Caos e attese al Pronto soccorso di Pescara: «Anche il Comune doveva agire». In 5 rischiano il processo

Domani c’è l’udienza: la discussione davanti al gup. In cinque, tra dirigenti e vertici Asl, rischiano di andare a giudizio per omissione di atti d’ufficio e interruzione di pubblico servizio. E il consigliere Pettinari si costituisce parte civile. Nel suo atto punta il dito contro la pubblica amministrazione: «Doveva tutelare la salute dei cittadini»
PESCARA. Si torna in aula domani, per arrivare a definire la fase preliminare del procedimento su quello che la procura ritiene un malfunzionamento del pronto soccorso dell’ospedale di Pescara, che conta cinque imputati eccellenti che rischiano il processo per omissione di atti d’ufficio e interruzione di pubblico servizio. Sul banco degli imputati siedono l’attuale direttore generale Vero Michitelli, l’ex Vincenzo Ciamponi, l'ex direttore sanitario e poi facente funzione di direttore generale, Antonio Caponetti (ormai in pensione); il direttore medico ospedaliero, Valterio Fortunato; e l'attuale direttore sanitario della Asl, Rossano Di Luzio, quest’ultimo accusato anche di falso in relazione alla nomina della dottoressa Maria Costanza Turi a “Bed Manager”.
L'udienza di domani davanti al gup Mariacarla Sacco, con ogni probabilità si limiterà alla discussione sulla avanzata costituzione di parte civile del candidato sindaco di Pescara ed ex consigliere regionale, Domenico Pettinari (assistito dall’avvocato Andrea Colletti). Il collegio difensivo non ritiene possibile questa richiesta di Pettinari e quindi si dovrà procedere alla discussione al termine della quale sarà il giudice Sacco a dire l'ultima parola. «La presente costituzione», si legge nell’atto depositato da Pettinari, «trova giustificazione nel fatto che i fatti descritti nel capo di imputazione hanno recato danni non patrimoniali, alla costituenda parte civile il quale, nel corso degli ultimi dodici anni, ha impiegato tutta la sua attività politica nella difesa di interessi diffusi della collettività pescarese, sia quale consigliere regionale abruzzese, sia qual consigliere comunale di Pescara».
Pettinari vuole anche sopperire, e lo scrive, alla mancata costituzione del Comune di Pescara. «Appare di tutta evidenza che il reato contestato dalla procura ha natura plurioffensiva, siccome la condotta sanzionata risulta astrattamente idonea a cagionare danni ad un numero indeterminato di soggetti giuridici, tra cui si possono annoverare sia gli utenti direttamente coinvolti, sia la pubblica amministrazione afferente all’ospedale di Pescara, la quale ha interesse precipuo, nella difesa della salute pubblica dei propri cittadini, al corretto funzionamento del nosocomio cittadino». Questi saranno gli argomenti in discussione domani. Ma nel procedimento attenzione del gup già sono presenti altre parti civili: una paziente con il femore rotto rimasta per giorni in attesa al pronto soccorso su una barella (dal 30 settembre al 3 ottobre 2023) prima di essere trasferita nel reparto Ortopedia per l'intervento chirurgico; e naturalmente la Asl che, anche in questa occasione (così come fatto nel parallelo procedimento per le liste d'attesa) chiede la condanna del suo direttore generale Michitelli (ancora in carica) e anche di altri dirigenti della stessa struttura, in quanto avrebbero arrecato, stando all'imputazione, «danni morali e materiali»: questo perché i fatti, «ove accertati in sede processuale» sarebbero «idonei a cagionare un pregiudizio non patrimoniale dell’Ente, sotto il profilo dell'immagine dell'Azienda».
La questione processuale è indubbiamente molto delicata e sentita dalla moltitudine di utenti che giornalmente si affida alle cure del personale sanitario del pronto soccorso, costretti a fronteggiare troppo spesso numeri impossibili e una situazione improponibile e dannosa per l'utenza. Ed è in questo senso che sono intervenuti il procuratore Giuseppe Bellelli e il sostituto Gennaro Varone che hanno deciso di mandare a processo i cinque imputati. Questi ultimi, «benché ripetutamente informati, ognuno nella sua qualità e per l’esercizio dei poteri di propria competenza, dal dirigente del locale pronto soccorso, dottoressa Tiziana Ferrara, della circostanza che i pazienti acuti, dei quali si rendeva necessario il ricovero in reparto, restassero di fatto, per dichiarata mancanza di disponibilità di posti letto, ricoverati a decine nella struttura del pronto soccorso per più giorni, in spazi fortunosamente ricavati con la stesura di teli a protezione della privacy, con conseguente impegno dei medici di pronto soccorso oltre la propria competenza specifica e conseguente sottrazione degli stessi ai loro compiti di elezione, intenzionalmente, non adottavano alcun provvedimento che restituisse al pronto soccorso la sua funzione istituzionale, rigettando di fatto, le numerose proposte formulate dalla Ferrara».
E questo solo per sintetizzare una parte del capo di imputazione, formulato in maniera estremamente dettagliata, in relazione a una situazione allarmante e preoccupante per i cittadini di Pescara e non solo.
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