Pescara, preso latitante inseguito fino in Belgio

17 Marzo 2017

Seguendo gli spostamenti della moglie, la polizia scova a Liegi Cristian Cascini. Aveva un documento di identità falso

PESCARA. Seguire la moglie del latitante. Non perdere le sue tracce. Perché prima o poi avrebbe raggiunto il marito. Seguendo questa strategia la polizia pescarese è riuscita a rintracciare a Liegi, in Belgio, Cristian Cascini, 44 anni, latitante, nei cui confronti la Procura generale della Repubblica presso la Corte d’appello dell’Aquila ha disposto l’arresto perché deve scontare una pena di circa nove anni per estorsione e maltrattamenti in famiglia. L’uomo, di cui si erano perse le tracce da un po’, è stato individuato, pedinato e poi bloccato all’interno di un bar, mentre stava bevendo un caffé. Lo ha preso un poliziotto belga e durante le procedure per l’arresto il latitante ha detto di conoscere «un bravo poliziotto, a Pescara, Nicolino Sciolè». Non sapeva che è stato proprio il personale della sezione Narcotici, guidato da Sciolè, a dargli la caccia per mesi, sia in Italia che all’estero. E non poteva immaginare che quel poliziotto belga ha già collaborato con i colleghi della Mobile pescarese ed è volato in riva all’Adriatico per risolvere il caso di un altro latitante, quello di un belga che si pensava fosse nascosto a Pescara.

La squadra mobile, diretta da Pierfrancesco Muriana, doveva eseguire l’arresto di Cascini da novembre. Ma l’uomo, che risulta residente a Pescara, sembrava sparito. Gli investigatori hanno cominciato a tenere d’occhio parenti e conoscenti e hanno avviato delle attività tecniche per scoprire dove si fosse nascosto. Tra le persone seguite quotidianamente c’era anche la moglie di Cascini che per due volte è volata in Belgio e uno dei viaggi è durato due settimane perché il marito si è dovuto sottoporre a un intervento chirurgico all’estero. Quando la donna ha lasciato l’Italia gli uomini della Mobile erano all’aeroporto per cui hanno subito stabilito un contatto diretto con i colleghi della polizia belga, ai quali hanno girato tutte le informazioni utili per intercettare Cascini, comprese le impronte digitali e le foto. Per fare in modo che la cattura venisse eseguita, dopo il rintraccio del 44enne, era necessario anche un mandato di arresto europeo, che è stato emesso dalla Procura generale dell’Aquila.

Le intuizioni della polizia pescarese si sono rivelate giuste perché dalle indagini, portate avanti con la collaborazione dell’Interpol e del Servizio centrale operativo del dipartimento della pubblica sicurezza, è emerso che Cascini si trovava a Liegi, dove sarebbe arrivato grazie a una carta di identità italiana falsificata che gli consentiva di muoversi con tranquillità. Si è anche scoperto che il latitante aveva intenzione di stabilirsi lì: quando è stato bloccato era in procinto di affittare un’abitazione e di aprire un ristorante. Per lui sarebbe cominciata un’altra vita, con una casa e un’attività nuove. Ma il controllo subito dalla polizia ha fatto sfumare i suoi piani e nei prossimi giorni sarà estradato in Italia, dove sconterà la condanna per reati commessi tempo fa: i maltrattamenti risalgono al 2012 mentre le estorsioni sono avvenute tra il 2005 e il 2006. ©RIPRODUZIONE RISERVATA