Accademia: no a doppioni inutili e dannosi

Per il direttore Marco Brandizzi non ci sono le condizioni per l’attivazione di corsi nell’ex colonia Stella Maris
L’AQUILA. Tutelare la storica Accademia di Belle arti dell’Aquila ed evitare inutili e dannosi doppioni. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, in merito alla proposta di trasferire alcuni corsi dell’Accademia nell’ex colonia marina “Stella Maris” di Montesilvano, a prendere posizione è il direttore dell’Accademia aquilana, Marco Brandizzi. «Mi associo alla lettera aperta del presidente, Roberto Marotta, che giustamente ha messo in evidenza quanto sia importante il restauro della Stella Maris. E quanto l’Accademia di Belle arti dell’Aquila sia disposta a collaborare con quella di Roma e con tutte le altre istituzioni dell’alta formazione artistica», dichiara Brandizzi. «Purtroppo, la spiacevole situazione che si è venuta a creare nella circostanza è completamente diversa. La direttrice dell’Accademia di Belle arti di Roma, Tiziana D’Acchille, ha lavorato per mesi a un progetto di apertura di corsi omologhi ai nostri. Lo ha fatto senza coinvolgerci, né informarci, come la correttezza istituzionale suggerisce». Il timore espresso, neanche troppo velatamente, dai vertici dell’accademia aquilana è che Stella Maris, come succursale dell’Accademia romana, possa diventare un elemento di concorrenza diretta alla struttura del capoluogo. «Nella conferenza stampa di presentazione del progetto», prosegue Brandizzi, «si è parlato dell'apertura di corsi di arti visive e fashion designer. Dopo le prime polemiche, è stato corretto il tiro rilegando i corsi solo al fashion designer. Ma non è tutto. La direttrice dell’Accademia di Roma, senza consultarci, ha inserito la nostra istituzione nel progetto indicando anche l’apposito corso: restauro delle opere contemporanee. Sorvolando sia sulla professionalità che sulla deontologia di tale atteggiamento», incalza Brandizzi senza mezzi termini, «si mette in evidenza come le regolamentazioni delle nostre istituzioni parlano di facoltà di costituire politecnici delle arti sulla base della contiguità territoriale, nonché della complementarietà e integrazione dell’offerta formativa». Secondo il direttore dell’Accademia di Belle arti dell’Aquila «non sussistono le condizioni perché ciò si realizzi». I rapporti tra Accademia aquilana e romana rischiano di diventare sempre più tesi. A confermarlo sono le parole di Brandizzi: «Si dovrebbe procedere programmando a monte le motivazioni per aprire o meno una sede distaccata: farsi trasportare dalle “occasioni”, che possono capitare ingenera solo polemiche. L’Accademia aquilana ha un suo programma pluriennale, che prevede un rapporto diretto con il territorio. Chiediamo a tutte le istituzioni locali di fare sistema e razionalizzare le nostre proposte culturali e formative mettendole a disposizione dell'intero Abruzzo».
Monica Pelliccione
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