Ricorso elezioni: arriva il conto delle spese legali, stangata da 40mila euro

Pescara. Ecco quanto ha versato l’amministrazione Masci per difendersi davanti al Tar e al Consiglio di Stato. Ma il tentativo del centrodestra di evitare il ritorno alle urne non è riuscito: via libera ai pagamenti
PESCARA Quarantamila euro da pagare. A tanto ammontano le spese legali a carico del Comune di Pescara per il ricorso sulle elezioni amministrative del 2024 finite nel caos tra schede sparite e schede riapparse, verbali compilati anche a matita e buste strappate. Il conto delle parcelle legali, per uno scontro giudiziario iniziato prima al Tar di Pescara e poi proseguito al Consiglio di Stato, è arrivato in municipio: almeno 34.855,73 euro. Questo è il costo del collegio difensivo comunale composto dagli avvocati Harald Massimo Bonura di Catania, Giuliano Fonderico e Gianlorenzo Ioannides di Roma. Il sindaco Carlo Masci, i consiglieri di maggioranza e gli assessori hanno nominato anche altri legali, ma a loro spese.
IL POOL DI AVVOCATI
I tre avvocati esterni nominati dall’amministrazione Masci hanno affiancato la dirigente dell’avvocatura comunale Paola Di Marco in quanto «professionisti legali di comprovata esperienza» capaci di gestire «una controversia peculiare, implicante la trattazione di discipline di particolare complessità e rilevanza inerenti questioni in materia di diritto amministrativo (sostanziale e processuale)». Un contenzioso, recita la delibera di nomina risalente all’8 agosto 2024, «di importanza strategica per l’ente, il cui approccio richiede la migliore tutela degli interessi pubblici». Resistendo al ricorso, l’amministrazione Masci ha tentato di evitare il ritorno alle urne ma questa strategia non è riuscita.
DOPPIO RICORSO
Il ricorso al Tar, che ha portato alle elezioni bis di domenica e lunedì prossimi in 23 sezioni su 170, era stato presentato poco dopo le elezioni dell’8 e 9 giugno 2024 da due cittadini vicini al candidato del centrosinistra sconfitto, Carlo Costantini, e dall’ex consigliera Pd Stefania Catalano, prima dei non eletti della sua lista. Il Tar di Pescara ha ordinato il ritorno al voto in 27 sezioni e mandato le carte alla Procura «sia con riferimento a presunte manomissioni e danneggiamenti sia con riferimento a casi di mancata presentazione o allontanamento dalle funzioni presso il seggio elettorale sia, ancora, per i casi di smarrimento di documentazione e dei verbali (…) per una eventuale verifica, nell’ambito delle proprie competenze, circa la sussistenza di ipotesi di reato»; il Tar ha messo sul conto del Comune anche le spese del verificatore scelto dalla prefettura, cioè 5.500 euro, «tenuto conto del valore della pratica e delle difficoltà implicate nonché dell’impegno profuso e del risultato ottenuto».
LA LINEA CONTESTATA
Nel secondo grado di giudizio, davanti al Consiglio di Stato, il quadro è rimasto quasi lo stesso: le 27 sezioni sotto accusa si sono ridotte a 23 (25, 28, 31, 42, 43, 44, 45, 46, 47, 51, 55, 57, 71, 73, 74, 78, 89, 95, 117, 137, 157, 166 e 169) e le spese di giudizio sono state divise «tra tutte le parti». Durante il giudizio, la linea dell’amministrazione Masci non è passata se non per quelle 4 sezione “salvate”: la tesi degli errori attribuiti indiscriminatamente ai presidenti di seggio «non risulta adeguatamente dimostrata», recita la sentenza; in un altro passaggio, il documento aggiunge che «le allegazioni di parte appellante non dimostrano che si tratti di un mero errore di verbalizzazione»; e ancora, «le allegazioni difensive degli appellanti non appaiono convincenti a rendere configurabile una irregolarità formale».

