La città a colori, tra arte e vandalismo

2 Febbraio 2011

Per alcuni i graffiti sono sporcizia, ma in periferia danno vita alle aree abbandonate

PESCARA. Se siano forme d'arte o sfoghi da vandali è domanda antica almeno quanto loro, i graffiti, nati negli anni '70 a New York e arrivati ormai da tempo sui muri di mezzo mondo. Compresi quelli di Pescara, dove fanno bella mostra di sè dal centro agli angoli delle periferie, da piazza Salotto a villaggio Alcyone.

Da sempre il graffito è bifronte, amato e odiato allo stesso tempo a seconda degli occhi che lo guardano e, soprattutto, della parete su cui la mano più o meno artistica del writer ha deciso di esprimersi. Perchè una cosa è usare le bombolette sulle facciate di un palazzo antico o magari appena restaurato, altro è invece dare vita a pareti abbandonate.

In città gli amanti del genere si sono dati da fare. E se in certi casi hanno portato un tocco di colore in periferia, in altri forse si sono spinti troppo in là esercitando la loro arte dove non se ne sentiva proprio tutto questo bisogno.

I writers non hanno risparmiato i portici che circondano piazza Salotto, nè le strade vicine. Così le pareti di marmo chiaro del passaggio pedonale che porta in viale Regina Elena sono state dipinte di nero, argento e fucsia. L'arancione invece la fa da padrone sotto i portici dall'altro lato della piazza.

Chi esce su via Mazzini, poi, non può fare a meno di notare un'altra scritta gigante in rosso blu e nero che ha inglobato anche le serrande degli inquilini del piano terra. Espressioni artistiche poco apprezzate da commercianti e residenti del centro, che le considerano imbrattamento e basta.

E se le tag, ovvero le semplici firme dei writers fatte un po' ovunque in un tentativo di autoaffermazione, sono universalmente condannate, altro è il discorso per i graffiti veri, fantasiosi e colorati. I murales realizzati in zone meno curate della città hanno infatti dato un tocco di colore e di vita a muri altrimenti spogli.

È il caso della parete appena fuori dall'ex Sacome, a Porta Nuova, lo stabilimento per l'imballaggio della frutta andato a fuoco anni fa e mai più riaperto. Sui mattoncini turchese ci sono le solite tag, ma anche un paio di disegni un po' più complessi. Che sembrano l'unico segno di vita nella bolla di abbandono che va proprio dalla ex Sacome alle aree dell'ex Di Properzio e di Laureti per finire all'ex Cofa.

Lo stesso effetto lo genera il grande murale in via Gioacchino Da Fiore, proprio dietro il tribunale, realizzato da qualcuno che si firma Pe Art su un altrimenti grigio muro di contenimento. Anche su viale Primo Vere il graffito nobilita. La scritta, quattro lettere a contorno nero su uno sfondo giallo, non è niente di speciale. Ma è pur sempre più allegra della grigia barriera di chiusura del cantiere su cui è realizzata.

Così come allegri sono i disegni su un muro coperto di erbacce in via Carducci.

Ai Colli, poi, qualcuno ha pensato di dipingere il retro della casupola in fondo al parco dell'Amicizia. Stavolta niente scritte, sul muro ci sono un sole a righe rosse e gialle e le onde del mare.

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