Federico La Cioppa, è il giorno dell’autopsia

14 Maggio 2026

Sarà il medico legale Pietro Falco a eseguire l’esame. Intanto parla l’amico: «Per la prima serata del Kalima c’eravamo tutti ma, al contrario del solito, io e lui non siamo tornati insieme»

PESCARA. Verrà eseguita oggi l’autopsia sul corpo di Federico La Cioppa, il 18enne morto domenica dopo lo schianto in sella al suo scooter 125, in via Lago di Campotosto. Sarà il medico legale Pietro Falco a eseguire l’esame, che servirà a chiarire le cause del decesso. In base alla ricostruzione fatta dalla polizia stradale, il giovane è finito con la moto in un pozzetto dei cavi elettrici posizionato al lato della carreggiata, cadendo poi rovinosamente a terra. A segnalare la presenza del suo corpo lungo la strada è stato un passante. E ora, in quello stesso punto, legati al palo, sono stati lasciati fiori e biglietti.

«Una strada che Federico percorreva quasi ogni giorno», dice il suo migliore amico (che si chiama proprio come lui), mentre mostra lo striscione “Il tuo ricordo vive in noi” che assieme ad altri ragazzi della loro comitiva sta ultimando in occasione dei funerali che a questo punto si dovrebbero svolgere domani. L’ultimo saluto, in realtà, ci sarebbe dovuto essere martedì, ma il magistrato Enrico Barbieri ha disposto l’autopsia e l’addio è slittato. Intanto, dopo il corteo di lunedì sera, ieri pomeriggio gli amici più stretti si sono riuniti in via Rubicone. «Per lui ci siamo ora e ci saremo per sempre», dice ancora l’amico.

Poi ripercorre gli ultimi momenti in cui sono stati insieme sabato sera, al Kalima, sul lungomare nord: «C’eravamo tutti, in occasione della prima serata della stagione. Era il mio vicino di casa, siamo cresciuti insieme e solitamente, dopo una festa, tornava in macchina con me o con un altro amico, che vive a Dragonara. Sabato, però, le cose sono andate diversamente. Io ero con la mia ragazza e alcune sue amiche, lui era venuto con lo scooter, così come l’altro nostro amico, ma non hanno fatto il tragitto insieme. Non posso ancora crederci. Domenica mattina mia madre è venuta a svegliarmi in camera e mi ha detto cosa era successo. Una tragedia».

Poi Federico si allontana e prende una busta con degli indumenti. «Guarda», dice. «Qui ci sono la sua sciarpa del Pescara calcio e una maglietta. Sono passato a trovare i genitori e il padre mi ha donato qualcosa del figlio». In via Rubicone ci sono anche Massimo e Franco, che con Federico hanno lavorato per la Lifeguard come bagnini. «Quante risate e quanti aneddoti avrei da raccontare. Non lo dimenticheremo mai. Gli volevamo tutti un mondo di bene», dice Massimo.

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