Omicidio di Vasto, su Fabio e Italo il delirio del web

5 Febbraio 2017

Toni e schieramenti sempre più accesi nella giungla dei social, ma c'è chi dice basta e chiede la chiusura delle pagine choc

PESCARA. «Basta con i social media. Dobbiamo tornare a parlare tra di noi. Senza conoscere abbiamo condannato», ha ammonito dall’altare don Antonio Totaro durante i funerali di Italo D’Elisa ieri mattina a Vasto. Ma è proprio qui, sui Social, che Fabio Di Lello, l’uomo accusato dell’omicidio, è già un simbolo, anzi un eroe, almeno secondo gli utenti che commentano la sua vicenda nella pagina Fb “Italo D’Elisa, la giusta fine”.

Ed è proprio qui, sui Social, che si scatena quello che è stato definito il “delirio collettivo”, montato giorno dopo giorno la morte di Roberta Smargiassi, i cui toni ora sono tutt’altro che smorzati. Continuano a nascere gruppi di chi difende Fabio Di Lello e chi invece piange le vittime. Una deriva che non si arresta. Un fenomeno social dirompente che a Vasto si è già fatto sentire ad esempio con le false notizie sulle riaperture delle scuole e con l’accanimento contro la ragazza che si era salvata all’Hotel Rigopiano e che è stata “crocifissa” perché era su tv e media mentre erano ancora in corso le ricerche degli altri ospiti dell’albergo.

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Sulla pagina Fb "Italo D'Elisa - La giusta fine" Di Lello viene definito un gladiatore e di D’Elisa si dice – in un post in cui c’è un immagine di Di Lello con un bicchiere di vino in mano – che è “un verme che ha stroncato la vita di una donna e l’esistenza di suo marito. Grazie Fabio, a nome di tutti, di milioni di persone. Ci rappresenti tutti". Di Lello e D’Elisa. Un collage che ritrae i protagonisti della vicenda - da una parte la vittima sorridente, con occhiali da sole e giubbotto catarifrangente, e dall'altra la coppia - e che è accompagnato da parole di fuoco nei confronti del sistema giudiziario, definito "la piaga più grande di questo Paese". La pagina-tributo conta circa cento “mi piace”. Ma c’è da dire che sotto ogni post si moltiplicano col passare delle ore i commenti indignati degli utenti e gli insulti al gestore della pagina-tributo, mentre gli apprezzamenti e le manifestazioni di sostegno si contano sulle dita di una mano. C'è chi chiede la chiusura immediata della pagina-choc, invitando l'ideatore a uscire allo scoperto e a vergognarsi, e chi fa notare che "c'era un processo in corso...". "L'amore non uccide mai, il grande amore nemmeno", scrive Tina, mentre Rosanna ricorda che il gesto di Di Lello "non porta pace a nessuno, né a Roberta né a chi l'ha commesso".

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I giudici, si legge nel post, "9 volte su 10 non rendono mai giustizia ai parenti delle vittime, provocando la reazione, più che sacrosanta, delle persone coinvolte. Molto probabilmente, adesso, per rifarsi, si scateneranno nei confronti del Gladiatore Fabio Di Lello, il quale aveva il sacrosanto dovere di compiere questo immenso gesto d'amore per la sua amata". Un’altra pagina aperta nelle ultime ore è “Fabio Di Lello – Sosteniamolo” e vanta oltre 1.500 membri, mentre il gruppo “Fabio Di Lello libero” ha 91 iscritti. E sono 169 i “mi piace” per la pagina “Fabio Di Lello – Omicida”. Il web capro espiatorio? Andando a ritroso su Twitter a firma di Fabio Di Lello c’è qualche traccia delle messe, delle fiaccolate, dei tornei di calcetto in memoria di Roberta. E ci sono gli articoli che riportano gli appelli: “Mi chiedo dov’è giustizia? Mi rispondo, forse non esiste!”. Ecco, forse da qui si doveva partire per capire che cosa stava per avvenire. Ma come ha detto ieri il parroco, si parla poco.

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