Respinto anche l’ultimo ricorso: l’omicida di Bellante resta dentro

14 Gennaio 2014

I giudici dell’Aquila rigettano la richiesta degli arresti domiciliari per Ciabattoni, 74enne e malato Il suo avvocato annuncia un esposto al Csm: «La legge in questo Paese non è uguale per tutti»

TERAMO. E’ una riflessione in punta di diritto che parte dall’attualità del caso del ministro di Giustizia Annamaria Cancellieri quella che la difesa di Domenico Ciabattoni fa nel giorno in cui i giudici aquilani del Riesame dicono no ai domiciliari per l’ex idraulico 74enne di Bellante arrestato per aver sparato alla sua vicina di casa Felicia Mateo dopo sette anni di liti e denunce. L’anziano, cardiopatico e diabetico, da mesi è detenuto nel carcere di Torino, l’unico attrezzato con un centro clinico per ospitare detenuti malati nelle condizioni del pensionato. Dice il suo legale Cataldo Mariano, che annuncia ricorso in Cassazione e un esposto al Csm: «se si considera che per taluni, giovani e ricchi, è sufficiente rifiutare il cibo, così da far temere una anoressia in fieri, per essere rimessi in libertà , mentre per altri, anziani e poveri, non è sufficiente una norma di legge, nè il giudizio del responsabile di una struttura carceraria che, di fatto e nella fattispecie, vietano la persistenza dello stato di custodia cautelare per far loro ottenere gli arresti domiciliari, allora c’è da chiedere, ancora una volta e sempre, se realmente la legge in questo paese è uguale per tutti». Il riferimento è al caso del ministro Cancellieri finita al centro di un duro scontro politico per la sua telefonata a favore di Giulia Ligresti, figlia dell’uomo d’affari Salvatore, arrestata nell’ambito dell’inchiesta sul maxi buco alla Fondiaria e successivamente scarcerata per le sue condizioni di salute. Dice ancora l’avvocato Mariano: «l’istanza degli arresti domiciliari, presentata il 30 ottobre, è stata motivata con l’età di Ciabattoni e con il suo stato di salute. Nonostante una norma di legge che ponga il divieto della misura massima afflittiva per gli ultrasettantenni, nonostante una degenza ospedaliera che si protrae ormai da quattro mesi, pur in presenza di una accertata e complessa patologia che interessa il detenuto e che lo rende di fatto soggetto non pericoloso e pur in presenza di una attestazione del presidio sanitario della casa circondariale di Torino secondo cui «il quadro cognitivo non permette al detenuto di comprendere il senso della detenzione pienamente e, unito al quadro internistico compromesso, determina un evidente profilo di incompatibilità con il regime detenitivo», il tribunale dell’Aquila dopo oltre due mesi ha rigettato la richiesta con una decisione che ha dell’incredibile, con motivazioni infondate ed inacettabili che non hanno obiettivi riscontri».

L’istanza è stata respinta dal tribunale (collegio presiedutoda Giuseppe Antonio Gargarella, a latere Guendalina Buccella e Marco Billi. Intanto a febbraio Ciabattoni comparirà davanti al gup con l’accusa di omicidio aggravato e premeditato. Il legale ha chiesto il rito abbreviato.(d.p.)

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