Spaccio con le chat criptate: «Attività di forte allarme sociale»

Indagini chiuse su sette giovanissimi che rischiano il processo per centinaia di cessioni di hashish. La vendita ai coetanei vicino agli istituti scolastici, in un altro filone indagati anche dei genitori
TERAMO. Gli atti giudiziari, oggi più che mai, sono finestre aperte su spaccati di società che raccontano meglio di saggi sociologici. Perché soprattutto le Procure per i minorenni sono un faro acceso su dinamiche criminali sempre più impattanti. Come in questo caso. Al netto di un’inchiesta che non risparmia particolari come il coinvolgimento di genitori nell’attività di spaccio (fascicolo a parte della Procura ordinaria), la chiusura delle indagini sulla banda di minorenni pronti a usare chat criptate per non essere intercettati nel traffico di droga fa suonare l’ennesimo allarme sociale. Oggi in sette, tutti tra 16 e 17 anni, rischiano il processo.
Secondo il procuratore per i minorenni David Mancini – accusa che resta da dimostrare nel corso dei successivi passaggi – la banda si muoveva con messaggi su piattaforme criptate per organizzare spostamenti di sostanze, modalità di consegna e appuntamenti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l'attività si fondava su un florido commercio che deriva dalla sistematica disponibilità di rilevanti quantità di stupefacente, acquistato attraverso il reinvestimento del denaro precedentemente guadagnato con la vendita delle dosi. E da qui l’idea di mettere in piedi una vera e propria società. Nel corso dell'attività investigativa sono stati sequestrati circa 2,5 chili di hascisc 200 grammi di cocaina e 100 grammi di marijuana, oltre a 4.500 euro in contanti ritenuti provento dello spaccio il gruppo gestiva un maxi spaccio di droga all’interno del circuito cittadino teramano e spesso in prossimità di istituti scolastici.
E ancora, sempre come delineato negli atti: «Ciascuno degli indagati, pur se con modalità e intensità diverse, è dedito stabilmente a tale illecita attività fonte di rilevanti guadagni e di elevato allarme sociale, proprio in ragione della minore età di molti dei fruitori, nonché cessionari finali». Secondo una prima ricostruzione il gruppo manteneva i contatti, attraverso telefonini o tablet, su delle piattaforme caratterizzate da un particolare, cioè molto alto, livello di criptazione dei messaggi con il chiaro intento di evitare intercettazioni o altro. Proprio utilizzando questi sistemi i ragazzi si scambiavano informazioni sul traffico di considerevoli quantitativi di sostanza stupefacente – nell’ultimo blitz è stato sequestrato oltre un chilo di hascisc nella casa di un 17enne – da far arrivare sul mercato teramano dove spacciavano dopo essersi divise le zone con gruppi di maggiorenni. Dalle indagini è inoltre emerso che il gruppo di sei giovani era diventato un punto di riferimento per i coetanei teramani che acquistavano stupefacente.
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