestando la sentenza in appello «per insufficiente motivazione su fatti decisivi della controversia, per violazione e falsa applicazione delle norme ed erronea interpretazione dei contratti e delle risultanze processuali».

Nei giorni scorsi, la direttrice dell'Avvocatura comunale Paola Di Marco ha firmato una delibera, approvata poi dalla giunta, con cui ha invitato l'ente a resistere ancora una volta in giudizio, affidando la causa a un legale esterno del Foro di Pescara, Arcangelo Finocchi, per una spesa iniziale di 5mila euro. La motivazione è la stessa di altre cause affidate all'esterno: «Si propone di affidare per ragioni di connessione e strategia difensiva, nonché in considerazione dell'attuale carico di lavoro dell'Avvocatura comunale che, in questo momento, opera con un avvocato in meno e due unità lavorative in meno, la difesa in giudizio al medesimo professionista. Lo stesso che ha patrocinato l'ente nei precedenti gradi».

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