A Navelli riapre la chiesa con il pavimento del 1700

17 Dicembre 2017

Stamani la riconsegna della parrocchiale di San Sebastiano chiusa da nove anni I lavori di restauro hanno svelato anche antiche sepolture, grotte e murature

L’AQUILA. Si potrà tornare a calpestare il pavimento del Settecento, rimasto nascosto per anni sotto quello novecentesco, nella chiesa di San Sebastiano a Navelli, che questa mattina riaprirà al pubblico. Chiusa a seguito del terremoto del 2009, la chiesa tornerà alle sue funzioni dopo un lungo percorso di consolidamento e restauro che ha riportato alla luce anche antiche sepolture, ambienti ipogei, tombe superficiali, murature risalenti ad antiche e diverse disposizioni di strutture religiose o civili. L’intervento di riparazione dei danni alle strutture e agli elementi architettonici e decorativi è stato finanziato per un importo di 1.500.000 euro con fondi Cipe. L’intervento, eseguito dalla ditta Iter di Pesaro, è stato curato nei dettagli dal Segretariato regionale ai beni culturali e sarà illustrato stamani dopo la cerimonia di riapertura, prevista alle 10,30.
LA STORIA. La chiesa di San Sebastiano, databile al secolo XI, probabilmente costruita sui resti dell’antica città-castello medievale, conserva esigue tracce architettoniche e decorative del XV secolo (affreschi e volte costolonate) ed è fortemente caratterizzata dal massiccio intervento settecentesco con rimaneggiamenti del secolo scorso.
L’INTERVENTO. «In generale l’intervento ha seguito tutti i criteri di restauro conservativo, mediante il rispetto della materia antica e delle tecniche costruttive originali, senza alterare il comportamento meccanico dell’organismo architettonico e strutturale nel suo complesso», spiegano dal Segretariato. «Si è cercato di conservare tutti gli elementi superstiti».
LE VOLTE. In particolare è stato rimosso il pesante intervento novecentesco che aveva introdotto un solaio latero-cementizio al di sopra delle volte in cannucce della navata centrale e aveva causato il danno più preoccupante della vistosa deformazione delle volte stesse. «Le volte in muratura delle navate laterali e di altri ambienti del complesso sono state rinforzate mediante solidarizzazione alle pareti perimetrali», proseguono gli esperti. «Le murature sono state consolidate mediante iniezioni di miscele consolidanti, cucitura di cantonali e martelli murari, ricostruzioni localizzate; è stato inserito un diffuso sistema di incatenamento delle pareti».
L’ESTERNO. Tutte le superfici esterne in pietra e intonaco sono state pulite e consolidate; internamente è stato consolidato l’intonaco settecentesco e riproposta la tinteggiatura a calce sulla base di indagini conoscitive preliminari, prove e campioni.
APPARATO DECORATIVO. «L’intervento ha interessato anche la messa in sicurezza dell’apparato decorativo, mediante lo smontaggio e la messa in sicurezza di alcuni apparati mobili», aggiungono i tecnici. «Il restauro si è concentrato sugli apparati decorativi fissi, rimandando quello dei beni mobili a un successivo intervento».
PAVIMENTAZIONE. Nella riproposizione della pavimentazione, diversamente da quanto previsto in progetto, si è deciso di riproporre la pavimentazione settecentesca in laterizi sulla base del ritrovamento di numerosi brani conservati sotto la fase novecentesca. «Durante la rimozione del marmo moderno, si è riscontrata l’assenza di un massetto sottostante e sono affiorate tracce di sepolture e antiche strutture murarie. Condotti sondaggi archeologici per la verifica degli strati sottostanti».
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