Inchiesta CityModa, Fiore: nessun favore da Ranghelli solo danni

Il centro commerciale finito sotto accusa il titolare si difende: «Operazione trasparente»
SPOLTORE. «Macché favori, io dall'amministrazione di Spoltore ho ricevuto soltanto sfavori». Giancarlo Fiore, titolare del centro commerciale CityModa di Santa Teresa di Spoltore, indagato con l'accusa di corruzione insieme all'ex sindaco Franco Ranghelli, racconta la sua verità: «È stato un errore fidarsi dei politici», dice Fiore, «a fronte di un investimento di 17 milioni di euro, di 390 mila euro di lavori fatti per la collettività e di ottanta posti di lavoro creati, ho ricevuto soltanto problemi».
CityModa, finito sotto accusa dopo una serie di esposti anonimi, è una costola dell'inchiesta sul presunto malaffare di Spoltore che passa al setaccio il Prg e la costruzione di due torri lungo il fiume Pescara, l'accordo di programma tra Comune e una società per ampliare il cimitero, le proroghe dell'appalto dei rifiuti e pubblicità e riscossione dei tributi. «La realizzazione di CityModa è stata trasparente», assicura Fiore, patron della società pugliese Moda group che è titolare di altri tre megastore della moda a Modugno, Bari e Lecce.
In un rapporto della forestale inviato al pm Gennaro Varone, gli investigatori parlano di «rapporti ambigui» tra Fiore e Ranghelli: «A marzo 2008», racconta l'imprenditore, «mi sono recato in Comune e il sindaco mi ha accolto in sala giunta con gli assessori e i dirigenti. A loro ho descritto la mia azienda e i bisogni un imprenditore, chiesto delucidazioni e ottenuto garanzie sulla compatibilità urbanistica del terreno e sui tempi di rilascio dei permessi. Ricordo che il dirigente all'Urbanistica si è pronunciato enfaticamente dicendo che, una volta approvate le opere di urbanizzazione, si poteva realizzare la struttura con una semplice comunicazione (Dia) che mi avrebbe permesso di avviare i lavori in trenta giorni. Passati due mesi, invece, la bella accoglienza è diventata una via crucis: sono venuti fuori vincoli su vincoli e ho perso altri tre mesi», dice Fiore, «è chiaro che, per questo, ho dovuto chiedere conto al sindaco visto che avevo già acquistato merci e materiali. I lavori sono iniziati soltanto a gennaio 2009 e CityModa, che avrebbe dovuto aprire a marzo, è rimasto chiuso fino a luglio. Inoltre», continua il titolare, «la mattina del 9 luglio, giorno dell'inaugurazione, il permesso non è arrivato. Quindi, ho interessato il consigliere comunale di Pescara Nico Lerri (Fli), un amico che conosco dal 1984 e testimone dei continui ostacoli: Lerri è andato personalmente in Comune e, quando è riuscito a rintracciare Ranghelli, il sindaco quasi in lacrime gli ha detto: "Sono mortificato, mi dispiace per Fiore ma non può aprire". Se questi sono favori a CityModa, me lo dica lei».
In un altro passo del rapporto, la forestale scrive: «L'ingegnere Giuseppe De Santis, teste determinante, nel 2008 responsabile dell'Urbanistica, ha riferito che il sindaco si interessava e spesso lo "costringeva" a velocizzare la concessione delle autorizzazioni edilizie al CityModa». «Se un imprenditore deve rischiare per una nuova attività», dice Fiore, «ha bisogno di elementi sicuri a cominciare dai tempi certi. È ovvio che se questi saltano io devo rompere le scatole al sindaco. Se c'è un accordo trasparente, non vedo perché non si debba rispettare. E poi mi chiedo anche: perché dovrei corrompere una persona a fronte di un accordo legittimo? Diciamo che sono stato fregato: abbiamo rispettato le cubature e fatto più opere di urbanizzazione del previsto, da 220 mila euro iniziali siamo arrivati a 390 mila».
La forestale considera sospetto un bonifico di 5 mila euro della Moda group allo Spoltore ensemble: «Dopo la sponsorizzazione, come per incanto, Fiore inizierà i lavori del CityModa senza autorizzazione dando vita così a una serie di violazioni urbanistiche, perpetrate ai danni del Comune ma tollerate, coperte e spesso agevolate da Ranghelli», sostiene l'accusa. «Ma non è vero», ribatte Fiore, «si è trattato di una sponsorizzazione con l'esposizione del marchio CityModa durante le manifestazioni. Del resto, se arrivo in un territorio nuovo, devo farmi conoscere e quale migliore occasione dello Spoltore ensemble. Un'accusa del genere è fantasia: la fattura è stata saldata a ottobre 2008, i permessi sono arrivati a gennaio 2009. Non c'è nessun legame. Riscontro un accanimento verso CityModa per colpire il sindaco».
Per la forestale, «Ranghelli sollecitava Fiore affinché assumesse persone di sua conoscenza». «Ovunque», spiega Fiore, «ci sono politici e imprenditori che chiedono una possibilità per persone di conoscenza. Mi sono arrivati curricula a bizzeffe e anche Ranghelli ne ha portati alcuni per cercare di dare aiuto ai disoccupati della sua zona ma escludo che ci sia stata pressione e, forse, non è stato assunto nessuno dei segnalati dal sindaco: non posso assumere persone senza una comprovata esperienza. Lo stesso Lerri mi ha segnalato persone».
«Ranghelli», accusa la forestale, «godeva di sconti particolari». «Non mi risulta», ribatte Fiore, «anzi, i commessi mi dicono che hanno visto il sindaco passeggiare con la moglie tra i negozi ma senza comprare mai niente. Ranghelli, dal 15 novembre 2009, è titolare di una Citycard che dà diritto a sconti del 10 per cento: una normale tessera di cui sono in possesso migliaia di persone».
CityModa, finito sotto accusa dopo una serie di esposti anonimi, è una costola dell'inchiesta sul presunto malaffare di Spoltore che passa al setaccio il Prg e la costruzione di due torri lungo il fiume Pescara, l'accordo di programma tra Comune e una società per ampliare il cimitero, le proroghe dell'appalto dei rifiuti e pubblicità e riscossione dei tributi. «La realizzazione di CityModa è stata trasparente», assicura Fiore, patron della società pugliese Moda group che è titolare di altri tre megastore della moda a Modugno, Bari e Lecce.
In un rapporto della forestale inviato al pm Gennaro Varone, gli investigatori parlano di «rapporti ambigui» tra Fiore e Ranghelli: «A marzo 2008», racconta l'imprenditore, «mi sono recato in Comune e il sindaco mi ha accolto in sala giunta con gli assessori e i dirigenti. A loro ho descritto la mia azienda e i bisogni un imprenditore, chiesto delucidazioni e ottenuto garanzie sulla compatibilità urbanistica del terreno e sui tempi di rilascio dei permessi. Ricordo che il dirigente all'Urbanistica si è pronunciato enfaticamente dicendo che, una volta approvate le opere di urbanizzazione, si poteva realizzare la struttura con una semplice comunicazione (Dia) che mi avrebbe permesso di avviare i lavori in trenta giorni. Passati due mesi, invece, la bella accoglienza è diventata una via crucis: sono venuti fuori vincoli su vincoli e ho perso altri tre mesi», dice Fiore, «è chiaro che, per questo, ho dovuto chiedere conto al sindaco visto che avevo già acquistato merci e materiali. I lavori sono iniziati soltanto a gennaio 2009 e CityModa, che avrebbe dovuto aprire a marzo, è rimasto chiuso fino a luglio. Inoltre», continua il titolare, «la mattina del 9 luglio, giorno dell'inaugurazione, il permesso non è arrivato. Quindi, ho interessato il consigliere comunale di Pescara Nico Lerri (Fli), un amico che conosco dal 1984 e testimone dei continui ostacoli: Lerri è andato personalmente in Comune e, quando è riuscito a rintracciare Ranghelli, il sindaco quasi in lacrime gli ha detto: "Sono mortificato, mi dispiace per Fiore ma non può aprire". Se questi sono favori a CityModa, me lo dica lei».
In un altro passo del rapporto, la forestale scrive: «L'ingegnere Giuseppe De Santis, teste determinante, nel 2008 responsabile dell'Urbanistica, ha riferito che il sindaco si interessava e spesso lo "costringeva" a velocizzare la concessione delle autorizzazioni edilizie al CityModa». «Se un imprenditore deve rischiare per una nuova attività», dice Fiore, «ha bisogno di elementi sicuri a cominciare dai tempi certi. È ovvio che se questi saltano io devo rompere le scatole al sindaco. Se c'è un accordo trasparente, non vedo perché non si debba rispettare. E poi mi chiedo anche: perché dovrei corrompere una persona a fronte di un accordo legittimo? Diciamo che sono stato fregato: abbiamo rispettato le cubature e fatto più opere di urbanizzazione del previsto, da 220 mila euro iniziali siamo arrivati a 390 mila».
La forestale considera sospetto un bonifico di 5 mila euro della Moda group allo Spoltore ensemble: «Dopo la sponsorizzazione, come per incanto, Fiore inizierà i lavori del CityModa senza autorizzazione dando vita così a una serie di violazioni urbanistiche, perpetrate ai danni del Comune ma tollerate, coperte e spesso agevolate da Ranghelli», sostiene l'accusa. «Ma non è vero», ribatte Fiore, «si è trattato di una sponsorizzazione con l'esposizione del marchio CityModa durante le manifestazioni. Del resto, se arrivo in un territorio nuovo, devo farmi conoscere e quale migliore occasione dello Spoltore ensemble. Un'accusa del genere è fantasia: la fattura è stata saldata a ottobre 2008, i permessi sono arrivati a gennaio 2009. Non c'è nessun legame. Riscontro un accanimento verso CityModa per colpire il sindaco».
Per la forestale, «Ranghelli sollecitava Fiore affinché assumesse persone di sua conoscenza». «Ovunque», spiega Fiore, «ci sono politici e imprenditori che chiedono una possibilità per persone di conoscenza. Mi sono arrivati curricula a bizzeffe e anche Ranghelli ne ha portati alcuni per cercare di dare aiuto ai disoccupati della sua zona ma escludo che ci sia stata pressione e, forse, non è stato assunto nessuno dei segnalati dal sindaco: non posso assumere persone senza una comprovata esperienza. Lo stesso Lerri mi ha segnalato persone».
«Ranghelli», accusa la forestale, «godeva di sconti particolari». «Non mi risulta», ribatte Fiore, «anzi, i commessi mi dicono che hanno visto il sindaco passeggiare con la moglie tra i negozi ma senza comprare mai niente. Ranghelli, dal 15 novembre 2009, è titolare di una Citycard che dà diritto a sconti del 10 per cento: una normale tessera di cui sono in possesso migliaia di persone».
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