A 26 anni la convocazione nella Nazionale dilettanti

AVEZZANO. Diventare un personaggio pubblico amato dalla gente, pur mantenendo sempre un basso profilo. È esattamente ciò di cui è stato capace di essere Sandro Cimarra, lo storico capitano dell’Avezza...
AVEZZANO. Diventare un personaggio pubblico amato dalla gente, pur mantenendo sempre un basso profilo. È esattamente ciò di cui è stato capace di essere Sandro Cimarra, lo storico capitano dell’Avezzano calcio scomparso domenica scorsa all’età di 74 anni. Un fiume ininterrotto di persone ha voluto rendergli l’ultimo omaggio e tra loro tantissimi sportivi, quelli che ne hanno apprezzato le doti nel corso della carriera calcistica con indosso sempre la casacca biancoverde. Ma anche tanta gente comune, che aveva apprezzato quella profonda umanità che aveva caratterizzato l’intera sua esistenza. Una vita fatta anche di rinunce, come quando la sorte gli offrì la possibilità di accedere tra i professionisti nelle file della Reggina che militava in serie B, ma che lui rifiutò perché al lavoro certo in fabbrica, non se la sentì di barattare una meno sicura carriera sportiva. Eppure, che avesse la stoffa del campione, lo si era capito anche dalla considerazione dei tecnici federali per quel centrocampista dai piedi buoni. Era il 1975 quando Sandro Cimarra venne convocato nella Nazionale dilettanti dall’allora selezionatore Romolo Alzani per il Trofeo Barassi, e in un giornale dell’epoca il cronista riportava le preoccupazioni del responsabile tecnico proprio per le sue condizioni fisiche, perché reduce da un infortunio alla caviglia subìto nella precedente partita degli azzurrini a Martinafranca. Ma alla fine Cimarra strinse i denti e scese regolarmente in campo contro i pari età della Turchia. In un altro articolo di mezzo secolo fa, dedicato al calcio dilettantistico, lo stesso ct Alzani affermava che quel mondo rappresentava la parte più sana del calcio italiano; all’epoca gli stipendi dei calciatori non erano cero paragonabili agli attuali e ai soldi si anteponevano spesso il rapporto umano e la vera amicizia. Quell’amicizia che a distanza di quasi mezzo secolo è stato possibile verificare nel corso della cerimonia funebre celebrata in cattedrale da don Claide Berardi, che nel corso dell’omelia ha paragonato la generosità dell’apostolo Paolo a quella che Sandro metteva in tutte le cose che faceva. Con Sandro Cimarra se ne va un pezzo della storia calcistica della Marsica, insieme a un’epoca che non tornerà più. (p.oli)
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