Palpeggia un ragazzino per strada, trans a processo per violenza

L’imputata di origine colombiana ha avvicinato il minore con la scusa di un’informazione stradale, poi la fuga dell’adolescente a casa e il racconto alla madre che è scesa in strada e l’ha fatta fermare
PESCARA. Palpeggia un minorenne al quale aveva chiesto un’informazione e finisce sotto processo per violenza sessuale, aggravata dalla minore età della vittima. L’episodio risale al 5 luglio dello scorso anno, in piena estate, intorno alle 23.30, quando per strada c’è ancora tanta gente. L’imputata, di origine colombiana, aveva fermato il ragazzo per chiedergli un’informazione stradale: cercava un numero civico nella centralissima via Firenze. Mentre gentilmente il quindicenne stava visionando il suo cellulare proprio per fornire l'informazione richiesta, la donna, con un gesto improvviso, lo avrebbe palpeggiato nelle parti intime dicendogli “sì, controllare, controllare”, scatenando la reazione del ragazzo che la allontanava e faceva subito rientro a casa, dove riferiva tutto alla madre.
Quest’ultima non perdeva tempo e si recava per strada proprio alla ricerca della persona che il figlio le aveva descritto nei minimi particolari, dettagliando gli abiti che indossava e anche la corporatura piuttosto robusta, affermando fra l’altro di aver capito subito che si trattava di una transessuale. L’imputata veniva rintracciata in corso Vittorio Emanuele dalla madre della vittima che prontamente chiamava le forze dell’ordine che giungevano immediatamente sul posto. Dopo aver informato gli agenti dell’accaduto indicava loro la donna che era ancora nelle vicinanze e che veniva subito bloccata dalla volante e portata in Questura.
A quel punto è scattata anche la denuncia della madre che ai poliziotti riferiva tutto quello che le aveva raccontato il figlio, dal momento in cui la donna si era avvicinata al ragazzo con la scusa di farsi aiutare a trovare un indirizzo, fino a quel repentino approfittare della distrazione della vittima per palpeggiarla profferendo quelle parole, “sì, controllare”, come a dire tu pensa a trovare quell’indirizzo e non ti preoccupare di quello che faccio io. Ma il quindicenne a quel punto era scappato a casa, che si trova proprio nelle vicinanze.
Dopo la richiesta di rinvio a giudizio confezionata dalla procura, la vicenda è finita all’attenzione del gup Francesco Marino che ha deciso per il rinvio a giudizio della colombiana di 61 anni (difesa dall'avvocato Eugenio Sebastiani Croce). Nel corso dell’udienza preliminare la madre della vittima, assistista dall’avvocata Gianna Giannini, si è costituita parte civile. Il processo prenderà il via l’11 marzo prossimo davanti al collegio del tribunale dove l’imputata dovrà rispondere di violenza sessuale aggravata.
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