Sciopero della fame di D’Attanasio, malato oncologico: «Lo Stato mi aiuti»

Il 57enne lancia l'allarme alla vigilia di un altro intervento: «Sono senza pensione d’invalidità perché risulto ancora all’estero»
PESCARA. Carlo D’Attanasio, l’ex velista di 57 anni, affetto da un cancro in stato avanzato e arrestato in Nuova Papua Guinea nel 2020 per traffico internazionale di droga per poi essere liberato dopo cinque anni, ha cominciato lo sciopero della fame. Tra pochi giorni sarà operato a Bologna, ma intanto è pronto per una mobilitazione davanti a Palazzo di Città. Chiede «un alloggio idoneo, proprio in vista della fase di ripresa post intervento, e lo sblocco della pensione di invalidità».
«Lo Stato mi ha lasciato da solo, ma la mia non è una condizione semplice da gestire, sono un malato oncologico, eppure la burocrazia rappresenta un grande ostacolo. Da mesi vado avanti contando esclusivamente sulle mie forze. Mi è stata rigettata la richiesta per l’ottenimento della pensione di invalidità, perché risulto ancora residente all’estero, ma ho l’ho scoperto autonomamente. Non mi è arrivata alcuna comunicazione ufficiale in merito», dice. «In realtà, da quando sono rientrato in Italia il 14 agosto dello scorso anno, ho una residenza “fittizia” a Roma, quella per i senza fissa dimora per intenderci. Sono molto stanco di subire. Ecco perché sto scioperando. E la mia sarà una protesta a oltranza. Sto per andare a Bologna a operarmi, ma quando rientrerò avrò bisogno di un alloggio adeguato alle mie condizioni».
Al momento D’Attanasio si trova all’hotel Holiday, struttura convenzionata con il Comune per il Piano Freddo e per casi eccezionali come questo. Una sistemazione dunque temporanea, visto che potrà restarvi fino al 31 luglio. Nei mesi scorsi D’Attanasio ha anche lanciato una raccolta fondi sulla piattaforma “Gofundme”, ma non è andata a buon fine. In pochi hanno aderito. A dicembre scorso, dopo un appello lanciato anche per mezzo stampa, gli sono state consegnate le chiavi di un alloggio grazie al progetto di “housing temporaneo” che i Servizi sociali del Comune hanno avviato in sinergia con On The Road (Cooperativa sociale). E prima di avere il via libera dal Comune, tra i viaggi a Roma per la terapia da seguire al Policlinico, si è arrangiato da solo.
«Vi assicuro», continua, «che non è stato affatto facile nelle mie condizioni. Ringrazio il sindaco Carlo Masci, per avermi dato la possibilità di essere accolto nelle abitazioni messe a disposizione per le persone in difficoltà. Di problemi, però, ne ho avuti parecchi, perché non potrei condividere gli spazi con altre persone. Passati sei mesi, a fine maggio ho dovuto lasciare quella casa. Vado avanti ugualmente, ma dopo l’operazione non potrò più essere lasciato solo e ho bisogno di un alloggio autonomo. Finora mi sono rimboccato le maniche, nonostante le criticità, ma per tornare a vivere ho bisogno di un aiuto concreto».
E aggiunge: «Non vedo l’ora di essere operato e di respirare aria di vera libertà. Torno a ribadire che questa è un’esigenza dettata dalle mie condizioni di salute, dalla malattia. Ho attraversato il Mediterraneo, sono rimasto rinchiuso per cinque anni. I miei non sono appelli inutili. Lo Stato avrebbe dovuto proteggermi, ma ha fatto poco o nulla da quando sono tornato in Italia nell'agosto dello scorso anno. Ho bisogno che mi vengano riconosciuti determinati diritti e voglio un alloggio idoneo per affrontare in sicurezza la fase post-operatoria».
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