Giro di cellulari e droga in carcere, è stretta sui controlli nelle celle

Perquisizioni straordinarie con i reparti antisommossa nella struttura: scoperti 2.165 contatti sospetti. A rischio processo 17 detenuti
PESCARA. Giro di vite della polizia penitenziaria, che sta alzando sempre più il livello di guardia e di controllo nel carcere San Donato di Pescara per cercare di stroncare quel traffico di droga e di cellulari che sta facendo diventare l’istituto di pena un vero e proprio “call center”, con l’ingresso di un gran numero di cellulari nella struttura. Nel giro di una ventina di giorni i reparti speciali della penitenziaria provenienti da fuori regione, hanno effettuato due blitz all’interno del San Donato. In tenuta antisommossa, gli agenti per ore hanno bloccato l’ingresso al carcere, anche agli avvocati, per eseguire quelle che si chiamano “perquisizioni straordinarie” a tappeto, riuscendo a recuperare altri telefoni cellulari, nonostante le diverse inchieste portate avanti dalla procura e giunte ormai nella fase conclusiva.
L’ultimo procedimento è quello nelle mani del sostituto procuratore Giuliana Rana che, nei giorni scorsi, ha presentato una richiesta di rinvio a giudizio per la violazione dell’articolo 391 ter, vale a dire accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti. A rischio processo sono 17 detenuti (di cui 6 abruzzesi) che originariamente si trovavano tutti nel San Donato, ma che dopo i blitz della penitenziaria sono stati dislocati anche in altre carceri come Roma, Frosinone, Benevento e Prato. Il periodo cui si riferisce l’inchiesta va da settembre a novembre del 2024 e riguarda le diverse perquisizioni eseguite, che permisero agli agenti di Pescara di scoprire i cellulari nella disponibilità di alcuni detenuti.
Con questa tranche di indagini è stato possibile ricostruire i contatti attivati dai detenuti con l’esterno e di accertare una gran quantità di telefonate, a volte anche con cadenza quotidiana o di una ogni due giorni, apparentemente con familiari. Cioè le telefonate venivano inviate a genitori, mogli, conviventi, fratelli e sorelle, ma questo non esclude che i colloqui potessero servire a mantenere un contatto esterno con chi doveva continuare l'attività di spaccio, utilizzando come messaggeri proprio gli appartenenti alle varie famiglie. Nella loro informativa, inviata alla Procura della Repubblica, la penitenziaria afferma che dal 13 settembre al 13 novembre del 2024 ci sarebbe stato un traffico telefonico per un totale di «2.165 contatti voce/sms, agganciando sempre celle installate in zone vicine alla Casa Circondariale di Pescara».
E per ogni detenuto scoperto, la procura ha indicato il numero di telefonate fatte dall’interno della struttura carceraria e anche l’interlocutore ricevente. Ma l'attività di contrasto a questo fenomeno era stata avviata dalla penitenziaria diversi mesi prima. E di questo se ne dà atto in un’altra inchiesta che riguardava l’attività e l’organizzazione dello spaccio di sostanze stupefacenti che partiva proprio da dentro il carcere pescarese. Alcuni ambientali sistemati all'interno di alcune celle, avevano permesso agli agenti di individuare i “trasportatori” di droga e cellulari: quasi tutti familiari di detenuti che andavano al San Donato per i consueti colloqui.
E in occasione di quell'inchiesta appena conclusa, emersero una serie di espedienti utilizzati per far entrare i cellulari, di piccolissime dimensioni, in carcere. E gli agenti, sulla scorta di quanto sentivano dalle intercettazioni ambientali, andavano a colpo sicuro ad effettuare i sequestri. Così come accadde per una donna con le stampelle (stratagemma consigliato dal detenuto suo familiare) per evitare che la stessa poggiasse il piede a terra in quanto il cellulare era stato sistemato nella soletta della scarpa. Gli imputati, che dovranno comparire davanti al gup il prossimo 26 maggio, sono assistiti dagli avvocati Alessandra Michetti, Rossella Serra, Daniele Di Iorio, Antonio Valentini, Melania Navelli, Laura Filippucci.
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