Spoltore, l'accusa del pm "CityModa senza agibilità ma Ranghelli non lo chiuse"

Secondo il pubblico ministero l'ex sindaco sapeva che il centro non aveva i requisiti di sicurezza
SPOLTORE. La nascita del centro commerciale CityModa di Santa Teresa di Spoltore, le presunte omissioni e violazioni, le decisioni prese in tempi stretti e le ordinanze che non sarebbero state eseguite. A spiegare come si sarebbe sviluppata la cittadella della moda è l'ordinanza del gip Gianluca Sarandrea che chiama in causa i nove indagati, ora per corruzione ora per abuso d'ufficio o falso, della seconda inchiesta di Spoltore: quella incentrata su CityModa.
«L'ex sindaco Franco Ranghelli avrebbe favorito Giancarlo Fiore in numerosi atti di propria competenza», scrive il giudice per le indagini preliminari Gianluca Sarandrea nell'ordinanza in cui ha rigettato gli arresti per l'ex sindaco e il titolare di CityModa Fiore confermando «i gravi indizi di colpevolezza». Per il pm Gennaro Varone, titolare dell'inchiesta le cui indagini sono state svolte dal Corpo forestale, Ranghelli avrebbe agevolato l'apertura del centro di Santa Teresa almeno in sette atti: «Riunendo la giunta o il consiglio comunale per emettere decisioni di assenso in tempi stretti solo per favorire l'imprenditore, consentendo e non impedendo che il centro commerciale aprisse pur essendo evidente che non possedeva i requisiti di sicurezza, la dichiarazione di agibilità e il certificato di conformità alle norme sismiche». Per l'accusa, CityModa non avrebbe avuto le uscite di sicurezza, le rampe di sicurezza e l'ascensore non funzionava.
L'inchiesta che ruota attorno alla struttura di 7.500 metri quadrati che all'interno ospita negozi, ristoranti, bar, una ludoteca e un centro benessere è una costola dell'inchiesta madre del Corpo forestale che portò all'arresto ai domiciliari - dal 26 luglio scorso e per 15 giorni - dell'ex sindaco Ranghelli, dell'ex presidente del consiglio regionale Marino Roselli e del vicepresidente di Ecologica Luciano Vernamonte. Accanto al nome di Ranghelli e di Fiore, in questo filone, sono indagate complessivamente nove persone tra cui il comandante della polizia municipale di Spoltore Enrico Monaco per corruzione, il consigliere comunale di Pescara Nico Lerri per abuso d'ufficio, il segretario generale della Provincia di Pescara Fabrizio Bernardini per abuso d'ufficio e alcuni tecnici che avrebbero omesso i controlli nella struttura.
Ranghelli, scrive il giudice per le indagini preliminari, «avrebbe emesso un'ordinanza illegittima con cui consentiva l'apertura domenicale di CityModa il 19 luglio 2009 mentre la normativa consente solo deroghe generalizzate, restando esclusi provvedimento ad personam; avrebbe omesso di far eseguire l'ordinanza di sospensione di lavori».
Il gip ha rigettato la richiesta del pm di misure cautelari per Ranghelli e Fiore e ha detto no anche al sequestro della cittadella della moda di Santa Teresa pur confermando che i certificati per l'agibilità non ci sono. Intanto, il pm Varone ha già presentato ricorso in appello. Ma dice ancora il gip nell'ordinanza che Ranghelli avrebbe anche «esercitato pressioni su funzionari del Comune e nelle altre amministrazioni per i permessi, le autorizzazioni e i controlli».
Per l'accusa, cosa avrebbe ricevuto in cambio Ranghelli? Dall'imprenditore titolare di CityModa, sempre per il pm, avrebbe ricevuto «la facoltà di far assumere presso CityModa personale da lui segnalato, il pagamento di 5 mila euro versati dalla Moda Group all'Ente Spoltore Ensemble a titolo di sponsorizzazione, sconti e agevolazioni di cui hanno goduto Ranghelli e la sua famiglia».
«L'ex sindaco Franco Ranghelli avrebbe favorito Giancarlo Fiore in numerosi atti di propria competenza», scrive il giudice per le indagini preliminari Gianluca Sarandrea nell'ordinanza in cui ha rigettato gli arresti per l'ex sindaco e il titolare di CityModa Fiore confermando «i gravi indizi di colpevolezza». Per il pm Gennaro Varone, titolare dell'inchiesta le cui indagini sono state svolte dal Corpo forestale, Ranghelli avrebbe agevolato l'apertura del centro di Santa Teresa almeno in sette atti: «Riunendo la giunta o il consiglio comunale per emettere decisioni di assenso in tempi stretti solo per favorire l'imprenditore, consentendo e non impedendo che il centro commerciale aprisse pur essendo evidente che non possedeva i requisiti di sicurezza, la dichiarazione di agibilità e il certificato di conformità alle norme sismiche». Per l'accusa, CityModa non avrebbe avuto le uscite di sicurezza, le rampe di sicurezza e l'ascensore non funzionava.
L'inchiesta che ruota attorno alla struttura di 7.500 metri quadrati che all'interno ospita negozi, ristoranti, bar, una ludoteca e un centro benessere è una costola dell'inchiesta madre del Corpo forestale che portò all'arresto ai domiciliari - dal 26 luglio scorso e per 15 giorni - dell'ex sindaco Ranghelli, dell'ex presidente del consiglio regionale Marino Roselli e del vicepresidente di Ecologica Luciano Vernamonte. Accanto al nome di Ranghelli e di Fiore, in questo filone, sono indagate complessivamente nove persone tra cui il comandante della polizia municipale di Spoltore Enrico Monaco per corruzione, il consigliere comunale di Pescara Nico Lerri per abuso d'ufficio, il segretario generale della Provincia di Pescara Fabrizio Bernardini per abuso d'ufficio e alcuni tecnici che avrebbero omesso i controlli nella struttura.
Ranghelli, scrive il giudice per le indagini preliminari, «avrebbe emesso un'ordinanza illegittima con cui consentiva l'apertura domenicale di CityModa il 19 luglio 2009 mentre la normativa consente solo deroghe generalizzate, restando esclusi provvedimento ad personam; avrebbe omesso di far eseguire l'ordinanza di sospensione di lavori».
Il gip ha rigettato la richiesta del pm di misure cautelari per Ranghelli e Fiore e ha detto no anche al sequestro della cittadella della moda di Santa Teresa pur confermando che i certificati per l'agibilità non ci sono. Intanto, il pm Varone ha già presentato ricorso in appello. Ma dice ancora il gip nell'ordinanza che Ranghelli avrebbe anche «esercitato pressioni su funzionari del Comune e nelle altre amministrazioni per i permessi, le autorizzazioni e i controlli».
Per l'accusa, cosa avrebbe ricevuto in cambio Ranghelli? Dall'imprenditore titolare di CityModa, sempre per il pm, avrebbe ricevuto «la facoltà di far assumere presso CityModa personale da lui segnalato, il pagamento di 5 mila euro versati dalla Moda Group all'Ente Spoltore Ensemble a titolo di sponsorizzazione, sconti e agevolazioni di cui hanno goduto Ranghelli e la sua famiglia».
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