Maxi frode fiscale tocca anche il Teramano

3 Marzo 2026

Perquisizioni della Guardia di Finanza di Trieste nell’ambito di un’inchiesta nazionale sul lavoro irregolare

TERAMO. Tocca anche il Teramano l’inchiesta dalla Procura di Trieste in varie regioni su un presunto sistema illecito sull’impiego di manodopera e frodi fiscali. «Al centro della frode», si legge in una nota della guardia di finanza, «un sofisticato schema di utilizzo della forza lavoro attuato mediante la creazione di una rete di società fittiziamente costituite e intestate a prestanome, che fungevano da “serbatoi di manodopera” con l’obiettivo di eludere norme di legge in materia di lavoro e dei contratti collettivi nazionali di settore». Secondo la Finanza «la fornitura illecita veniva dissimulata mediante strumentali appalti per figurate “prestazioni di servizio” fornite da soggetti giuridici "di comodo" usati come strumentali “contenitori” della forza lavoro (cosiddetto “caporalato grigio”).

Le società interposte emettevano quindi fatture per operazioni giuridicamente inesistenti in favore della società che utilizzava i lavoratori per importi corrispondenti agli stipendi netti da erogare. Attraverso tale meccanismo, la beneficiaria annotava elementi passivi fittizi, maturando indebiti crediti Iva, mentre la relativa imposta a debito non veniva dichiarata né versata». Complessivamente sono indagate 14 persone e 10 società con sede legali in diverse regione. Il gip di Trieste, su richiesta della Procura, ha emesso due provvedimenti restrittivi della libertà personale (di cui uno in carcere e l’altro agli arresti domiciliari) nei confronti dei due ritenuti i principali organizzatori del sodalizio criminale domiciliati a Trieste e un sequestro per equivalente dell’importo di oltre 750mila euro.

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