Il primario accusa il manager

Vicentini: «La creazione dell'unità di urologia? Un errore-orrore»
TERAMO. I toni sono pacati ma le parole sembrano scritte sulla roccia. Carlo Vicentini, docente alla facoltà di medicina all'università dell'Aquila e direttore del reparto di urologia al Mazzini, con questa convenzionato, lancia strali contro la Asl sulle modalità con cui è stata adottata la decisione di creare l'unità semplice a valenza dipartimentale di Urologia endoscopia all'ospedale d Giulianova (e che ha comportato la declassificazione a day surgery del reparto di Atri).
«Io di questa storia di Giulianova non sono stato informato», esordisce il professore, «sono contento che abbiano pensato a riutilizzare Giulianova per l'urologia. In effetti la situazione ottimale per la provincia di Teramo contempla l'esistenza di due unità operative complesse. Ma così c'è il problema dei concorsi che non si possono gestire come si vuole». In questo modo Vicentini spiega la decisione di creare un'unità semplice a valenza dipartimentale invece che un'unità complessa (nel secondo caso c'è un primario nominato con concorso, nel primo un responsabile nominato direttamente).
«Questa scelta mi vede scavalcato completamente, ma non me ne dolgo», riprende, «certo, se fossi stato consultato avrei evitato l'errore culturale di denominarla "endoscopia urologica finalizzata a implementare lo screening del carcinoma della prostata": è come dire cavoli a merenda. Questo errore-orrore non l'avrei fatto fare. Avrei consigliato un altro nome».
L'endoscopia infatti non ha a che fare col tumore della prostata. Vicentini invita poi ad andarci cauti con lo screening: «il discorso è estremamente complesso, sarebbero necessarie informazioni, anche di tipo epidemiologico, molto più approfondite. Inoltre non so come questa unità si rapporti con il centro per lo studio delle malattie prostatiche che una delibera regionale del 2008 assegna a un progetto presentato da me. C'è, in sostanza, un centro regionale di riferimento nella divisione di urologia di Teramo da me diretta: come si interscambia con questa nuova struttura?».
Ma c'è un altro motivo di preoccupazione: «Come tutte le cose estemporanee che non nascono da una discussione e da un progetto condiviso, inevitabilmente crea anticorpi, cioè rammarico in chi si impegna e lavora. Con l'unità operativa complessa c'è una preselezione tecnica che avviene con un concorso, in questo caso no. Probabilmente sono stato bypassato perchè ho sempre privilegiato competenze e merito. Ma non è una novità: la precedente amministrazione per la scelta di un medico per l'unità da me diretta mi ha scavalcato a piè pari non mettendomi nella commissione di valutazione. Un'amministrazione corretta dovrebbe chiedere al responsabile del reparto chi lavora e chi no: le valutazioni che ho dato dei collaboratori sono la discriminante per scegliere chi deve andare in un determinato posto. Io credo che sia importante la considerazione delle capacità professionali e in ogni caso è importante che chi sceglie mantenga una dimensione etica, perchè poi tutto ciò va a ricadere sui rapporti con i pazienti. Dare responsabilità prescindendo da questo non porta lontano». (a.f.)
«Io di questa storia di Giulianova non sono stato informato», esordisce il professore, «sono contento che abbiano pensato a riutilizzare Giulianova per l'urologia. In effetti la situazione ottimale per la provincia di Teramo contempla l'esistenza di due unità operative complesse. Ma così c'è il problema dei concorsi che non si possono gestire come si vuole». In questo modo Vicentini spiega la decisione di creare un'unità semplice a valenza dipartimentale invece che un'unità complessa (nel secondo caso c'è un primario nominato con concorso, nel primo un responsabile nominato direttamente).
«Questa scelta mi vede scavalcato completamente, ma non me ne dolgo», riprende, «certo, se fossi stato consultato avrei evitato l'errore culturale di denominarla "endoscopia urologica finalizzata a implementare lo screening del carcinoma della prostata": è come dire cavoli a merenda. Questo errore-orrore non l'avrei fatto fare. Avrei consigliato un altro nome».
L'endoscopia infatti non ha a che fare col tumore della prostata. Vicentini invita poi ad andarci cauti con lo screening: «il discorso è estremamente complesso, sarebbero necessarie informazioni, anche di tipo epidemiologico, molto più approfondite. Inoltre non so come questa unità si rapporti con il centro per lo studio delle malattie prostatiche che una delibera regionale del 2008 assegna a un progetto presentato da me. C'è, in sostanza, un centro regionale di riferimento nella divisione di urologia di Teramo da me diretta: come si interscambia con questa nuova struttura?».
Ma c'è un altro motivo di preoccupazione: «Come tutte le cose estemporanee che non nascono da una discussione e da un progetto condiviso, inevitabilmente crea anticorpi, cioè rammarico in chi si impegna e lavora. Con l'unità operativa complessa c'è una preselezione tecnica che avviene con un concorso, in questo caso no. Probabilmente sono stato bypassato perchè ho sempre privilegiato competenze e merito. Ma non è una novità: la precedente amministrazione per la scelta di un medico per l'unità da me diretta mi ha scavalcato a piè pari non mettendomi nella commissione di valutazione. Un'amministrazione corretta dovrebbe chiedere al responsabile del reparto chi lavora e chi no: le valutazioni che ho dato dei collaboratori sono la discriminante per scegliere chi deve andare in un determinato posto. Io credo che sia importante la considerazione delle capacità professionali e in ogni caso è importante che chi sceglie mantenga una dimensione etica, perchè poi tutto ciò va a ricadere sui rapporti con i pazienti. Dare responsabilità prescindendo da questo non porta lontano». (a.f.)
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