Pescara

La droga nei pacchi postali dalla Francia: due arrestati. «Mi sono caricato 5 chili, stiamo attenti»

25 Giugno 2026

Pescara, l’operazione della Guardia di finanza. Ai domiciliari finiscono un 39enne di pescarese e un 45enne di Montesilvano. Uno spacciatore diceva al complice: «Occhi aperti»

PESCARA. La droga viaggiava dalla Francia in Abruzzo nascosta nei pacchi postali. A scoprire il maxi affare illecito è stata la guardia di finanza di Pescara con un’indagine iniziata nel 2024 e sfociata – dopo intercettazioni telefoniche, ambientali e video – nel blitz di ieri mattina: ai domiciliari sono finiti un pescarese di 39 anni e un quarantacinquenne di Montesilvano, al centro di un traffico «ingente» di hashish, marijuana e cocaina. Per entrambi gli arrestati, difesi rispettivamente dagli avvocati Italo Colaneri e Melania Navelli, il sostituto procuratore Rosangela Di Stefano aveva chiesto il carcere. L’ordinanza, a seguito degli interrogatori preventivi introdotti dalla legge Nordio, è stata firmata dal giudice Francesco Marino. Altre cinque uomini, che vivono tutti a Montesilvano, tra i 26 e i 49 anni, sono indagati a piede libero.

L’inchiesta nasce da un controllo in un centro di spedizioni di San Giovanni Teatino. A destare forti sospetti, in particolare, sono 12 pacchi, perché sono confezionati in modo analogo ad altri plichi, sequestrati in precedenza, che contenevano stupefacenti. I dubbi aumentano quando le fiamme gialle capiscono che il mittente indicato è inesistente. L’indomani i finanzieri individuano altri 36 pacchi identici. Dalle verifiche successive emerge che tutti i pacchi sono stati presi in carico per il ritiro e la spedizione in due «locker point» di Silvi Marina e Montesilvano. Per dare un nome al reale spedizionieri, gli investigatori visionano le immagini delle telecamere della zona e identificano un trentanovenne di Pescara. Quell’uomo aveva appena ritirato un pacco proveniente dalla Francia, a lui indirizzato. Non solo: aveva collocato negli appositi armadietti i pacchi contenenti hashish e marijuana e inviati a numerosi destinatari in tutta Italia.

A questo punto – per scoprire la dimensione del giro illecito, stanare i complici e bloccare l’arrivo in Abruzzo di grosse quantità di droga – scattano intercettazioni telefoniche, ambientali e video nelle vicinanze dell’abitazione dell’indagato.

I finanzieri raccolgono elementi non solo per dimostrare che il trentanovenne è uno spacciatore, ma anche per arrivare ai suoi principali fornitori, tra cui un quarantacinquenne di Montesilvano. «Emblematica della fondatezza dell’ipotesi accusatoria», sostiene il pubblico ministero nella richiesta di misura cautelare, «è certamente la conversazione intercorsa con un soggetto non identificato» e registrata da una microspia piazzata nell’auto, «nella quale si fa evidente riferimento» a una cessione di droga. «Io avevo preparato il fumo», esclama l’indagato.

«Ma sono molte le conversazioni in cui si evince il chiaro riferimento alla detenzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti», si legge ancora negli atti. Tra queste c’è un colloquio in cui gli spacciatori evocano un’operazione di polizia che aveva portato all’arresto di più persone coinvolte in un giro di droga. «Occhi aperti», dice uno. «Ma che sei matto...», replica l’interlocutore. «Ci devo stare attento», riprende il primo, «ma è buono che hanno sequestrato una frega di roba... Nessuno c’ha niente mo qua in zona. Io cinque chili già me li sono caricati la settimana scorsa. Ma mo devo andare a togliere tutto». Ed è ancora più esplicito un altro dialogo: «È pronto il tuo pacchetto... Sono 10 di erba e 15 di fumo».

Quanto al quarantacinquenne di Montesilvano, spiega la procura, «le immagini delle videoriprese dell’impianto installato nei pressi della sua abitazione consentivano di accertare che questi veniva contattato frequentemente da soggetti abitualmente dediti all’assunzione di droga». Gli acquirenti, immediatamente dopo essersi accertati della sua disponibilità, lo raggiungevano «a casa, dove sostavano per il solo tempo necessario all’approvvigionamento di sostanza stupefacente».

Secondo il pubblico ministero, dunque, oltre «ai tradizionali» metodi di spaccio, il principale indagato «acquistava e cedeva» la droga «anche tramite ricezione e spedizione di pacchi, indice di un assetto organizzativo, riuscendo così più agevolmente a eludere i controlli delle forze dell’ordine e ad avere una maggiore capillarità, potendo effettuare diverse consegne anche in un breve arco di tempo». Tradotto: l’unico modo per fermarlo è l’arresto.

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