A casa dopo le fatiche in Kosovo La città riabbraccia i suoi alpini

2 Settembre 2023

Il nono reggimento sfila per le vie del centro, poi a Collemaggio riceve indietro il Tricolore dal sindaco «Professionalità e umanità, siamo orgogliosi di voi. Dopo gli scontri, L’Aquila si era stretta ai feriti»

L’AQUILA. «L’Aquila e tutta Italia sono orgogliosi di voi». È questo il messaggio che ieri mattina dal palco davanti alla basilica di Collemaggio è stato indirizzato agli alpini del nono reggimento, tornati a casa dopo mesi di missione Nato in Kosovo dove hanno dovuto affrontare non poche tensioni.
I militari hanno sfilato nel centro per raggiungere Collemaggio, ma la cerimonia del saluto della città alla bandiera di guerra del reggimento si è svolta in maniera sobria e ancora in un clima di forte commozione per la morte di Claudio Ianni, capogruppo delle penne nere dello “Jacobucci”, deceduto mentre partecipava alle iniziative del sesto raduno “Ricordando il Battaglione alpini L’Aquila”, iniziative che sono state sospese.
LA CITTà E IL SINDACO
A riassumere il senso della cerimonia militare del saluto al nono reggimento rientrato dal Paese balcanico è stato il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi.
«Avremmo voluto che questa di oggi fosse una festa a tutto tondo», ha esordito il primo cittadino. «Purtroppo la notizia della morte di Claudio Ianni ha funestato questi giorni ma, siamo certi, che lui è qui in mezzo a noi, ci guarda e sorride e sarebbe stato contento di poter salutare, come lo sono io, le donne e gli uomini che sono tornati dalla difficile missione in Kosovo. Ho potuto vedere e testimoniare di persona, nella visita istituzionale che ho fatto nel campo gestito dalle nostre donne e dai nostri uomini al comando del colonnello Mario Bozzi che ringrazio e saluto, la professionalità e la grande preparazione, ma soprattutto l’umanità con cui hanno operato su un terreno che fino a qualche tempo fa si pensava fosse un luogo definitivamente pacificato e invece, come a tutti noto, a fine maggio ci sono state delle recrudescenze delle conflittualità fra la comunità albanese e quella serba, che hanno portato a degli scontri e all’attività di polizia delle nostre donne e dei nostri uomini, alcuni dei quali sono stati feriti. A loro la città dell’Aquila si è stretta, ha verificato costantemente le loro condizioni di salute e finalmente, a pericolo scampato, possiamo dire che la presenza del 9° Reggimento alpini in Kosovo rimarrà indelebile perché, nonostante quegli eventi tragici, si è riusciti a riaprire un canale di dialogo e a farlo attraverso la solidarietà, attraverso il gesto del dono. Si è avuta la capacità di riunire rappresentanti istituzionali serbi e albanesi intorno a uno stesso tavolo grazie anche alla grande generosità che la comunità aquilana e l’Associazione nazionale alpini hanno dimostrato donando defibrillatori per le scuole delle province vigilate dai nostri militari». E ancora: «Siamo certi che l’impegno costante degli alpini va riconosciuto anche attraverso segni tangibili – come abbiamo fatto col Premio del Perdono – che sono la riaffermazione dell’affetto, del rispetto e della stima che la comunità aquilana nutre nei confronti di tutti gli alpini italiani».
Subito dopo il primo cittadino ha restituito al comandante del nono reggimento il Tricolore che gli era stato consegnato al momento della partenza per il Kosovo, simbolo di «amicizia fra la comunità aquilana e gli alpini».
IL COMANDANTE DELLE TRUPPE
Poi è intervenuto il comandante delle truppe alpine, il generale Ignazio Gamba. «Il vostro impegno, lo spirito d’abnegazione, il quotidiano e straordinario sacrificio a favore della pace comune a garanzia delle libertà di tutti e della pacifica convivenza», ha sottolineato, «rappresentano i valori fondanti del nostro operare e dell’impegno di ogni uomo e donna dell’Esercito e delle truppe alpine. Il vostro comportamento è stato sempre impeccabile, a maggior ragione nei momenti più difficili e tesi, dimostrando che l’Esercito italiano, e in particolare gli alpini del nono reggimento, è composto da professionisti di altissimo livello, pronti a mettersi in gioco e a sacrificare sé stessi per la pace e la sicurezza comune».
L’ASSOCIAZIONE ALPINI
Il presidente dell’Associazione nazionale alpini Sebastiano Favero in chiusura ha ringraziato il Nono: « Avete fatto onore a voi e all’Italia. Andatene orgogliosi».
Ha preso parte alla cerimonia anche il comandante della brigata Taurinense, il generale Enrico Fontana.
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