A Londra per sfuggire al Fisco, 6 indagati

18 Giugno 2017

Sequestrati appartamenti e conti correnti a imprenditori avezzanesi. Nei guai anche un commercialista e un notaio

AVEZZANO. Tre appartamenti ad Avezzano e conti correnti sparsi in Italia per un valore complessivo di 248mila euro. Sono i beni che i finanzieri della Compagnia hanno sequestrato a una famiglia di imprenditori che lavora nel commercio all’ingrosso e al dettaglio di mobili, arredamenti ed elettrodomestici. Secondo le accuse è la somma corrispondente al debito che gli imprenditori vantano nei confronti del Fisco.
Il provvedimento è stato emesso dal gip Francesca Proietti su richiesta del sostituto procuratore Roberto Savelli. Sei le persone indagate: oltre ai tre commercianti, anche un presunto prestanome, un commercialista e un notaio. Si tratta di G.L., 53 anni, L.P. (58), e S.V.L. (56), tutti dello stesso nucleo familiare di Avezzano, C.C., 79enne di Napoli ma residente a Londra, A.C., 34 anni, commercialista di Celano, e M.V., 50 anni, di Avezzano.
La misura cautelare eseguita rappresenta l’epilogo di indagini svolte dai finanzieri in seguito a una denuncia trasmessa alla Procura dalla Direzione generale per l’Abruzzo di Equitalia Centro spa, secondo la quale la società debitrice, riferita agli imprenditori coinvolti, avrebbe fraudolentemente trasferito in Inghilterra la sede legale, per sottrarsi al pagamento di debiti dovuti all’Erario per un importo pari alla somma sequestrata.
In particolare, gli accertamenti hanno consentito di appurare che l’amministratore e socio dell’impresa originariamente debitrice, ormai decotta, con un complesso impianto di contratti di locazione ed affitto d’azienda tra vari soggetti giuridici, tutti riconducibili ai propri familiari o affini, ha creato un sistema volto in primo luogo a “svuotare” la società dal suo patrimonio, trasferendolo a una nuova società costituita appositamente. Una volta svuotata l’azienda, i soci hanno ceduto le quote della medesima, ormai estromessa dal mercato, a un acquirente compiacente, il 79enne di Napoli residente a Londra, che secondo l’accusa ha fittiziamente pagato con cambiali, mai incassate né protestate.
Diventato socio unico della società, il nuovo proprietario ne ha cambiato la denominazione, trasferendo la sede legale prima in Campania e poi in Inghilterra, allo stesso indirizzo di altre 16 società da lui acquistate. L’ultimo atto della complessa vicenda è stato rappresentato dalla cancellazione dal Registro delle imprese britannico della società oggetto delle indagini, in maniera tale da rendere pressoché impossibile all’Erario la riscossione del debito.
I vari atti del complesso schema fraudolento, secondo quanto accertato dalla Finanza, sono stati redatti con «la consulenza» e «la partecipazione fattiva» del commercialista e del notaio.
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