Totore, il boss tra droga e taglio del nastro

17 Febbraio 2011

Puccinelli da Napoli a Montesilvano: storia di un obbligo di dimora pieno di sorprese

PESCARA. Da boss è arrivato. E il boss ha continuato a fare anche sulla costa abruzzese. Tanto che quando un gruppo di campani ha aperto una pizzeria a Montesilvano si è sentito in dovere di invitarlo, come si fa con le autorità della zona. E di accoglierlo e riverirlo come si fa solo con un capo clan. Salvatore Puccinelli, o meglio, Totore Straccetta, boss del rione Traiano di Napoli, a Montesilvano si era ambientato proprio bene. E, soprattutto, faceva affari.

Aveva messo in piedi un’ organizzazione che faceva arrivare la cocaina da Napoli e la riversava sulla costa abruzzese, Totore. E ci lavorava insieme alla moglie, al figlio e ad altre quindici persone, abruzzesi e campani.

A dirlo sono i risultati delle indagini del Nucleo investigativo della compagnia di Pescara, coordinato dal capitano Eugenio Nicola Stangarone e diretto dal colonnello Marcello Scocchera. L’inchiesta è partita da un traffico di cocaina scoperto a Teramo nel 2009 che faceva capo a Carmine Iorio, detto Ricchitella, un napoletano riparato in Abruzzo che, si è scoperto in seguito, dopo l’arrivo di Straccetta è passato alle sue dipendenze.
Così, dopo oltre un anno di indagini, mercoledì i militari hanno arrestato tra l’Abruzzo e Napoli quindici persone con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti su richiesta della Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila.

In manette insieme a Salvatore Puccinelli, 55 anni, sono finiti anche la moglie Angela Savarese, 55 anni, il figlio Ciro Puccinelli, 22 anni. Rudy Apetino, 29 anni, Luca Sanna, 35 anni, Sergio Morelli detto Balò, 33 anni, Giovanna Fatigati, 38 anni, Walter Adorante, 39 anni, Simone Neri, 32 anni, Antonio Cozzolino detto Mignolino, 45 anni, Rosa Ciotola alias Rosetta, 42 anni, Assunta Cozzolino detta Susetta, 27 anni, Antonino Forte, 28 anni, Francesco Pisa, O’ prevt’, 35 anni, Nunzia Di Napoli, 35 anni.
All’appello mancano ancora tre persone, sfuggite all’arresto. Tra loro c’è anche Vincenzo Russo. Ed è proprio da lui che si può partire per ricostruire la storia dello sbarco del clan Puccinelli a Montesilvano.

L’ARRIVO IN ABRUZZO Per gli investigatori, infatti, è proprio Vincenzo Russo una delle teste di ponte per l’arrivo del boss a Montesilvano. Da qualche tempo infatti sia Russo che un altro degli arrestati, Rudy Apetino, entrambi affiliati al clan Puccinelli, si sono stabiliti nella cittadina adriatica. Il terreno deve essergli sembrato fertile perchè, dicono gli investigatori, sono loro che nel 2009 organizzano l’arrivo di Salvatore Puccinelli. Nonostante una condanna fino al 2051 il boss è riuscito a ottenere l’obbligo di dimora. Che decide di scontare in una casa in affitto, trovata appunto da Russo e Apetino.

STA MALE MA SNIFFA
A Montesilvano Totore Straccetta si stabilisce nella zona dei grandi alberghi. La malattia di cui soffre, hanno spiegato per farlo uscire di galera, non è compatibile con il regime carcerario, visto che ha gravi problemi respiratori.

Quando i carabinieri vanno a controllarlo Totore si fa trovare con le stampelle, la mascherina per l’ossigeno e un ventilatore. Appena i militari vanno via, però, il boss, pensando di non essere visto, sniffa cocaina.

Nel frattempo Puccinelli, che secondo gli investigatori è la mente economica del clan mentre il fratello Ciro dirige l’ala militare, si occupa anche di affari. E se gli investigatori non escludono che il clan di Straccetta fosse già da prima tra i fornitori degli spacciatori locali, dall’arrivo del boss il canale gestito dai napoletani diventa uno dei principali per far arrivare la cocaina sulla costa.

LA RETE
A tenere le fila a Napoli secondo gli investigatori, sono Mignolino, alias Antonio Cozzolino e Rosetta, Rosa Ciotola, insieme a Susetta Cozzolino, Antonino Forte, Nunzia Di Napoli e Francesco Pisa,’O Prevt. In Abruzzo invece l’organizzazione si serve sì di Russo e Apetino, ma stringe legami anche con personaggi del posto, che stanno su piazza da tempo.

Per l’area vestina il referente è Balò, Sergio Morelli, rom di Cappelle sul Tavo, che già nel 2004 era stato arrestato con l’accusa di essere il grossista locale per l’eroina importata da una banda di albanesi. A piazzare la coca a Montesilvano ci pensano invece, dicono i militari, Russo e Apetino insieme a Luca Sanna e alla sua compagna, Giovanna Fatigati.
A coprire il resto del litorale ci sono Walter Adorante nel Chietino, e Simone Neri per la costa teramana.

PANTALONI E BUS Per gli arrestati la droga è un capo di abbigliamento. È così che i membri dell’organizzazione chiamano la cocaina quando parlano tra loro. A volte gli stupefacenti sono vestiti, altre volte maglie, molto più spesso paia di pantaloni. Per far arrivare la coca dalla Campania all’Abruzzo va bene qualsiasi mezzo di trasporto: si usano le auto private ma anche gli autobus di linea e i treni.

Intanto da Montesilvano Totore continua a tenere le fila di tutto, dicono gli inquirenti: gestisce le forniture, riscuote gli incassi, si occupa di chi è in ritardo con i pagamenti o non fornisce roba abbastanza buona. E continua a seguire anche gli altri affari del suo clan. Quando può lo fa in prima persona, ma più spesso si serve della moglie, Angela Savarese, che in Campania agisce da plenipotenziaria del marito. Tant’è che quando una donna che ha subito un furto a Napoli chiede aiuto a Totore, la moglie fa arrivare al responsabile una voce che basta a risolvere la questione: «Ha detto Totore di restituire tutto».

HOTEL MONTESILVANO
Perchè il boss per fare i suoi affari abbia scelto proprio la cittadina adriatica non si sa con certezza. Indubbiamente un ruolo lo hanno giocato i suoi luogotenenti, che stando già qui gli hanno preparato il terreno. Ma chi la zona la conosce bene sostiene che ad avere un peso nella scelta potrebbero essere stati anche altri fattori. Come un’economia vivace in cui di soldi ne girano tanti. O il fatto di non dare nell’occhio in una città turistica dove i forestieri sono la regola, di case sfitte ce ne sono in abbondanza, e il giro deli inquilini è abbastanza rapido da potercisi confondere in mezzo senza difficoltà.

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