Rapina fallita, il gioielliere era seguito

La banda ripresa dalle telecamere il giorno precedente l'assalto alla Mancini Gold
PESCARA. Erano lì anche il giorno prima della rapina i malviventi che hanno cercato di svaligiare la gioielleria Mancini Gold. E controllavano i movimenti del proprietario. A dirlo sono le telecamere della zona, che hanno ripreso i banditi. Una gang arrivata dal Lazio. A battere questa pista sono gli uomini della mobile guidati da Pierfrancesco Muriana che stanno indagando sul colpo tentato da tre uomini, di cui due armati di pistola, mercoledì scorso nella gioielleria di via Trieste e fallito solo grazie alla reazione inaspettata della commessa che non ha aperto la porta del negozio.
L'ASSALTO. I banditi colpiscono di mattina, intorno alle 7,45 quando il proprietario della gioielleria, Antonio Mancini, arriva come ogni giorno in via Trieste per salire al secondo piano e raggiungere la sede della Mancini Gold. Sulla soglia del portone di ingresso, affacciato sulla strada, Mancini incrocia un uomo a volto scoperto, probabilmente il palo della banda. Una volta entrato nel portone, gli si parano davanti due banditi a volto coperto che gli puntano le pistole addosso e lo costringono a salire fino al secondo piano, dove ha sede la gioielleria. Dentro l'appartamento c'è già una commessa, Oriana Di Giacomo. Mancini, con la pistola alla tempia, suona e la donna apre la prima porta da cui si accede a un'anticamera. Ma quando Mancini e il bandito arrivano alla bussola di vetro la donna vede che il suo datore di lavoro non è solo e non apre l'ultima porta. I banditi urlano, tirano calci alla porta ma lei non apre. Così la banda abbandona il colpo.
I FOTOGRAMMI. I due rapinatori armati e il palo scappano su una Ford Focus fino all'angolo tra via Mazzini e via Battisti, dove cambiano macchina. Ed è proprio lungo questo tragitto che le telecamere li riprendono. Ma non solo. Perchè gli investigatori hanno esaminato anche gli impianti di videosorveglianza della zona. E non si sono limitati alle immagini girate il giorno della rapina, ma anche quelle dei giorni precedenti. I fotogrammi hanno confermato il primissimo sospetto degli investigatori: il giorno prima del colpo i rapinatori erano in zona e sorvegliavano Mancini. Gli uomini della Mobile adesso stanno lavorando proprio su queste immagini che inquadrano i malviventi. E che sono state spedite in giro per le questure d'Italia. Nel Lazio, però, soprattutto.
LA MACCHINA RUBATA. Perchè c'è anche un altro dettaglio importante, ed quella Ford Focus usata dalla banda per scappare da via Trieste. La macchina è stata abbandonata all'angolo tra via Battisti e via Mazzini, dove qualcuno ha visto i tre salire su un'altro mezzo pulito, probabilmente guidato da un altro complice. E lì l'hanno ritrovata gli investigatori. Dai controlli è risultato che è stata rubata ad Acilia, vicino Roma, all'inizio di giugno. Un dettaglio non da poco, perché se è vero che le macchine rubate spesso fanno giri strani è vero anche che non sarebbe la prima volta che una banda arriva proprio dalla capitale per fare furti o rapine in città. Gli ultimi sono stati i nove albanesi arrestati per la rapina in villa messa a segno il 19 giugno a Caprara di Spoltore. La banda è stata arrestata proprio a Roma, città che usava come base di partenza per i colpi non solo nel Lazio, ma anche nelle regioni vicine.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

